Scale-up, ecco le piccole imprese italiane che crescono a doppia cifra

Scale-up, ecco le piccole imprese italiane che crescono a doppia cifra
Dall'indagine InfoCamere quante sono e dove nascono le startup italiane capaci di moltiplicare addetti e fatturato in pochi anni e fare da traino al sistema produttivo portando innovazione

Un’impresa che avvia le attività con almeno 10 addetti e mette a segno una crescita dell’occupazione o delle vendite maggiore del 20% in tre anni consecutivi: è questo, per l’Ocse, l’identikit delle scale-up, aziende, spesso ad alto contenuto di innovazione, che hanno fatto rapidamente il salto dalla piccola dimensione allo status di impresa di successo e sono pronte a conquistare un ruolo da protagonista nel loro segmento di mercato. Un’analisi condotta sul sistema imprenditoriale del Regno Unito definisce le scale-up come “cruciali per il vantaggio competitivo di un paese, in quanto guidano la crescita economica, la creazione di posti di lavoro e la produttività di lungo periodo”. In Italia è una indagine di InfoCamere a fare il punto sul fenomeno.

IL FENOMENO IN ITALIA

Nel nostro Paese le scale-up sono ancora nella fase nascente. Al momento della rilevazione di InfoCamere nessuna delle oltre 7mila startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro imprese si identifica in questo profilo. Se però si osserva il nostro tessuto imprenditoriale non solo con i parametri e i requisiti previsiti dalla norma sulle startup innovative, ma analizzando i dati pubblici sui bilanci degli ultimi tre anni delle società di capitale, emerge anche da noi un ecosistema di realtà imprenditoriali capaci di crescere in stile scale-up. Si tratta, osserva InfoCamere, di quasi mille aziende che, senza interruzione, nell’ultimo triennio hanno messo insieme vendite in crescita del 20% e oltre e/o una pari espansione dell’occupazione.

CHI GUIDA LA CLASSIFICA

I dati elaborati da InfoCamere a partire dalle informazioni contenute nel Registro delle imprese delle Camere di commercio individuano 895 scale-up italiane alla fine del 2016, pari allo 0,9% dell’universo delle società di capitale con almeno 10 addetti alla fine del 2012 e con tre bilanci regolarmente depositati nel triennio successivo. Un terzo esatto (294 aziende, il 32,9% del totale) appartiene al settore manifatturiero; una su cinque (il 19,7%) è attiva nel commercio e poco più di una su dieci (il 12,6%) è nelle costruzioni.

Il 21,2% (190 aziende) delle scale-up italiane ha sede in Lombardia, il 10,8% in Campania (97 scale-up). A seguire si collocano il Veneto (con 88 aziende scale-up, pari al 9,8% del totale), il Lazio (81 imprese, il 9,1%) e l’Emilia Romagna (76 imprese, l’8,5%).

A livello locale, solo 12 province italiane su 105 restano fuori dal perimetro del fenomeno scale-up, mentre sono ben 27 quelle che ne ospitano nel proprio territorio almeno 10, di cui 8 nel Mezzogiorno. La graduatoria delle province con un maggior numero di scale-up è guidata da Milano (109), seguita da Napoli (64) e Roma (59); Bari è la città del Sud con più scale-up (25).

L’IMPATTO SULL’OCCUPAZIONE

Complessivamente, nel triennio 2012-2016, ben 767 delle 895 scale-up (l’85,7%) hanno messo a segno – oltre alla crescita annua delle vendite di almeno il 20% – anche una crescita occupazionale. Più in dettaglio, all’inizio dei tre anni considerati il 90,2% delle scale-up italiane si collocava nella fascia di addetti compresa tra 10 e 49 unità; l’8,5% in quella compresa tra 50 e 249 addetti e solo l’1,3% in quella con più di 250 addetti. Alla fine del triennio, il peso delle imprese appartenenti alla classe dimensionale più piccola è sceso di 25 punti percentuali mentre è cresciuto di 21 punti percentuali il numero di addetti nelle scale-up di classe intermedia e di 4,3 punti il numero di impiegati nelle scale-up più grandi.

In termini relativi, la media degli addetti delle scale-up è più che raddoppiata, passando da 31 a 73 unità alla fine del 2016. Ci sono alcuni settori che fanno da traino e sono quelli a più alto tasso di innovazione: nel comparto del noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese il numero medio di addetti per singola impresa si è quasi quadruplicato (da 37 a 137 unità), nei servizi di informazione e comunicazione è più che triplicato (da 26 a 85), nelle attività professionali, scientifiche e tecniche è raddoppiato (da 90 a 183).

EFFETTO VOLANO PER L’ECOSISTEMA

A riprova che il fenomeno delle scale-up è legato all’innovazione e all’effetto-traino sull’ecosistema imprenditoriale, la quota di queste imprese che partecipa ad un contratto di rete (31 aziende su 895, pari al 35 per mille) è dieci volte superiore al valore medio nel nostro paese (17mila imprese su 6 milioni, corrispondente al 3 per mille).

Per la capacità delle scale-up di dare un contributo alla crescita economica anche superiore a quello delle start-up e di “contagiare” l’intero tessuto produttivo, l’Europa segue con particolare interesse il fenomeno, in particolare per le imprese ad alto contenuto innovativo-tecnologico che favoriscono la digitalizzazione dell’economia e della società.

L’Italia non ha numeri paragonabili a quelli dei “campioni” europei delle scale-up, e può sicuramente aumentare la quota di scale-up digitali capaci di portare un’innovazione “disruptive”, tuttavia le nostre piccole imprese che crescono velocemente sono spesso casi di eccellenza. Lo dimostra l’evento  Startup Europe Comes to Silicon Valley (SEC2SV), organizzato da Mind the Bridge e EIT Digital col sostegno della Commissione e del Parlamento europei, che ha portato lo scorso mese una selezione di 15 scale-up europee a un evento in Silicon Valley (European Innovation Day): nella lista figurano anche 2 italiane, Beintoo (analisi dei dati mobili per la creazione di campagne mirate) e Buzzooole (piattaforma di marketing che integra gli influencer nelle campagne digitali dei brand), oltre a 3 società nate in Finlandia, 3 in Uk, 2 in Francia, 1 in Olanda, 1 in Belgio, 1 in Austria, 1 in Germania, 1 in Spagna. Insieme queste 15 scale-up europee rappresentano un fatturato di circa 70 milioni di euro e impiegano 800 dipendenti; coprono settori hitech ad alto tasso di innovazione come pubblicità su piattaforme mobili, marketing digitale, Fintech, Internet delle cose e device indossabili (wearables), analisi dei Big data, energia, salute, sicurezza, Tv e multimedia.

ultima modifica: 2017-10-14T08:20:34+00:00 da Patrizia Licata

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