“C’è un’assenza pesante nel primo discorso rivolto da Trump all’assemblea generale dell’Onu”, ha scritto l’Osservatore Romano commentando la 72esima Assemblea generale delle Nazioni Unite che si è svolta dal 18 al 20 settembre al Palazzo di vetro di New York, passata agli onori delle cronache, in prevalenza, come il primo intervento ufficiale del nuovo presidente degli Stati Uniti. Questa presenza non pervenuta, secondo il quotidiano della Santa Sede, sono i cambiamenti climatici.

L’ARTICOLO DELL’OSSERVATORE ROMANO E IL PRINCIPIO RIBADITO DA TRUMP DELL’AMERICA FIRST

Trump ha infatti già dimostrato lo scarso interesse per il tema, quando non proprio l’avversione, dichiarando l’intenzione di ritirarsi appena possibile dagli accordi di Parigi, seppure “con riserva”, cioè continuando a partecipare ai negoziati e alle sedute. Proprio in nome “dell’America First”, ricorda l’organo di informazione vaticana. Principio ampiamente sottolineato dello stesso presidente nel suo discorso, dove, toccando temi di grande delicatezza come Iran, Corea del Nord, Venezuela, Siria, Libia, terrorismo, immigrazione, con grande semplicità ha affermato: “Metterò sempre gli Stati Uniti al primo posto”. Quegli Stati Uniti che “vogliono essere un esempio per tutti”, e che in quanto suo presidente, ha aggiunto, ne “difenderò sempre gli interessi”. “Una dottrina legittima, ma che, in prospettiva, potrebbe aggravare la realtà di una scena internazionale in cui, già adesso, ognuno pensa al proprio tornaconto e in cui le scelte importanti sono spesso dettate da interessi non proprio chiarissimi”, scrive il giornalista Giuseppe Fiorentino nell’articolo diffuso dal quotidiano della Santa sede.

LE PAROLE DI TRUMP ALL’ONU: “NON POSSIAMO PERMETTERE CHE CI SI APPROFITTI DI NOI”

Trump ha concluso il suo speech di quaranta minuti, rivolgendosi ai rappresentati dei 193 paesi che hanno ascoltato il suo intervento, con le parole: “Dio vi benedica, Dio benedica le nazioni del mondo e Dio benedica gli Stati Uniti d’America”. Lo ha fatto però dopo aver detto che “se la Corea del Nord continuerà a provocarci, non avremo altra scelta che distruggerla”, e che il presidente Kim Jong-un, il “Rocket Man”, è “in missione suicida”; che l’Iran, “stato canaglia che esporta violenza, sangue e caos”, “sotto la democrazia nasconde un governatore violento”, e che “non possiamo rispettare gli accordi senza l’implementazione di un programma nucleare”; che “servono piani precisi” contro i terroristi, che “una migrazione scorretta non è più possibile”, e che la “dittatura socialista” di Maduro ha portato “dolore e sofferenza” alla popolazione. “Non abbiamo combattuto perché volevamo un’espansione territoriale”, ha aggiunto: “noi vogliamo amicizia e armonia”, ma “non possiamo più permettere che ci si approfitti di noi”.

L’OSSERVATORE ROMANO: “CI SONO QUESTIONI CHE NON SI POSSONO AFFRONTARE INDIVIDUALMENTE”

Ma all’Osservatore Romano evidentemente la benedizione invocata da Trump non ha fatto molto effetto, e forse anche per questo ha sostenuto che “ci sono questioni che, per forza di cose, non possono essere affrontate individualmente”. Di cui il surriscaldamento globale è soltanto “una di queste”: “Come possono, ad esempio, gli Stati Uniti disinnescare la minaccia nordcoreana senza un’iniziativa multilaterale che coinvolga in primo luogo la Cina? È difficile pensare che in questo mondo sempre più piccolo, qualcuno, per quanto potente, possa affrontare le crisi da solo”. Al Palazzo di vetro è infatti intervenuto anche il segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, mons. Paul Richard Gallagher (nella foto), che nel suo discorso ha affrontate varie tematiche, come la lotta comune alla tratta degli esseri umani, il dialogo nella Repubblica centrafricana e la proibizione della armi nucleari. In quest’ultimo caso firmando a nome della Santa Sede, al termine della conferenza, il trattato adottato nel luglio scorso dall’Onu.

L’INTERVENTO DI MONS. GALLAGHER ALL’ONU: “SUPERARE IDEOLOGIA E UNILATERALISMO”

“La questione del traffico di esseri umani va affrontata” con “efficaci strumenti giuridici” e “collaborazione” da parte “di tutti i gruppi interessati”, con “strategie ramificate” per fermare “i crimini”, punire “i criminali” e assistere “le vittime”, ha detto l’arcivescovo, aggiungendo che il tema rappresenta una delle priorità del pontificato di Francesco. Sul conflitto in Repubblica Centrafricana ha spiegato che “la Santa Sede è molto preoccupata” e ha espresso apprezzamento per la missione dell’Onu Minusca, auspicando così “l’aumento del numero dei peacekeeper e la riorganizzazione delle loro operazioni”. I punti cruciali, da mettere in campo, per l’arcivescovo sono: smantellamento dei gruppi armati e reinserimento sociale, giustizia per le popolazioni colpite, garanzie del ritorno per i rifugiati. Mentre infine il trattato sulla proibizione delle armi nucleari è stato definito dal porporato, tra gli strumenti giuridici volti ad arrestare l’ascesa di un conflitto nucleare, “una delle pietre miliari”, e ha sostenuto che “alle crescenti tensioni legate al programma nucleare della Corea del Nord si deve rispondere cercando di rilanciare i negoziati”, superando “l’ideologia e l’unilateralismo, che ricordano la logica della guerra fredda”.

IL CLIMA È INTERESSE DI TUTTI, ANCHE DI TRUMP, SECONDO MACRON E L’OSSERVATORE ROMANO

Per questo il quotidiano vaticano ha aggiunto che “è irrealistico ritenere che i devastanti fenomeni legati alla trasformazione del clima possano risparmiare una qualche nazione, per quanto isolata”. Nonostante Trump nel suo intervento non abbia parlato di clima, tuttavia, solo alcune ore prima c’era stato un faccia a faccio con il presidente francese Emmanuel Macron, dove il Tycoon ha ribadito che l’accordo “è ingiusto” per gli Usa, trovando però “irremovibilità” da parte di Macron, intento a convincerlo “che è nei suoi interessi”. Per l’Osservatore Romano lo stesso Trump lo ha “ammesso, seppur implicitamente”: infatti, “visitando le zone devastate dal ciclone Irma, ha dichiarato di non avere mai visto nulla di simile”. Perciò “tutelare il pianeta è nell’interesse di tutti. A cominciare dall’America, si potrebbe dire parafrasando lo slogan di Trump. E chiudersi in casa aspettando che passi la tempesta davvero non basta”. Lo stesso segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, cattolico praticante, aveva aperto l’incontro pronunciando parole con un retrogusto che richiama quelle espresse due anni prima da papa Francesco: “Siamo un mondo in pezzi, abbiamo bisogno di un mondo in pace”.

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