È iniziato oggi, in una aula gremitissima della Corte d’Assise di Milano, il processo a carico di Marco Cappato, esponente radicale e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. L’accusa è di aver violato l’articolo 580 del codice penale – istigazione o aiuto al suicidio – con l’aggiunta di aver rafforzato il proposito suicidario di Fabiano Antoniani, per tutti Dj Fabo. Il quarantenne, cieco e tetraplegico in seguito a un incidente stradale avvenuto il 13 giugno del 2014, è morto lo scorso 27 febbraio in una clinica di Zurigo, in Svizzera, dove ha ottenuto il suicidio assistito.

L’UDIENZA

Nel corso della prima udienza, la giuria, presieduta da Ilio Mannucci Pacini, ha ammesso tutte le prove testimoniali e documentali richieste sia dall’accusa (pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini) sia dalla difesa (Massimo Rossi e Francesco Di Paola). Sono già state fissate due udienze, quelle del 4 e 13 dicembre prossimi, in cui saranno ascoltati i testimoni. Nello specifico: la mamma di Fabiano Antoniani e la fidanzata Valeria (in comune per accusa e difesa), il dottor Veneroni (medico che aveva seguito Antoniani nelle cure dopo l’incidente), il consulente medico legale che si era occupato della fase d’indagine, alcuni amici del dj e il dottor Mario Riccio (che seguì in prima persona il caso Welby, richiesto dalla difesa). Inoltre, si prenderà visione per intero dell’intervista che dj Fabo aveva rilasciato al programma Le Iene. Sarà inoltre ascoltato anche il giornalista che l’aveva realizzata. Il processo dovrebbe concludersi entro febbraio 2018.

DICHIARAZIONI A CALDO

I giudici in Italia sono costretti a sopperire all’immobilità del legislatore intervenendo di volta in volta, vista l’assenza di leggi specifiche sul tema del fine vita” ha detto Filomena Gallo, avvocato e presidente dell’associazione Luca Coscioni. Le fa eco Cappato che uscendo dall’aula del Tribunale ha aggiunto: “Oggi abbiamo rivendicato l’aiuto dato a Fabo perché era un suo diritto, quindi un nostro dovere”. Davanti al Palazzo di Giustizia, ad attenderlo c’era un presidio organizzato dai Radicali Italiani. Gli stessi hanno lanciato una campagna social con l’hashtag “#ConCappato”.

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