Che in Monte Paschi di Siena per anni ci sia stata una gestione torbida lo si era capito. Da oggi però sappiamo pure che talvolta – come nel caso dell’operazione “Fresh” – si sono firmati contratti sopra e sotto il tavolo. A rivelarlo venerdì scorso, in commissione d’inchiesta sulle banche, il colonnello della Guardia di Finanza Pietro Bianchi, che è stato responsabile del Nucleo di Polizia Valutaria nell’indagine su Mps, al termine della prima settimana di audizioni dedicate all’istituto senese. Nei giorni scorsi sono stati ascoltati i sostituti procuratori della Repubblica presso il Tribunale di Milano, Giordano Ernesto Baggio e Stefano Civardi, alcuni rappresentanti del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti e il procuratore capo della Repubblica di Siena, Salvatore Vitello. La prossima settimana si continua con altri appuntamenti interessanti: martedì 22 novembre sarà la volta del direttore generale della Consob, Angelo Apponi; il giorno seguente del capo della Vigilanza di Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo; infine, giovedì verranno auditi il presidente e l’amministratore delegato di Mps, Alessandro Falciai e Marco Morelli.

L’AZIONE DEL NUCLEO DELLA GDF

Bianchi ha ripercorso le tappe dell’operato del nucleo da lui guidato. “La nostra conoscenza del Monte dei Paschi inizia a novembre 2011, quando il procuratore di Siena ci convoca dopo essere stato avvisato, dal Nucleo di polizia tributaria di Siena, che la Guardia di Finanza disponeva di un reparto speciale destinato alle indagini bancarie” ha ricordato il colonnello aggiungendo che “c’erano dubbi sullo stato di salute della banca e della fondazione”. “Produciamo alla procura, nei mesi successivi – ha proseguito – tre annotazioni di polizia giudiziaria, che andavano a descrivere qual era lo stato finanziario del Monte”. Qualche riferimento al clima economico del Paese: “Era un momento in cui il debito pubblico era in forte salita, lo spread sui ‘credit default swap’ era salito al 12%, e Mps aveva perso il 63% del valore del titolo nell’anno, il 2011, e il 55% negli ultimi 6 mesi. Per converso – ha detto ancora – i credit default swap erano saliti di oltre il 105%, evidentemente segnalando una rischiosità maggiore”. Nel frattempo, ha evidenziato Bianchi, “gli ‘over the counter’, la vendita di pacchetti azionari che si svolgono fuori dal mercato telematico, erano arrivati al 40% del complessivo”. In quel momento “erano previste scadenze obbligazionarie su Mps per circa 44 miliardi di euro”. Intanto la banca mandava segnali inequivocabili: da giugno 2007 a novembre 2011 la capitalizzazione era scesa da 12 a 3 miliardi di euro.

L’OPERAZIONE ANTONVENETA

Grazie alle indagini del Nucleo di Polizia valutaria di Siena si è scoperto che, oltre a quella di Montepaschi, per acquisire Antonveneta c’era un’offerta concorrente da parte del gruppo francese Bnp Paribas per 7 miliardi, a fronte dei 9,3 pagati da Rocca Salimbeni (in realtà oltre 10 miliardi con oneri vari) cui vanno aggiunti altri 7,9 miliardi di debiti dell’istituto veneto che Mps si è accollato. Bianchi, che ha precisato di aver appreso il particolare dalla lettura di alcune e-mail, ha affermato che era stato l’advisor Rothschild a riferirlo all’allora presidente Giuseppe Mussari. Altro elemento non irrilevante presentato in audizione dal colonnello della Gdf riguarda il fatto che Siena – nell’ambito dell’operazione Antonveneta – non ha effettuato la due diligence e neppure perizie sul prezzo. In un documento informativo è la stessa Montepaschi a riferire “di non aver effettuato alcuna due diligence al fine dell’aggiustamento del prezzo, ma di poter effettuare una verifica conoscitiva, dopo la conclusione del”accordo, sulle principali tematiche contabili e fiscali di Antonveneta”. Inoltre, Siena chiarisce pure di “non aver redatto perizie di stima sul prezzo di acquisto” della banca stessa.

OPERAZIONE “FRESH”

Altro capitolo scottante è quello dell’operazione “Fresh”, l’aumento di capitale da 1 miliardo preparato da Mps con la banca d’affari americana Jp Morgan per chiudere la scalata ad Antonveneta. Bianchi ricorda come dagli accertamenti sia emerso che i due istituti nel 2008 hanno modificato – su richiesta della Banca d’Italia – la prima versione del contratto “Fresh” ma che allo stesso tempo, sotto il tavolo, ne hanno firmati altri che “sostanzialmente annullano i primi”. Dichiarazioni che arrivano proprio nel giorno in cui il Financial Times riporta la notizia che un gruppo di investitori ha presentato causa in Lussemburgo nei confronti sia di Mps sia di Jp Morgan per la cancellazione dei bond ‘Fresh’ perché si tratta – a loro giudizio – di una decisione “insufficiente, arbitraria e in violazione delle leggi fondamentali dell’Ue”. Sempre riguardo all’operazione “Fresh” il colonnello della Guardia di Finanza ha evidenziato che in questo modo Jp Morgan è diventata il secondo socio di Mps – con una percentuale “molto vicina al 9%” – “pur non avendo diritto di voto”.

RAPPORTO FONDAZIONE MPS-MONTEPASCHI

Rispondendo a una domanda nel corso dell’audizione Bianchi ha evidenziato come sia emersa “un’assoluta predominanza della banca sulla fondazione per quanto riguarda le decisioni strategiche sull’operazione Antonveneta”. Lo stesso rapporto, ha aggiunto, si è notato anche in altre circostanze, per esempio quando sono state proposte a Mussari “altre operazioni, non di acquisizione ma di fusione con banche estere”. Le decisioni che venivano prese, ha chiarito, erano “più orientate verso le necessità della banca piuttosto che verso quelle della fondazione”.

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