Potrebbe arrivare fino a 10 miliardi di euro il conto per le banche italiane delle misure abbozzate ieri dalla Vigilanza Bce per il trattamento delle sofferenze bancarie. La stima arriva dagli analisti del centro studi di Prometeia. Ecco tutti i dettagli.

LE PREVISIONI

Nel 2018 gli impatti delle novità arrivate ieri da Francoforte saranno limitati, ma dal 2019 il conto per le banche italiane rischia di diventare salato, tra rettifiche in più e utili in meno. Per lo meno per chi non saprà dare prova di un’accelerazione della capacità di recupero degli Npl, a una velocità e per un ammontare superiori a quelli imposti dalla Bce. E’quanto si legge oggi sul quotidiano Il Sole 24 Ore sulla base delle previsioni di Prometeia.

CHE COSA DICE PROMETEIA 

“Al lordo di questa voce – scrive il Sole – le elaborazioni formulate da Prometeia sulle prime dieci banche commerciali italiane prevedono la necessità di coperture aggiuntive per 300 milioni nel 2018, destinate a salire a 3,1 miliardi nel 2019 e poi a crescere ancora fino ad avvicinarsi ai 10 miliardi quando le svalutazioni automatiche saranno ormai entrate a regime, cioè nel 2024 (anche se prima di allora lo scenario potrà subire chissà quali altri scossoni)”.

TUTTI I DETTAGLI 

Il team di analisti di Prometeia, in esclusiva per Il Sole 24 Ore, è riuscito a elaborare i dati relativi alle prime dieci banche commerciali italiane. Si legge sul quotidiano di Confindustria: “Nel 2018 l’impatto delle nuove soglie sarà contenuto: gli istituti oggi tendono a coprire più del 14% richiesto (cioè la quota di ammortamento di 1/7) i crediti garantiti mentre si tengono più bassi del 50% sugli unsecured, ma i due effetti si bilanceranno portando gli accantonamenti necessari a 7,3 miliardi, solo 300 milioni in più dei 7 miliardi oggi previsti. La musica è destinata però a cambiare dal 2019, quando gli unsecured andranno azzerati e i secured coperti al 29%: il fabbisogno aggiuntivo di coperture salirà a 9,1 miliardi, 3 in più dei 6 ipotizzati attualmente. E rischia di essere solo l’inizio: anziché calare, come contemplato dalla maggior parte dei piani industriali, il costo del rischio è destinato a salire progressivamente. Comportando, a meno di ulteriori giri di vite o allentamenti, un possibile aggravio in termini di svalutazioni pari a 10 miliardi nel 2024. «Da cui, però, andranno sottratti i recuperi che nel frattempo saranno stati conseguiti, al punto che se si dovessero rivelare in linea con le attuali attese il conto al 2024 potrebbe rivelarsi decisamente meno salato», conclude Giuseppe Lusignani, vice presidente della società di consulenza Prometeia.

LE CRITICHE

Il centro studi non si limita alle stime ma entra nel merito e avanza critiche al progetto della Vigilanza Bce: “La svalutazione completa in sette anni pare eccessiva, e sarà quella che più inciderà in negativo sui bilanci delle banche italiane – osserva Lusignani-. La Bce sembra aver usato per i tempi di recupero medie europee, creando un forte stimolo per i legislatori nazionali ad accelerare le misure giudiziali di recupero crediti». Anche sui crediti unsecured, su cui può essere stimato un recovery medio al 10-15% in un tempo medio di 4 anni, il trattamento rischia di essere più severo del dovuto: «Anche considerando il valore del tempo, una svalutazione al 85% o al massimo 90% del valore di carico sarebbe stata più in linea con i tassi medi di recupero».

Condividi tramite