Lui è Bart Somers. Non è un personaggio dei Simpson, ma il miglior sindaco del mondo. È il primo cittadino di un centro urbano delle Fiandre con 89 mila abitanti che si chiama Mechelen. La superdiversità è la sua bandiera, una formula che lo ha portato a un progetto di città, grazie al quale ha ottenuto il riconoscimento di World Mayor of the Year 2016.

Lo abbiamo intervistato per PRIMOPIANOSCALAc di Telos A&S. Dopo tanto vociare mediatico sul tema, devo dire che le sue parole sull’inclusione dei migranti mi hanno colpito: Somers parla dell’esigenza di mescolare le diverse minoranze, partendo soprattutto dai giovani. Al di là del folklore di alcune China Town e Little Italy di oggi, le aree urbane mono-etniche mi sono sempre sembrate la negazione stessa del concetto di città. Bisogna dire però che il “mix di culture” – come si dice oggi – è affascinante fino a quando non richiede anche a te, ma solo agli altri, di integrarsi. Peccato che l’integrazione, se è veramente tale, non è mai da una parte sola. Bisogna venirsi incontro, accettare linguaggi, odori, suoni, sorrisi, prossemiche diverse. Succedeva ieri con i “terroni”, dei quali io sono una fiera rappresentante, e succede oggi con i migranti che hanno avuto il merito di far diventare noi terroni finalmente italiani. Dobbiamo loro un favore.

Il problema dell’accettazione, però, è che deve avere confini molto chiari. Deve fermarsi lì dove inizia la legge, e la legge ha le sue ragioni. Può invadere brutalmente anche sfere intime della persona, come la religione, i rapporti coniugali, la scelta di come crescere i figli. Quando al sindaco Somers, che amministra una città con 128 nazionalità diverse, chiedono piscine separate per uomini e donne, la risposta è no. L’Europa – con la sua storia, la sua cultura e le sue battaglie – deve ritornare a essere fiera dei suoi valori di civiltà. Deve affermarli e proteggerli senza arroganza, ma anche senza sensi di colpa: l’anticamera del buonismo più stucchevole.

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