“I padri fondatori dell’Ue compresero che mettere in comune le risorse, e lavorare insieme, era il vero rimedio all’insorgere di nuovi conflitti, come quelli accaduti nel ventesimo secolo”. E “il nostro dialogo perderebbe pregnanza senza partire dagli sguardi delle persone, e senza guardare con lungimiranza al futuro”. È quanto affermato dal segretario di Stato della Santa Sede Pietro Parolin (nella foto), durante la cerimonia di apertura del Dialogo (Re)Thinking Europe. Un contributo cristiano al futuro del progetto europeo, organizzato dal 27 al 29 ottobre in Vaticano dalla Comece, la Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione europea.

IL DISCORSO DEL CARDINAL PAROLIN

“La realtà è superiore all’idea, che origina idealismi e nominalismi inefficaci, che classificano e definiscono ma non coinvolgono. Non dobbiamo mai perdere di vista la realtà, fatta di volti concreti, di uomini e donne che abitano il nostro continente. Perché è evidente il malessere che serpeggia, nel nostro tempo, di fronte ai modelli astratti”, ha proseguito Parolin. “Il tutto è poi superiore alla semplice somma delle singole parti”, come “l’integrazione che è andata costituendosi è più grande della semplice somma delle singole culture”. Papa Francesco più volte, e con insistenza, rivolgendosi in passato ai rappresentanti delle istituzioni europee ha espresso “forte preoccupazione di fronte alle varie crisi”, ha specificato Parolin: “Economica, migratoria, ai conflitti che coinvolgono anche parte del nostro continente, ai populismi e nazionalismi, alla disoccupazione e al disagio giovanile, fino ai problemi ambientali”.

IL PRESENTE E IL FUTURO DELL’EUROPA

Qual è quindi la chiave interpretativa “per leggere la difficoltà del presente e trovare risposte per il futuro”? “Recuperare l’idea di un’Europa che riporti al centro della persona, e la dignità dell’uomo”, ha affermato Parolin. “Quale dignità offriamo se non ci sono libertà di pensiero e di fede, e una cornice giuridica chiara e che faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità ha un uomo senza cibo o lavoro? E un giovane senza prospettive per il suo avvenire? Quali sono le nostre responsabilità se non sappiamo offrire loro valori? E quale cultura propone l’Europa oggi, dov’è la dimensione ideale che ha animato la sua storia?”. Sono tutte domande presentate con pervicacia dal segretario di Stato della Santa Sede, che lo portano a ribadire il bisogno di “edificare il bene comune” e di “favorire pace e concordia”: “Il progetto europeo è opera umana, ha i suoi limiti ed è perfettibile. Ma come cristiani desideriamo dare il nostro contributo animati e spinti dalla fede, nell’importanza di costruire e consolidare la comunità degli uomini”.

LE PAROLE DEL CARDINAL MARX

Di fronte perciò alle “grandi sfide” che si trova ad affrontare l’Unione europea, “dai politici e dalla politica i cittadini si aspettano, se non proprio risposte conclusive, almeno chiari obiettivi e prospettive”, ha invece asserito il cardinale tedesco Reinhard Marx, presidente della Comece, durante la conferenza stampa. Sfide, aperte quindi al futuro, che comprendono tre punti principali: i “mutamenti climatici” e “la necessità di cambiare il nostro stile di vita non sostenibile”, oltre ai “costi del cambiamento ecologico”; i cambiamenti nel mondo del lavoro dovuti alla digitalizzazione, alla robotica, al precariato e “all’alta disoccupazione giovanile”; e la “crisi dei profughi”, per cui uomini “cercano riparo da guerre e terrore” e “sono alla ricerca di migliori condizioni di vita”. A questi le risposte, ha detto il porporato tedesco, non vanno cercate “nell’ieri”, “spesso nostalgia e trasfigurazione romantica del passato”, come accade con le “correnti populiste”. Ma al contrario bisogna assumere “uno sguardo lucido sul nostro presente e soprattutto sul futuro”.

L’INTERVENTO DI MONS. GALLAGHER

Guardando quindi alla storia dell’Europa, in sessant’anni sono stati ottenuti “grandi risultati” ma i cittadini hanno sviluppato un atteggiamento sempre più “distaccato”, in quanto questa appare “sempre più tecnocratica”, e gli stessi “si aspettano tutto da Bruxelles (consumisticamente) e sono delusi se non lo ottengono”, ha spiegato ancora Marx. Da sottolineare il fatto che “tutti i papi hanno dedicato grande attenzione al tema europeo”, ha aggiunto in seguito Mons. Paul Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Santa Sede. Come può contribuire la Chiesa? “Accogliamo la possibilità di dare un contributo”, ha spiegato Gallagher, in un dialogo “affettivo ed effettivo”, per “ringiovanire questo nostro continente, riscoprire i carismi dei padri fondatori e rianimare le istituzioni”. “Non facciamo politica concreta – ha chiosato, alternandosi a Gallagher, il cardinal Marx – ma è necessario che i cittadini vengano messi al centro” e che siano “in grado di poter essere attori”. Aggiungendo poi, durante la cerimonia di apertura dell’evento, che “i sogni arditi di un super Stato europeo non sono appropriati”, e che “dobbiamo riconoscere un’Europa con le due linee guida: solidarietà e sussidiarietà”.

I NAZIONALISMI E L’EPISCOPATO POLACCO

Alla domanda sui nazionalismi e sulla vicenda dei vescovi polacchi, parlando ai giornalisti, Marx ha risposto: “Abbiamo un senso comune nella Dottrina sociale della Chiesa che va oltre le opinioni. Dobbiamo discutere, capire cosa si intende da entrambe le parti, ma una nazione non è migliore della altre, non è cristiano. Amare i vicini è invece cristiano. Non so se i polacchi non hanno seguito queste linee, non ho letto alcun testo finale dei vescovi, e il punto delle migrazioni è un grande punto da discutere tra i vescovi europei. Ma dobbiamo seguire il Papa, perché siamo cattolici”. E la Chiesa “deve giocare un grande ruolo nel dialogo con le altre religioni, come l’islam”, anch’esso “parte dell’identità europea”, ha affermato il cardinale tedesco.

L’EUROPA, IL PATRIOTTISMO E IL NAZIONALISMO

Ha poi proseguito Gallagher: “Esiste un sano nazionalismo, che si esprime in senso patriottico, e noi questo lo incoraggiamo. Nel populismo invece c’è sempre un compromesso con la verità, in quanto i politici dicono ciò che il popolo vuole ascoltare”. Al contrario, “fa parte dello spirito cattolico la grande simpatia per il concetto europeo, di una unità maggiore e di tutti, e ciò è in perfetta armonia con la nostra fede cattolica”. Che poi “ci siano differenze politiche, tra il popolo di Dio e tra il clero, è perfettamente normale: si possono avere più opinioni e posizioni. La politica è però come una scienza, dove tutto è relativo, non è come la fede che presuppone una verità”. In tutto ciò, “un nazionalismo non sano è sempre da scoraggiare, come anche l’ideologia politica del populismo”.

I NUOVI SEPARATISMI EUROPEI

Sul tema invece dei “nuovi separatismi europei”, dalla Catalogna ma anche dalla questione del referendum e dell’autonomia lombarda, il cardinale Marx ha risposto ai giornalisti con una domanda: “Qual è il futuro degli Stati nazionali, delle istituzioni federali, delle autonomie, nelle differenti istituzioni dei Paesi? È una nuova questione che ci pone il problema di come organizzare una nuova cultura, anche guardando ai principi di sussidiarietà della Dottrina sociale della Chiesa”. Altro punto è poi, ha concluso Marx, “la discussione sul futuro della democrazia, e su cosa è una buona democrazia per il futuro, nell’evoluzione del processo politico”. All’interno di ciò, “il separatismo è un segno dei problemi che si evidenziano in due punti: lo Stato nazionale, la sussidiarietà e il federalismo”, e le modalità in cui “le moderne democrazie coinvolgono i cittadini nella partecipazione alla vita democratica”.

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