L'articolo di Rossana Miranda

Il Venezuela non fa più notizia, ma la crisi economica, sociale e umanitaria del Paese non è finita. Anzi, è peggiorata. L’inflazione è al 652,7 per cento, secondo il Fondo Monetario Internazionale, e il Pil è caduto del 12 per cento quest’anno. Il tasso di omicidi ha una media di 70,1 ogni 100mila abitanti – nove volte la media mondiale -, mentre lo stipendio minimo è di 11 dollari e il tasso di povertà è del 51,51 per cento. Secondo la Federazione Farmaceutica l’85 per cento delle medicine mancano nel Paese e Caritas Internazionale sostiene che la denutrizione infantile è arrivata al 68 per cento ad agosto.

UN TEST PER IL GOVERNO

In questo drammatico quadro generale, i venezuelani sono chiamati alle urne domenica 15 agosto. Ma non si tratta di una normale elezione di governatori e rappresentanti locali. Questo processo elettorale è stato rimandato più di una volta quest’anno e ora si è trasformato in un test generale per il governo del presidente Nicolás Maduro, dopo che si sono calmate le proteste in piazza a causa della morte di 125 persone.

L’ex candidato alla presidenza e governatore dello stato Miranda, Henrique Capriles, ha invitato agli elettori ad uscire di casa. “Vincerete e libererete il Paese dalla dittatura di Nicolás Maduro”, ha detto. Queste sono le prime elezioni dopo che il chavismo perse la maggioranza in Parlamento nelle elezioni legislative del 2015.

L’INVITO DELLA CHIESA

Molti oppositori hanno deciso di astenersi domenica perché considerano che il risultato sarà un’altra frode elettorale, viste le irregolarità del sistema elettronico di votazione ammesse dalla stessa impresa Smartmatic (qui l’articolo di Formiche.net). Tuttavia, anche la Chiesa cattolica venezuelana ha invitato a votare. I vescovi venezuelani credono che si tratta dell’unica forma per contenere “il progetto totalitario dell’Assemblea Nazionale Costituente”. Per il cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, “il 15 ottobre i venezuelani aventi di diritto al voto hanno un impegno con il Venezuela […] Non possiamo rinunciare alle elezioni perché sarebbe condannare noi stessi e le future generazioni a vivere nella mancanza assoluta delle cose basiche che fanno parte di una vita degna, come il cibo, le medicine, la sicurezza personale e legale […] Votare è l’unica forma di recuperare la democrazia”.

LA POSIZIONE DI MADURO

Per la Mesa de la Unidad Democrática, coalizione dei partiti dell’opposizione venezuelana, l’obiettivo in queste elezioni è anche risollevare gli oppositori dallo scoraggiamento dopo mesi di proteste andate a vuoto. Per molti, Maduro è uscito più rafforzato da questo periodo, con il controllo sulle istituzioni e un’Assemblea Costituente a suo favore. E le elezioni regionali toglierebbero terreno a chi accusa il regime dittatoriali a livello internazionale.

Maduro ha annunciato che i governatori che saranno eletti dovranno rendere conto all’Assemblea Costituente e non al Parlamento.

TRE SCENARI POLITICI FUTURI

Attualmente il chavismo ha 20 governatori su 23 Stati. Tra gli scenari possibili, c’è che l’opposizione vinca nella maggioranza delle regioni. Per il politólogo Luis Salamanca, “il Paese è in carestía, non c’è modo che il governo vinca”. L’analista Colette Capriles ha detto all’agenzia Afp che “se vince l’opposizione, avrà la possibilità di fare pressione contro il governo in un processo di negoziazione serio, per fissare le condizioni delle elezioni presidenziali del 2018”.

L’altro scenario è che vinca il chavismo. Questo potrebbe accadere se sarà elevata l’astensione, già che secondo l’ultimo sondaggio di Datanalisis otto venezuelani su dieci non approvano l’operato del governo. Per la firma di analisi Venebarómetro, se il Partito Unico Socialista del Venezuela vince in molte regioni, “il modello di controllo assoluto del governo andrà avanti più rapidamente”. In un terzo scenario, quello del pareggio, secondo l’analista politico Luis Vicente León il chavismo sfrutterebbe il risultato per ripulire la sua immagine: “Farà vedere che non è così totalitario. Il pareggio sarà comunque un duro colpo per l’opposizione”.

“I METODI DI LOTTA CAMBIANO”

Lo scrittore venezuelano Alberto Barrera Tyzska crede che “bisogna riconoscere e accettare che è difficile. Ma non è un invito a una festa. Non si tratta di dire: vieni a votare, che divertente. No. Il 15 ottobre fa parte di una stessa cosa, lunga e difficile giornata. Vuoi manifestare in piazza? Eccola. I metodi di lotta cambiano. La prossima domenica c’è una grande manifestazione. Votare è anche una forma di tornare in piazza e manifestare”.

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