“Di collegi, seggi e candidature se ne parla eccome tra noi deputati e senatori. Penso che sia normale, a distanza di così poco tempo dalla fine della legislatura. Ci si sveglia alla mattina e si pensa al proprio collegio, per provare a tornare in Parlamento”. Il senatore del Partito Democratico Salvatore Margiotta non si nasconde: il Rosatellum pone delle riflessioni. Margiotta si è “ricaricato” alla Leopolda, il tradizionale convegno fiorentino di stampo renziano. Ma, dopo otto edizioni – quattro anni di governo Pd e oltre due con Renzi a Palazzo Chigi – ha ancora senso la Leopolda? “Ce lo chiedemmo – risponde il senatore di Potenza – anche nel 2013 quando Renzi diventò segretario e poi l’anno successivo premier. Ma ogni volta veniamo e portiamo a casa tanta energia positiva, perché la Leopolda è la parte più bella del Pd. Qua c’è un mondo di persone che s’impegna in politica con entusiasmo e gratuità. Gente che vive una politica non ingessata”.

Alla Leopolda non sembrano palesarsi i primi “pentiti” del Rosatellum: eppure gli scenari dem disegnati dalla nuova legge elettorale non sembrano entusiasmanti, soprattutto nel profondo Nord. “Non è una legge realizzata come un abito sartoriale su misura per il nostro fisico – ammette Margiotta -. Dà sicuramente dei vantaggi al Pd perché sul territorio abbiamo una classe dirigente migliore di quelle degli altri. Ci sono anche dei «contro» che attestano il fatto che abbiamo lavorato per una legge che farà vincere chi lo meriterà sul serio. Altri governi hanno approvato leggi elettorali per sé”. Da una parte i sondaggisti che stimano i vincitori dei collegi, dall’altra i parlamentari che fanno i loro conti. “Ho visto tanta confusione tra collegi e seggi su giornali autorevoli. Nella mia regione, la Basilicata, non vengono tagliati seggi. Semplicemente qualche collegio è stato accorpato, ma il numero dei rappresentanti regionali non cala”.

Il Pd ha tanti profili da spendere in campagna elettorale: potrebbe anche nascondere chi sia il leader della coalizione, come fa il centrodestra. Margiotta non la pensa così. “Renzi è un animale da campagna elettorale e la deve vivere in testa alla coalizione, con le sue capacità. Lui non credo proprio che farà un passo indietro. D’altronde abbiamo uno statuto che parla chiaro: il segretario Pd è il candidato premier. Abbiamo profili di alta levatura nel partito, ma nessuno ha la sua stoffa: se saremo il primo gruppo parlamentare l’incarico sarà affidato a lui. Dobbiamo essere seri e spingere tutti Matteo”.

Lontano dalla Leopolda l’intellighenzia di centrosinistra però si sta già chiedendo quale sia il “male minore” tra Di Maio e Berlusconi. “Trovo sgradevole questo ragionamento – è il commento del senatore dem -, non è un problema da porre: siamo il primo partito, possiamo ancora riconfermarci come primo gruppo parlamentare. La centralità tocca a noi, ce la possiamo giocare. A meno che Eugenio Scalfari, dichiarandosi pro Berlusconi, volesse semplicemente aprire a una possibile alleanza di governo con Forza Italia…”. Il fantasma di un governo del genere non deve spaventare. “Il tema è il seguente: si riesce con il 40% ad avere la maggioranza del Parlamento? Difficile. Uno può anche ottenere il 40%, ma non il 50% degli eletti. Perciò il Pd la riflessione se la pone, mentre i 5 Stelle escludono qualsiasi accordo. Se nessuno otterrà la maggioranza, qualcosa bisognerà fare… Sono discorsi che comunque si faranno dopo il voto: in campagna elettorale saremo fermamente contrapposti al centrodestra. Anzi, bene ha fatto Renzi a sfidare Berlusconi nel suo collegio”.

Una cosa che lega Forza Italia e Pd è la difesa dell’Europa. “La lista d’ispirazione europeista – chiarisce Margiotta – collegata a noi, ci sarà. Personalmente ho apprezzato come Renzi ha lavorato, da premier, in Europa e per l’Europa. Nel nostro programma non ci nasconderemo: è immancabile il nostro ancoraggio all’Europa”.

Se Renzi, con la sua verve, non ha mai “bastonato” Berlusconi, non si può dire la stessa cosa di sindacati e sinistra. Proprio alla Leopolda, qualche anno fa – riferendosi all’articolo 18 – parlò di loro come “quelli che mettono il gettone nell’iPhone”. Quelli del gettone stanno ora presentando il conto di quelle “picconate”, rifiutando alleanze e accordi di ogni tipo. “Stanno lavorando contro di noi – spiega il senatore -. Quella fase renziana fu giustissima. Il segretario evidenziò il comportamento di una serie di istituzioni che mostravano già allora segni di stanchezza. Iniziò criticando il Senato (poi salvato dai cittadini), poi se la prese con i grand commis, la burocrazia, la Rai, i privilegi della Magistratura. Sottolineava gli ostacoli al cambiamento del Paese. Ora, tra questi, c’è anche Mdp: ricordo che Bersani appoggiò la riforma delle pensioni Monti-Fornero, forse buona, ma dolorosa. E adesso ce lo troviamo a ostacolare Gentiloni sullo stesso tema”. Per Margiotta l’alleanza è cosa fatta, ma non quella che ci si aspetta: “Cgil e Mdp strumentalizzano tutto, si sono alleati contro il Pd”.

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