Come è nata l’elezione di Khalid Chaouki alla guida della Grande moschea di Roma

Come è nata l’elezione di Khalid Chaouki alla guida della Grande moschea di Roma

Il deputato del partito democratico Khalid Chaouki (nella foto) martedì 17 ottobre è stato eletto presidente del Consiglio di amministrazione del Centro islamico culturale d’Italia, meglio conosciuto come la Grande moschea di Roma. Khalid Chaouki, classe 1983 e di origine marocchina, deputato del Partito Democratico prima di ispirazione renziana ora passato nell’area del governatore della Puglia Michele Emiliano, oltre che uno dei promotori della legge sullo Ius Soli, sarà ora anche alla guida dell’organizzazione islamica.

IL PD, L’ISLAM ITALIANO E LA TENTAZIONE DEL PARTITO ISLAMICO

La nomina, che suscita dibattito politico, va letta alla luce del percorso intrapreso con il “Patto nazionale per un Islam italiano” siglato dall’attuale ministro dell’Interno Marco Minniti (qui l’approfondimento di Formiche.net e qui l’intervista all’Imam Yahya Pallavicini, presidente della COREIS). Più volte, ad esempio, Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera – l’ultima il 30 settembre – ha paventato l’ipotesi che “domani possa sorgere la tentazione di un partito islamico”. Tentazione sempre smentita dai diretti interessati, come nell’intervista del marzo scorso di Karima Moual su La Stampa al promotore della piattaforma della Costituente Islamica, un’assemblea elettiva on-line “sul modello grillino”.

LA NOMINA DEL DEPUTATO PD E LA GRANDE MOSCHEA DI ROMA

L’elezione è stata annunciata in una nota della Grande Moschea di Roma, la più grande d’Italia e una delle maggiori d’Europa, capace di contenere al suo interno ben dodicimila fedeli e situata a Roma in via della Moschea. La sua costruzione nasce con una visita nel ’66 a Roma del Re saudita Faysal, e dalla volontà del governo italiano dell’epoca di migliorare i rapporti con i Paesi arabi. Questa fu così “profumatamente” finanziata da “Arabia Saudita, Bangladesh, Egitto, Guinea, Indonesia, Malesia, Marocco, Oman, Pakistan, Senegal e Turchia”, si legge sul sito della Pro Loco di Roma. Nella stessa mattina ha avuto luogo anche l’assemblea generale del Centro Islamico Culturale d’Italia, lo stesso in cui viene ospitata e a cui fa riferimento la Moschea, e che ha visto la rielezione a segretario generale di Abdellah Redouane (qui l’intervista di Formiche.net al giornalista italo-pachistano Ejaz Ahmad, rappresentante dell’associazione).

LE DICHIARAZIONI E LA QUESTIONE DEI FINANZIAMENTI

Chaouki in seguito alla sua elezione ha dichiarato di voler trasformate l’edificio “da moschea degli Stati” a “moschea della comunità musulmana italiana”, e che “a breve convocherà “tutti i protagonisti dell’islam italiano per coinvolgerli”. Il punto centrale è la questione dei finanziamenti, in continua tensione fra Arabia Saudita e Marocco, i secondi sicuramente più sicuri e moderati dei primi rispetto alla possibilità di infiltrazioni da parte di gruppi salafiti, estremisti, o vicini ai Fratelli Musulmani. La scelta caduta su Khalid Chaouki è stata “promossa e veicolata anche dai piani alti” del Paese, scrive Karima Moual sul quotidiano invece diretto da Maurizio Molinari.

LE RAGIONI DELLA SCELTA E LA FIGURA DI CHAOUKI

Il deputato, “giovane e con una visione di un islam moderato e riformista pienamente rispecchiato dal paese dal quale proviene” assieme “alla maggioranza dei musulmani in Italia”, continua la giornalista, sarebbe così il “ritratto di una seconda generazione di musulmani in Italia”, che “ha girato le spalle, prendendo posizione e senza ambiguità, a un certo islam nostrano, tutt’altro che limpido”. Oltre a questo, Chaouki si è anche sempre pronunciato per la “nascita di un islam italiano”, vale a dire per un riconoscimento dei diritti di cittadinanza – cioè lo Ius Soli – e sulla relativa restituzione in doveri, che è perfettamente in linea con il modello culturale avviato dal ministro dell’Interno nel suo patto con la comunità islamica, basato principalmente – tra le altre cose – sul dovere di predicazione in italiano e sulla formazione degli imam. E la sua figura, conclude Moual, “potrebbe aiutare a fare quel passo in avanti che coinvolga anche la base”.  Il tutto “nell’ottica di prevenzione dell’estremismo e promozione dei valori di pace, convivenza e nonviolenza”, come ha affermato il deputato stesso, nei giorni scorsi, ricevendo in parlamento una delegazione dal Marocco.

ultima modifica: 2017-10-20T21:30:34+00:00 da Francesco Gnagni

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