Per molti, associare i termini “Chiesa” e “pedofilia” richiama subito alla mente le cronache di questi anni: scandali, inchieste, incriminazioni, mandati di arresto. L’ultimo pochi giorni fa, per un diplomatico vaticano in Canada. Un immaginario insomma alla Spotlight, con il male da combattere incarnato nei sacerdoti, quasi fosse una realtà legata solo alla Chiesa. Ma chi l’ha detto che una volta portati alla luce gli scandali, al punto da non fare praticamente più nemmeno notizia, e individuato il problema da risolvere, ovvero la pedofilia e gli abusi sui minori, non si possano trasformare tali vicende, tristi e dolorose, in un punto di ripartenza? Cioè in un “bagaglio” di conoscenze su cui poter lavorare per affrontare un fenomeno – uscendo da un atteggiamento di autoreferenzialità – di cui i dati indicano che l’avvento di internet ne ha portato a una decisa esplosione, e non di facile controllo?

IL CONVEGNO ALLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ GREGORIANA

È ciò che in sostanza sta provando a fare il Vaticano anche attraverso il convegno “Child Dignity in the Digital World”, che si svolge dal 3 al 6 ottobre alla Pontificia Università Gregoriana, e a cui prenderanno parte anche i “big” del web, i rappresentanti cioè di Microsoft, Facebook e Google, ma anche delegati di istituzioni e importanti accademie internazionali, nonché di soggetti come l’Unicef o l’Onu.

COSA SI È DETTO DURANTE LA PRESENTAZIONE

“La Chiesa ha fatto dolorosamente esperienza di questo problema ed ha per questo una sensibilità e una consapevolezza del tema”, ha infatti spiegato padre Federico Lombardi nei giorni scorsi. “Ogni bambino ha diritto all’integrità fisica e morale, ad essere protetto perché non gli sia inflitto alcun male. Lavoriamo duramente per garantire che questo avvenga nel mondo reale e dobbiamo fare lo stesso nel mondo virtuale. Ormai conosciamo la terribile esperienza delle vittime di abuso e per questa ragione dobbiamo aiutare a combatterne altre forme online. È necessario che questo sia riconosciuto e discusso, ed è necessario che siano presi provvedimenti urgenti”, ha detto il padre gesuita Hans Zollner (nella foto), presidente del Centre for Child Protection, durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento. “Con internet un abusatore può essere parte di una comunità globale e può interagire con persone a lui affini in tutto il mondo”, ha aggiunto Ernie Allen, presidente di WeProtect Global Alliance.

CHI CI SARÀ ALL’EVENTO DAL 3 AL 6 OTTOBRE

Il congresso, “evento pionieristico nella lotta allo sfruttamento e agli abusi sessuali sui minori”, ospiterà accademici, politici, imprenditori e leader religiosi e civili “al fine di costituire una coalizione necessaria che si impegni ad affrontare le crescenti minacce poste dalla tecnologia digitale”. Oltre al segretario di Stato Pietro Parolin e il padre superiore dei gesuiti Arturo Sosa Abascal, tra i politici italiani interverranno la sottosegretaria Maria Elena Boschi, il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e il presidente del Senato Pietro Grasso. Al termine dei lavori, che inizieranno martedì 3 ottobre e finiranno venerdì 6, i partecipanti incontreranno Papa Francesco, a cui sarà presentata una “Dichiarazione sulla dignità del minore nel mondo digitale”.

IL LAVORO DEL VATICANO SUL TEMA DELLA PEDOFILIA

È già noto infatti il lavoro condotto da Bergoglio, che nel 2014 ha istituito la Commissione pontificia per la protezione dei minori dopo che nel 2013 aveva aggiornato il codice penale vaticano con una serie di reati legati alla pedofilia, iniziato da Benedetto XVI con la linea di “tolleranza zero” che ha portato all’inserimento del reato di pedopornografia nel codice penale vaticano e la riduzione a stato laicale di 400 sacerdoti. Giunto infine nei duri scontri tra prelati e funzionari vaticani – come nel caso delle dimissioni, dalla commissione creata da Francesco, della vittima britannica Peter Saunders e quella irlandese Marie Collins, circostanze che secondo alcuni hanno inciso nel licenziamento del cardinal Müller, incaricato del funzionamento di una sezione specifica della Congregazione per la Dottrina della Fede creata per giudicare i vescovi rei di aver coperto abusi commessi da sacerdoti – e culminato nelle accuse, e nelle conseguenti dimissioni, del cardinale australiano George Pell, ora nel suo Paese per difendersi dopo aver parlato di “character assassination senza tregua“.

I RISCHI DELL’ERA DIGITALE PER I MINORI ONLINE

Durante il congresso si discuterà quindi dei rischi, per i bambini, connessi alla cosiddetta “era digitale” che stiamo vivendo. I seminari si occuperanno di Cyber protection, education and responsibility, e si esamineranno le incidenze e le responsabilità di media, economia, società civile, politica e religione. Oggi più di 800 milioni di giovani al mondo sono nativi digitali: questo fornisce loro grandi potenzialità ma li rende al tempo stesso più vulnerabili. E i dati sugli abusi online sui minori, che verranno sviscerati più nel dettaglio durante gli incontri, si presentano come fortemente allarmanti, quando non inquietanti. Per questo, scrivono gli organizzatori, servono “nuovi modi di pensare e approcci innovativi, un’accresciuta consapevolezza a livello globale e una leadership illuminata”. Da questa idea dei realizzatori dell’evento, tra cui il Centre for Child Protection, un istituto di psicologia della Gregoriana che si dedica alla protezione e al benessere dei minori e dei soggetti vulnerabili offrendo formazione e promuovendo misure preventive, nasce il convegno. Sempre alla Gregoriana, che è l’ateneo dei Gesuiti, lo scorso gennaio è stato inaugurato anche un master post-laurea in “Tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

LO STIMOLO NATO DAL COINVOLGIMENTO DELLA CHIESA

“Tutti sono felicissimi, quando beccano un religioso che ha commesso crimini di pedofilia, e anch’io lo sono, perché così possiamo subito metterli fuori. Ma, per tutta l’altra percentuale di pedofilia che è in giro, che cosa si sta facendo? Per i crimini di pedofilia legati al turismo sessuale, le agenzie di viaggio cosa fanno? E anche altri tipi di categorie, per esempio tra i professori, avvocati, ingegneri, che percentuale c’è di pedofilia dichiarata? Nessuno ne parla”. È quanto aveva affermato alcuni mesi fa il segretario generale della Cei Nunzio Galantino. Forse era necessario che il problema, che coinvolge tutti, arrivasse fino a mettere in gioco la Chiesa, la sua integrità e responsabilità, per fare in modo che se ne avviasse una lotta seria. E che fosse proprio la Chiesa stessa, dopo esserne stata pesantemente coinvolta, a darsi da fare e a schierarsi in prima linea per contrastare questa piaga sociale, che ad ora pare destinata, non a diminuire, ma a crescere, ponendo interrogativi per niente trascurabili.

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