Francesco visto dalle testimonianze di chi gli sta più vicino: personalità della Chiesa come vescovi, cardinali, patriarchi, ma anche molto più semplici amici e parenti. Fino alla sorella di Bergoglio, Maria Elena, che racconta simpatici aneddoti sulle origini del desiderio di Francesco di farsi sacerdote. “Voglio fare il medico”, aveva confidato il giovane Jorge Mario alla mamma, che chiese spiegazioni nel momento in cui trovò libri di filosofia e teologia. “Sì, medicina per le anime”, fu costretto a specificare. È ciò attorno a cui ruota il libro di Deborah Castellano Lubov, vaticanista americana a Roma, edito da Cantagalli e intitolato “L’altro Francesco. Tutto quello che non vi hanno detto sul Papa”, con la prefazione del cardinale Pietro Parolin.

IL RAPPORTO CON I MEDIA

Non ci sono però solo aneddoti e racconti, nelle quattordici interviste del libro, ma anche spunti di riflessione sui temi importanti del pontificato di Francesco. Come il rapporto con i media, di cui il prefetto della Casa Pontificia Mons. Georg Gaenswein ha spiegato che “è evidente, e tutti lo possono notare, come i mass media siano ben disposti nei confronti di papa Francesco e come invece non lo fossero nei confronti di papa Benedetto”, ma che va aggiunto che “i mass media non sono il parametro col quale si misura l’operato del Successore di Pietro”. Merito perciò del “modo di comunicare” di Papa Francesco, con “gesti inaspettati e sorprendenti”, dote che “Benedetto non ha”, ha spiegato Gaenswein. O sul punto specifico delle interviste in aereo, totalmente singolari per un pontefice. “Se le risposte alle domande dei giornalisti fossero preparate in anticipo perderebbero la loro naturale spontaneità”, ha commentato l’ex direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, che ha rivelato: “A volte il papa mi ha confessato di essere rimasto deluso dalle domande ricevute, che non le aveva trovate interessanti”.

PAPA FRANCESCO E L’ISLAM

Oppure sul tema dell’islam, punto fondamentale delle discussioni che ruotano attorno alla figura di papa Francesco. “Il capo della Chiesa cattolica non può dire esplicitamente tutto sull’Islam”, “semmai devono farlo gli studiosi”, ha risposto il patriarca emerito di Gerusalemme dei latini Fouad Twal. Ma “è stato sorprendente sentir dire al papa che la violenza esiste in tutte le religioni, cattolicesimo compreso”, suggerendo “implicitamente che esista una violenza cattolica e forse questo è sbagliato. Non c’è nessuna prova che testimoni l’esistenza di fondamentalisti cattolici all’opera in giro per il mondo”, e “che il capo della Chiesa cattolica suggerisca una simile idea è semplicemente sorprendente”. Tuttavia, ha approfondito il religioso, “il linguaggio che tutti capiscono è la carità”, e “se aspettiamo che l’Islam rispetti i diritti umani, la nostra attesa sarà lunga”. Ma “il fatto che i diritti umani non sono rispettati semmai è una ragione in più per impegnarsi nel dialogo con l’Islam. Se non intrecciamo rapporti con l’Islam, allora c’è poco da sperare che da solo arrivi a comprendere, rispettare e riconoscere i diritti umani”

RICCHEZZA E POVERTÀ

Ci sono poi opinioni a confronto su temi come la ricchezza e la povertà, come quella del cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’economia, attualmente in Australia per difendersi dalle accuse per pedofilia attribuitegli. “Le ricchezze diventano un pericolo se sono troppe”, “però non siamo neppure manichei”, “il denaro non è il demonio”, ha detto Pell. Perciò “i cattolici e tutto il mondo hanno il diritto di esigere che il Vaticano amministri i redditi, le proprietà e gli investimenti con onestà e competenza, così che l’opera della Chiesa per la fede e la carità possa andare avanti”. Mentre per il cardinale Gerhard Ludwig Muller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, c’è “un’altra sfumatura della povertà, la povertà morale”, nel momento in cui “in moltissimi manca oggi ciò che noi riteniamo essenziale per l’esistenza umana, avere cioè Dio come tesoro, come senso della vita, come orientamento per il cammino, come gioia e speranza per l’esistenza”.

ECUMENISMO

Altro tema, toccato dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei cristiani, è quello dell’ecumenismo. In cui sono emersi, “in tempi recenti”, “nuove questioni e contrasti di carattere etico”: “un’importante differenza rispetto al passato, quando si era convinti che la fede divideva mentre le opere univano. Oggi occorre costatare il contrario, cioè che è possibile trovare un consenso su molte questioni attinenti alla fede, mentre emergono forti divergenze su problematiche etiche, in particolare su questioni bioetiche legate all’inizio e alla fine della vita umana, questioni inerenti al matrimonio e alla famiglia, alla sessualità e alla differenza di genere”. Tematiche che “devono essere approfondite negli incontri ecumenici, perché è importante che i cristiani, nel mondo contemporaneo, si esprimano, su alcune questioni, con una sola voce e di comune accordo”. Mentre al contrario “se i cristiani, specialmente in Europa, non parlano all’unisono su temi fondamentali per l’umanità, allora la loro voce diventerà sempre più flebile”.

AMORIS LAETITIA

Infine, alcuni passaggi sulla dibattuta esortazione apostolica di Papa Francesco Amoris Laetita. “Ci sono alcuni passaggi estremamente difficili da capire e accettare per la Chiesa africana”, ha ammesso il cardinale Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban, in Sudafrica. “Duecento anni fa i missionari europei vennero ad evangelizzare i popoli africani convincendoli che erano sbagliate la poligamia, gli idoli, la stregoneria”, e ora è “difficile per la Chiesa africana” spiegare che “duecento anni fa ci siamo sbagliati, dicendo che occorreva abbandonare tutte le abitudini e i modi di vita contrari al cristianesimo come ve lo presentammo allora”. Una chiosa, a questo, è infine riscontrabile nelle parole di Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon, in Myanmar: “Oggi ci sono non uno ma due mondi: il primo è quello povero, perennemente in lotta per la sopravvivenza. Poi c’è l’altro mondo, dove le preoccupazioni sono gli orientamenti sessuali, i matrimoni tra persone dello stesso sesso, etc”. In questo, conclude, nel magistero del Papa occorre cercare “i semi di giustizia”: “Siamo vittime di ingiustizie di ogni tipo ed è triste per noi, quando veniamo a contatto con i paesi occidentali, vedere come il dibattito pubblico sia manipolato e orientato da alcuni gruppi di potere”.

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