L'articolo di Filippo Merli

C’è il vecchio scudo crociato della Dc. C’è l’autonomista che si sente “riserva nella Repubblica di Platone e titolare alle regionali”. C’è il rappresentante dei Forconi. Sono gli altri otto aspiranti governatori della Sicilia in campo alle elezioni regionali del prossimo 5 novembre. A livello nazionale, tutti sono concentrati sui tre principali sfidanti: il candidato del Pd e di Ap, Fabrizio Micari, l’esponente di Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, Nello Musumeci, e il deputato regionale del M5s, Giancarlo Cancelleri. Le regionali siciliane hanno la vista su Palazzo Chigi. Chi vincerà nell’isola avrà un motivo in più per ritenersi favorito alle prossime politiche. Ai candidati alternativi, invece, di Roma importa poco o nulla. Loro corrono in Sicilia e per la Sicilia. E potrebbero rubare voti ai principali protagonisti della competizione del 5 novembre. Degli attuali 11 aspiranti presidenti, compresi Micari, Musumeci e Cancelleri, 5 hanno già corso nel 2012, con risultati più o meno buoni. La lista dei papabili governatori, però, sarà in aggiornamento sino al 6 ottobre, quando scadrà il termine per le candidature. Uno, invece, si è già ritirato: si tratta dell’avvocato liberale Antonio Fiumefreddo, il cui nome è legato alla carica di amministratore unico di Riscossione Sicilia, la società pubblica che riscuote le imposte nell’isola, ora a rischio liquidazione.

LE PALE EOLICHE DI SGARBI

Il nome più noto, a livello nazionale, è quello di Vittorio Sgarbi (nella foto). Il critico d’arte, in vista della sua candidatura alle regionali siciliane del prossimo autunno che avrà l’appoggio di Totò Cuffaro come ha detto oggi l’ex governatore al Corriere della Sera, aveva annunciato di aver trasferito la residenza a Calascibetta, un comune di 4.500 abitanti in provincia di Enna. Dal 2008 al 2012, Sgarbi ha ricoperto la carica di sindaco di Salemi, nel Trapanese, prima dello scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose. Poco dopo ci ha riprovato con la candidatura a primo cittadino di Cefalù, in provincia di Palermo, arrivando terzo con 1.558 preferenze. Ora, per le regionali, s’è appellato agli elettori dell’ex governatore Udc, Totò Cuffaro, e sarà sostenuto dal movimento Rinascimento e dai Moderati in rivoluzione. Il programma punta su cultura, musei e abbattimento delle pale eoliche, e avrà una vocazione liberale ispirata a Luigi Einaudi e Luigi Sturzo. Sgarbi, inoltre, ha già annunciato due assessori della sua eventuale giunta: l’ex poliziotto Bruno Contrada e l’ex comandante dell’Arma dei carabinieri, Mario Mori, che però è stato appena nominato responsabile sicurezza del movimento fondato da Stefano Parisi, Energie per l’Italia, che appoggia Musumeci. Ma nelle ultime ore, dopo un invito di Silvio Berlusconi a non danneggiare Musumeci e il centrodestra, Sgarbi sta meditando di ritirare la candidatura.

IL VETO AD ALFANO

La sinistra radicale, in Sicilia, ha posto il veto sul ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Quando il Pd ha raggiunto l’accordo con Alternativa popolare, il partito del capo della Farnesina, Mdp e Sinistra italiana si sono chiamati fuori. E hanno espresso un loro candidato: Claudio Fava. Catanese, 60 anni, Fava è stato coordinatore nazionale di Sel ed eurodeputato. “Non mi sono proposto io. Me l’hanno chiesto sulla soglia di un bivio. Accettare di essere gli inutili ascari nella coalizione con Alfano oppure andare da soli, provando a cercare un voto largo, vasto, libero e d’opinione”. Mdp, Si, Rifondazione comunista e i Verdi, che completano la coalizione, hanno scelto la seconda strada. Una mossa che ha spiazzato il Campo progressista dell’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, e di Bruno Tabacci, secondo cui “quelli di Mdp, in Sicilia, giocano a perdere”.

I FORCONI E L’ALTRO CENTRODESTRA

Il leader dei Forconi, Mariano Ferro, si pone come alternativa al M5s. “La vera opposizione non sono i grillini, ma i Forconi, perché il vero obiettivo è quello di difendere la Sicilia dai furbi e dagli yesmen”. In particolare, Ferro si rivolge agli agricoltori, secondo lui poco tutelati dalla politica e dalle istituzioni. Nel 2012, dopo aver chiesto, invano, un incontro con Beppe Grillo, Ferro si era candidato da solo. Come farà nel 2017. Altra alternativa, ma stavolta a destra: Alessandro Fontanini sarà in campo per il Centro destra, il movimento che, alle recenti amministrative di Palermo, ha sostenuto l’ex inviato delle Iene, Ismaele La Vardera, travolto da uno scandalo per aver filmato di nascosto la campagna elettorale per farne un documentario. Se, come probabile, il Centro destra non dovesse riuscire a comporre una propria lista, confluirà in uno schieramento più strutturato.

GLI AUTONOMISTI

I movimenti autonomisti, in Sicilia, sono piuttosto radicati. Alle elezioni del 5 novembre saranno rappresentati da due candidati. Il primo è Francesco Paolo Busalacchi, 72 anni, ex capo di gabinetto del sindacalista Rino Nicolosi, governatore dell’isola dal 1985 al 1991. Frase cult: “Io posso giocare da riserva nella Repubblica di Platone, ma alla Regione faccio il titolare”. Tra i principali obiettivi del programma c’è il reddito di cittadinanza. Il secondo sicilianista in campo è l’avvocato Roberto La Rosa, storico indipendentista che correrà col movimento Siciliani Liberi. Il programma sarà incentrato sulla questione finanziaria siciliana, “ignorata da tutti, nascosta ai siciliani, ma considerata l’origine di quasi tutti i problemi della Sicilia di oggi”.

VOX POPULI E NOSTALGIA DC

Si chiama Vox populi voluntas Dei. E’ il movimento politico, etico e culturale di Lucia Pinsone, già candidata alle regionali del 2012 con un risultato finale di 2.278 voti. Pinsone s’è ricandidata con una lettera aperta in cui ha dichiarato di “voler restituire centralità al popolo, partendo dai bisogni reali”. Il programma verrà aggiornato incontro dopo incontro, comizio dopo comizio. Piera Loiacono, invece, si dice fiera di proclamarsi democristiana. Alle regionali sarà sostenuta dal movimento politico Libertas e, più in generale, dall’area liberal-socialista. “La nostra isola ha toccato il fondo dal punto di vista economico e sociale”, ha sottolineato. “Per questo, occorre subito riemergere puntando sulla ripresa del lavoro e sulla reale e puntuale applicazione delle prerogative dello Statuto siciliano”.

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