Le prossime mosse di Emmanuel Macron per far ripartire la Francia puntano sulle categorie più svantaggiate del paese, i giovani e le famiglie economicamente fragili. Un piano più efficiente per gli apprendistati promette di aumentare l’occupazione, mentre l’abolizione progressiva della tassa sulla casa punta a dare una spinta all’economia reale. Comincia a tracciarsi una roadmap precisa, molto fedele alle promesse della campagna elettorale e che, spera Macron, spezzerà la catena dei presidenti da un solo mandato inanellata dai predecessori Nicolas Sarkozy e François Hollande.

LA STRATEGIA DI MACRON PER ARRIVARE AL SECONDO MANDATO

Il presidente francese ha da tempo compreso che l’impopolarità sarà il prezzo dell’attuazione di dolorose riforme economiche. “Ma almeno ha un piano”, pronostica Politico “trascorrerà i primi due anni facendo riforme impopolari e ignorando i sondaggi, nei successivi tre raccoglierà i risultati raccoglierà i risultati e correrà per la rielezione. L’alternativa, teme, è quella di finire come Sarkozy e Hollande, i suoi impopolari predecessori durati un mandato, le cui riforme non sembravano mai seguire alcun tipo di precisa roadmap”. In sostanza l’obiettivo è aumentare la competitività della Francia e ridurre la disoccupazione. Ma questo non è certo un compito facile in un paese in cui entrano nel mercato del lavoro circa 150mila persone in più rispetto a coloro che vanno in pensione.

APPRENDISTATI ALLA TEDESCA PER FAR RIPARTIRE IL PAESE

Il presidente francese ha annunciato la scorsa settimana che avrebbe iniziato la “seconda fase” della sua azione di riforma, che consiste appunto in una grande spinta agli apprendistati, dando l’opportunità agli studenti che cercano un lavoro tecnico di completare la loro istruzione con una formazione professionale in aziende private. Una delle ragioni della disoccupazione in Francia, oggi la più alta dell’area Euro, è l’incapacità del sistema educativo di formare i giovani per i lavori che l’economia richiede. L’ambizione di Macron sul lungo periodo è quella di incrementare l’economia digitale della Francia e trasformarla in una “macchina da export” alla maniera della Germania. Ma la forbice dei dati è impietosa: uno dei motivi per ​​cui il tasso di disoccupazione giovanile in Francia è pari al 25 percento – più di tre volte il 7 per cento della Germania – è che la Germania ha 1,4 milioni di giovani in apprendistato, mentre la Francia – con quasi 3 milioni di disoccupati – ne ha solo 400mila.

PERCHE’ LE POLITICHE PRECEDENTI NON HANNO FUNZIONATO

In una relazione del 2014, due degli economisti più influenti della Francia hanno descritto una serie di problemi nel programma di apprendistato del paese, ritraendoli come sommersi dalla burocrazia, paralizzati da organismi di gestione concorrenti, incoerenti e finanziati in modo poco trasparente. Inoltre, il sistema non ha mai trovato un giusto equilibrio tra le varie offerte di istruzione. Trascorrere troppo tempo sull’istruzione generale – come la lingua francese, la storia o le lingue – fa sì che le aziende non trovino motivi sufficienti di investimento e che abbiano difficoltà nel reclutamento. Restringendo il campo troppo, invece, si rischia di formare apprendisti troppo specializzati, impedendo loro di avere mobilità nel lungo termine.

L’ABOLIZIONE DELLA TASSA SUGLI ALLOGGI

Altro punto cruciale del programma di punta di Emmanuel Macron, è la riforma della tassa sull’alloggio, finalizzata a ripristinare il potere d’acquisto alle famiglie. La prima conseguenza sarà una prima perdita di 3 miliardi di euro l’anno prossimo. Il provvedimento interesserà quasi l’80% delle famiglie attualmente soggette a questa tassa, più di 17 milioni di nuclei. Nel 2019 e nel 2020 seguiranno due passi analoghi, che porteranno alla rimozione di questa tassa, per le famiglie interessate. Secondo il governo, i comuni, i cui redditi derivano dal 36% dell’imposta sulle abitazioni, non ne saranno danneggiati in quanto il deficit verrà compensato dallo Stato.

LA RIFORMA DELL’IMPOSTA SUL PATRIMONIO

La riforma dell’imposta sul patrimonio, l’Isf, che oggi tocca 330mila famiglie con beni superiori a 1,3 milioni di euro, scrive Le Figaro, sarà convertito in “imposte sulle proprietà” (Ifi), al fine di esentare dalle imposte titoli e investimenti (azioni, assicurazioni sulla vita, ecc.). Questa riforma, che dovrebbe incoraggiare i contribuenti più ricchi a investire nell’economia reale, porterà allo Stato “solo” 850 milioni di euro, ha detto il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, una perdita di 3,2 miliardi di euro rispetto ai 4,1 miliardi che tramite l’Isf oggi lo Stato riceve. Con questa trasformazione dell’imposta sui beni immobili, il numero dei contribuenti “dovrebbe diminuire di circa” il 40%, a 198 mila persone, ha aggiunto il ministro.

“UN CAMBIAMENTO A FAVORE DELLE CLASSI PIU’ FRAGILI”

Il ministro dell’Economia e il suo omologo dei conti pubblici Gérald Darmanin, presentando durante una conferenza stampa le principali misure fiscali e di spesa previste dal governo, hanno assicurato che le riforme previste nella legge finanziaria “beneficiano tutti francesi senza eccezione”, e non “i ricchi”. “Abbiamo voluto proteggere i più vulnerabili”, promuovendo il “potere d’acquisto”, ha aggiunto Le Maire, respingendo le critiche delle ultime settimane da parte della sinistra e da diverse associazioni, che hanno denunciato “regali fiscali ai ricchi”. L’obiettivo è raggiungere il target di disavanzo pubblico al 2,6% del Pil alla fine del prossimo anno, mentre il governo prevede una crescita economica dell’1,7% rispetto al 2018.

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