Chi e come prevede effetti nefasti per la Catalogna dopo il referendum per l’indipendenza

Chi e come prevede effetti nefasti per la Catalogna dopo il referendum per l’indipendenza
Fatti, numeri e previsioni

Continuano le tensioni tra Madrid e la Catalogna. Nonostante gli avvertimenti del governo di Mariano Rajoy, il presidente della Generalit, Carles Puigdemont (nella foto), ha detto che andrà avanti con l’organizzazione del referendum sull’indipendenza catalana, programmato per il 1° ottobre. In un’intervista trasmessa dal programma Salvados della Sexta, il presidente della Catalogna ha detto che il procuratore generale ha ipotizzato il suo arresto: “Non sarebbe una buona idea. Ma se succederà faremo fronte a qualsiasi decisione”. Per Puigdemont l’offensiva giudiziaria contro la Catalogna è “un fatto vergognoso, indegno di uno stato democratico”.

Il governo spagnolo considera la consulta popolare incostituzionale. La Catalogna è una zona chiave per l’economia del Paese. Il Prodotto interno lordo catalano è di circa 211.915 milioni di euro e ha un tasso di disoccupazione del 13,2 per cento, molto minore rispetto all’indice nazionale.

I CONTI DELLA CATALOGNA

La Catalogna sembrerebbe avere i conti a suo favore. È un’economia prospera, in continua crescita (qui l’articolo di Formiche.net). A prima vista, sembrerebbe poter vivere in maniera indipendente dalla Spagna, ma la domanda di alcuni analisti è: le conviene? In termini economici la Catalogna sarebbe il 12° Paese più importante dell’Europa. Andreu Missé, direttore di Alternativas Económicas, sostiene che anche la California sarebbe la settima potenza del mondo, ma i californiani (prima dell’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca) non ci pensavano nemmeno. Il nodo della questione è nei costi del processo di secessione.

Secondo l’economista e presidente di Analistas Financieros Internacionales (AFI), Emilio Ontiveros, la Catalogna rappresenta “il 20 per cento della capacità di produzione di beni e servizi dello Stato spagnolo. È anche l’economia più dinamica a livello imprenditoriale e con una qualità del capitale umana superiore alla media”.

LA SECESSIONE? UN SUICIDIO ECONOMICO

Da quanto si legge sull’Huffington Post, il ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos, considera che la secessione della Catalogna potrebbe causare effetti negativi in termini economici: “Il Pil della regione crollerebbe del 25-30 per cento e la disoccupazione potrebbe duplicarsi. L’impoverimento generale della società catalana sarebbe brutale”.

In un articolo pubblicato sul Financial Times, De Guindos ha detto che l’indipendenza “sarebbe un suicidio dal punto di vista economico, finanziario, ma anche dal punto di vista della qualità di vita dei catalani. Il governo non lascerà che questo accada”. Secondo De Guindos, le esportazioni producono il 75 per cento del Pil in Catalogna e queste sarebbero soggette a nuove tasse in caso d’indipendenza. L’industria delle auto, per esempio, sarebbe costretta ad aumentare i costi del 10 per cento.

FUGA DELLE MULTINAZIONALI

Inoltre, fuori dalla Spagna, tutti i trattati internazionali sarebbero finiti e la Catalogna perderebbe l’euro e i finanziamenti europei. “La nuova moneta – ha spiegato – sarebbe molto svalutata rispetto all’euro”. Il ministro dell’Economia ha ricordato che sono disposti a negoziare una riforma del sistema di finanziamento con l’amministrazione catalana.

Per il presidente della Camera di Commercio americana in Spagna, Jaime Malet, la Catalogna indipendente perderebbe molte imprese, tra cui HP, General Electric, Pfizer, Coca-Cola, Cisco e Dow Chemical. “Molte compagnie – ha spiegato all’agenzia Efe – hanno pronti i piani di contingenza per cambiare sede sociale dalla Catalogna ad un’altra regione della Spagna. Aspettano per vedere cosa succederà il 1° ottobre”.

INDEBOLIMENTO DELL’ECONOMIA

Anche le agenzie di qualificazioni internazionali sottolineano le perdite che avrà la Catalogna se diventa indipendente. In un report pubblicato a settembre, Moody’s conferma che la Catalogna rappresenta il 19 per cento del Pil della Spagna, e ha il 16 per cento della popolazione, ma se i piani di secessione si concretizzano l’indebolimento dell’economia colpirà tutto il territorio iberico. “Gli effetti economici di una maggior autonomia della regione dipenderanno dagli accordi istituzionali concordati, specialmente in quanto al controllo del governo centrale sulle finanze regionali”.

DIPENDENTI DAI FINANZIAMENTI

L’agenzia Fitch ha avvertito l’importanza dei rapporti della Catalogna con il governo spagnolo a causa della gran dipendenza dei meccanismi di finanziamento dello Stato spagnolo nei confronti delle comunità autonome: “La Catalogna è una regione che dipende fondamentalmente dal Fondo di Liquidità Autonomo e dagli anticipi di denaro per attendere spese immediate”. Secondo Moody’s, dal 2012 la Generalitat ha ricevuto circa 68 miliardi di euro dallo Stato spagnolo, circa il 70 per cento del debito.

GLI ACCORDI FISCALI

Per l’inglese Capital Economics, “gli enormi costi dell’indipendenza catalana bloccano la secessione”. In una nota inviata ai suoi clienti, il fondo d’investimento della City indica che “una dichiarazione unilaterale dell’indipendenza dopo il referendum del 1° ottobre potrebbe togliere stabilità alle economie della Cataloga e Spagna. Inoltre, insieme alle barriere politiche e legali della secessione, è probabile che si arrivi ad un accordo per dare più autonomia alla Catalogna”. Capital Economics ricorda che la Catalogna è anche una delle regioni più indebitate. I catalani dovranno assumere la loro parte del debito con il governo centrale, un debito sul Pil di 115 per cento.

I CONSIGLI DI JP MORGAN

Gli analisti di JP Morgan hanno consigliato ai loro clienti di “vendere i titoli del debito spagnolo per spostarsi con titoli in Portogallo e Germania”. “Fatelo il prima possibile – si legge in un documento diffuso da Bloomberg – perché il movimento indipendentista catalano comincerà a fare pressione nel breve periodo e si cominceranno a vedere le perdite. Secondo JP Morgan, la reazione dei mercati fino ad oggi è stata contenuta, ma non sarà sempre così.

LA LEGITTIMITÀ DELLE VITTIME

Martín Caparrós, giornalista e scrittore argentino residente in Spagna, ha scritto sul New York Times che “il 2 ottobre il president Puigdemont potrebbe dichiarare l’indipendenza della Catalogna e la Spagna interverrà manu militari e i catalani resisteranno… Mariano Rajoy passerà alla storia come uno sciocco che a forza di scalare una piccola collina l’ha fatta diventare l’Everest: grazie ai suoi sforzi gli indipendentisti stanno guadagnando una legittimità che appartiene, nella nostra società, alle vittime. Nulla serve di più al vecchio trucco della Patria”.

ultima modifica: 2017-09-27T07:48:10+00:00 da Rossana Miranda

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