Una vera e propria lotteria con in palio un importo da 1,7 o forse 1,9 miliardi di euro annui, quella vinta dall’Olanda e persa dall’Italia nel tardo pomeriggio di ieri. A tanto infatti sarebbe ammontato l’indotto secondo un recente studio dell’Università Bocconi. Il capoluogo lombardo dovrà accontentarsi dei pochi milioni di euro che il governo gli metterà a disposizione con il prossimo decreto fiscale come parziale rimborso dei soldi investiti in questi mesi per sostenere la sua candidatura e tessere alleanze a livello europeo.

IL PESO ECONOMICO DI EMA

Subito dopo la Brexit era partita una vera e propria caccia all’Agenzia Europea del Farmaco (Ema), che Formiche.net aveva seguito da vicino. Ben 19 Paesi dei 27 che ancora compongono l’Unione europea si erano lanciati in un corteggiamento serrato all’Ente sfrattato da Londra. In ballo non c’era solo il prestigio internazionale, ma anche e soprattutto la vile pecunia. E pure tanta. Alcuni calcoli li aveva già anticipati Formiche.net: l’Ema è un colosso che si compone di circa 900 dipendenti e vanta un budget annuale di oltre 320 milioni di euro. Non solo: organizza una media di 500 meeting internazionali che ogni anno portano nella città che la ospita più di 65 mila partecipanti.

COSA (E QUANTO) ABBIAMO PERSO

Quei numeri sono già sufficienti a intuire il giro d’affari che la città di Milano ha appena visto sfumare a causa di un bussolotto sfortunato. La Bocconi è andata oltre e ha provato a calcolare nel dettaglio il mancato indotto che avrebbe portato l’Agenzia Europea del Farmaco (Ema). Quaranta milioni di euro annui è la cifra che le famiglie dei 900 dipendenti di Ema avrebbero portato nelle casse del Comune facendo acquisti, comprando case, automobili e garage, andando nei ristoranti, usando i taxi e iscrivendo i propri figli alle scuole e alle università milanesi. Trenta milioni circa sarebbe stato il guadagno delle aziende dell’interland che avrebbero iniziato a intrattenere rapporti con l’Agenzia Europea del Farmaco.
Almeno venticinque milioni di euro rappresentano il mancato guadagno per il settore turistico, che avrebbe beneficiato di quei 500 meeting internazionali da 65 mila partecipanti a cui si è già accennato.

IL DANNO PER LA FILIERA DEL FARMACO

L’Italia è già la capitale europea del farmaco: la sua struttura farmaceutica, stando ai dati di Farmindustria, è la seconda in Europa. Il nostro Paese tallona la Germania e potrebbe presto persino superarla. Non a caso, la maggior parte delle multinazionali del settore ha scelto di avere una sede anche in Italia. Secondo l’Università Bocconi, l’arrivo di Ema a Milano avrebbe incentivato l’apertura di laboratori e spinto i colossi ad aprire sul nostro territorio anche le catene di produzione. Nel suo piccolo, la stessa Farmindustria avrebbe dovuto inaugurare una sede a Milano. Ne sarebbe uscita potenziata l’intera catena del farmaco, con conseguenti ricadute positive per l’economia cittadina, regionale e, più genericamente, del Paese. Anche perché tutto questo, probabilmente, avrebbe messo le ali ai piedi alla ricerca scientifica in campo sanitario, troppo spesso rubricata dai politici come una voce di spesa quando può rappresentare un solido investimento sul futuro. La stima in merito è impressionante e si aggira sul miliardo di euro.

UNA OPPORTUNITA’ MANCATA

Facendo i calcoli della serva e sommando i numeri che l’Università Bocconi ha elencato, si arriva a cifre che si aggirano tra l’1,7 e i 2 miliardi di euro cui aggiungere almeno 2.500 o forse 3.000 nuovi posti di lavoro. A tanto sarebbe ammontato l’incredibile indotto dell’Agenzia Europea del Farmaco per Milano. Di fronte a una fila di zeri così lunga viene da chiedersi se fosse opportuno lasciare una decisione talmente importante per l’economia di un Paese alla dea bendata. Ma le lotterie, del resto, sono regolate dal caso e l’Italia ha appena perso quella di Ema.

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