Il terrore infierisce su Mogadiscio a due settimane dal micidiale attacco costato la vita a 358 persone. L’attentato di ieri, prontamente rivendicato dal gruppo qaedista al-Shabaab, è stato uno dei più sofisticati di sempre, con due autobomba esplose rispettivamente nei pressi di un hotel della capitale, frequentato da alti esponenti della politica somala, e della ex sede del parlamento, e a seguire una presa d’ostaggi durata quindici ore che ha fatto vittime eccellenti, tra cui il ministro dell’interno dello Stato del Sudovest, un ex parlamentare, un ufficiale dei corpi di sicurezza e numerosi civili. L’edificio è stato liberato stamattina dopo violenti scontri con le forze di polizia.

L’attacco è iniziato ieri pomeriggio intorno alle cinque e mezza quando, riferisce il colonnello della polizia Mohamed Abdullahi sentito dall’Associated Press, il conducente di un veicolo si è fermato all’ingresso dell’hotel Nasahablod, che sorge a seicento metri da Villa Somalia, il palazzo presidenziale. Fingendo un guasto, il terrorista è uscito dal mezzo e ha attivato il detonatore, causando un’esplosione che ha ucciso numerosi agenti che presidiavano la struttura. Pochi minuti dopo, una seconda autobomba detonava nei pressi della sede del parlamento, non più utilizzata da tempo a causa delle deteriorate condizioni di sicurezza.

Dopo la prima esplosione, tre militanti in uniforme militare sono penetrati nell’hotel, hanno tagliato la corrente elettrica e preso numerosi ostaggi. È cominciato così un assedio prolungatosi per tutta la notte, con intensi combattimenti tra i militanti e gli agenti. Il bilancio è pesante. Come ha riferito a Reuters il capitano della polizia Mohamed Hussein, si contano almeno venticinque morti tra poliziotti, guardie dell’hotel, residenti e ostaggi. Tra le vittime vi sono l’ex parlamentare Abidinasir Garane, un consigliere del Ministero Federale dell’Interno, il colonnello della polizia somala Yusuf Nur, e, riporta il quotidiano somalo Garowe online, il ministro dell’interno dello Stato del Sudovest Madoobe Nunoow Mohamed, ucciso nella sua stanza.

I tre terroristi sarebbero stati catturati vivi, riferisce Hussein. “Sospettiamo che altri militanti si siano mimetizzati e siano fuggiti insieme ai residenti che sono stati salvati”, ha però aggiunto il capitano, precisando che una trentina di persone, tra cui un ministro, sono stati tratti in salvo mentre era in corso lo scontro a fuoco.

L’attacco di ieri giunge in un momento di alta tensione per la Somalia, già scossa dai tragici fatti del 14 ottobre, quando gli Shabaab hanno messo a segno un colpo letale nel cuore di Mogadiscio costato la vita a 358 persone in un bilancio che continua a salire perché sono almeno cinquanta i dispersi. Ne sono seguiti giorni convulsi, tra dichiarazioni di fermezza da parte del governo, l’espressione di sostegno da parte di alleati come la Turchia e la mobilitazione della popolazione indignata. Secondo il presidente somalo Abdullahi Mohammed, l’attentato di ieri è stato concepito proprio per instillare paura tra i somali che hanno manifestato la volontà di ribellarsi al terrore degli Shabaab.

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