E ora, Frau Merkel?, si chiedeva ieri una trasmissione della televisione pubblica tedesca, facendo il verso a un famoso romanzo di Hans Fallada. Merkel, domenica notte, dopo l’annuncio del capo dei liberali dell’Fdp Christian Lindner di chiudere la partita dei colloqui esplorativi perché “è meglio non governare piuttosto che governare in modo sbagliato”, aveva cercato di contenere l’effetto dirompente di quell’annuncio, assicurando subito e ripetendolo nelle interviste successive che lei in quanto Kanzlerin ancora in carica (per quanto solo per le funzioni di ordinaria amministrazione), si faceva garante della stabilità politica del Paese. Merkel, riferendosi anche al monito espresso dal capo di Stato Frank-Walter Steinmeier ieri, assicurava di assumersi le responsabilità che il voto del 24 settembre implica, cioè governare.

Il fatto però che in una sola giornata sia andata ben due volte in televisione (quando di norma si concede al piccolo schermo giusto due volte in un anno) ha sortito l’effetto opposto a quello di tranquillizzare.

Che cosa succede nella Germania politica dunque? E che cosa farà Merkel? Queste le domande che qui in Germania che tutti si pongono. Mettere in discussione ora il suo ruolo di guida del partito e del Paese resta per la Cdu tuttora un tabù, non così però per politologi e commentatori politici. Già ma alla luce di un assai probabile ritorno alle urne, visto che Merkel ieri ha ripetutamente fatto sapere che un governo di minoranza sarebbe a suo avviso una scelta poco consigliabile, sarà veramente lei ad avere in mano il timone per i prossimi quattro anni? Stando ai sondaggi che ieri il canale pubblico Ard presentava si, visto che il 58 per cento degli intervistati dichiarava di voler ancora Merkel alla guida del paese. I tedeschi sono sostanzialmente ritrosi a cambiamenti, si sente dire da tutte le parti. Merkel questo lo sa, e forse anche per questo, notava Robin Alexander, giornalista della Welt che da sedici anni segue Merkel, l’altra notte la Kanzlerin, presentandosi alla stampa, non appariva poi tanto delusa.

Secondo Alexander, la Kanzlerin uscente non sarebbe poi tanto dispiaciuta per come sono andate le cose. Soprattutto perché queste otto settimane di consultazioni avrebbero comunque sortito due effetti positivi: il primo è aver riportato la pace tra Cdu e Csu, in particolare tra Merkel e il capo dei cristianosociali Horst Seehofer; il secondo, è aver avvicinato l’Unione e Verdi (i quali, diceva sempre Alexander, si sono mostrati in certi casi, vedi ambiente e migranti, assai più malleabili della Csu).

Anche la Süddeutsche Zeitung si pone la domanda sul futuro di Merkel. Lo fa partendo dalla frase da lei pronunciata – “il Paese ha bisogno di stabilità” – e chiedendosi se però lei rappresenti ancora questa stabilità. Non va infatti dimenticato, scrive l’editorialista Nico Freid, che nelle ultime elezioni l’Unione (Cdu e Csu) ha perso ben 8 punti percentuali, con molti elettori cristiano democratici e cristiano sociali che questa volta hanno votato per i nazionalisti dell’AfD. A ciò si aggiunge che “nel frattempo l’Unione ha perso anche due potenziali partner: i socialdemocratici prima e ora i liberali. E così, vista la situazione più che intricata, ora ad aver in mano le sorti del paese è quella figura istituzionale che normalmente non ha poi tanto da decidere: cioè il capo di Stato”. Forse, lascia intendere Fried, sarebbe il caso che anche Merkel iniziasse a trarre le conseguenza dal fatto che, non solo il Paese si trova di fronte a una situazione mai vissuto prima, ma che lei stessa non è più la roccia stabile che vorrebbe lasciare intendere di essere”. Infine, giusto per completare il quadro caotico in cui i tedeschi si ritrovano, si è venuta a creare la seguente situazione bizzarra: fintanto che non sarà deciso come andare avanti – grande coalizione (ipotesi che non spiacerebbe a Merkel, ma alla quale si oppone Martin Schulz, il leader dell’Spd), coalizione di minoranza (ipotesi che piace invece poco alla Kanzlerin uscente) oppure ritorno alle urne (che in fondo pare l’ipotesi a questo punto più gradita a lei, che spera così in un risultato più chiaro e più facilmente gestibile per la formazione di una nuova coalizione) governa di fatto “una coalizione Giamaica XXL”. Perché alcune decisioni si dovranno comunque prendere in sede governativa così come parlamentare. Come è accaduto per esempio già oggi. A fine ottobre la grande coalizione ha deciso di prolungare per tre mesi (in attesa appunto di un nuovo governo) le sette missioni all’estero. Un prolungamento approvato oggi dal Parlamento. Questa volta ancora con i voti della grande coalizione. In futuro potrebbero però esserci decisioni che non hanno più la maggioranza attuale e per le quali bisognerà trovarne delle nuove.

Ma non è solo il futuro di Angela Merkel che i media e i politologi mettono in dubbio. Perché se, sempre secondo i sondaggi realizzati ieri, la maggioranza dei tedeschi è per un ritorno alle urne, c’è non solo da chiedersi se Merkel veramente si ripresenterà come candidata di punta (o meglio, se il partito glielo permetterà) la stessa domanda si pone anche la Csu e l’Spd. Saranno gli attuali leader Seehofer e Schulz a scendere in campo? E ovviamente se sarà il grande guastafeste Christian Lindner a condurre anche questa seconda battaglia? Mentre per Schulz e Seehofer la risposta pare abbastanza scontata, ed è un no, per quel che riguarda Lindner la risposta non è certa, scrive lo Spiegel. E’ vero che il 70 per cento degli interpellati si dice dispiaciuta della decisione del capo dei liberali di aver chiuso la partita in questo modo. “Ma non è affatto detto che alla fine Lindner non finisca per vincere. Lindner ha deciso di trasformare l’Fdp in un partito di protesta del ceto borghese contro un eccessivo slittamento a sinistra della politica e soprattutto di Angela Merkel. Il suo diktat non ancora verbalizzato è: Merkel se ne deve andare. E così è stata anche intesa la sua mossa dai diretti interessati”. Il ritorno alle urne potrebbe dunque essere anche la lotta finale tra Davide e Golia.

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