La 3 giorni milanese di Forza Italia organizzata da Maria Stella Gelmini e Paolo Romani è stata l’occasione per ascoltare e fare incontrare le parti sociali, gli stakeholders e, più in generale, i rappresentanti del mondo del lavoro, a iniziare dalle professioni. Si è parlato di regole da cambiare e di burocrazia da abbattere con Andrea Mandelli (Fi) senatore nonché presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani, Marina Calderone del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Roberta Chersevani presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Chirurghi e degli Odontoiatri, Barbara Mangiacavalli, numero 1 della Federazione Nazionale dei Collegi Infermieri professionali, Marcella Caradonna dell’ordine dei Commercialisti di Milano, Attilio Roveda del Consiglio Nazionale del Notariato, Nunzio Luciano dell’Associazione degli enti previdenziali privati, Armando Zambrano delle Reti Professioni Tecniche, Carla Bernasconi del Fnovi, Paolo Pirovano segretario nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e Gaetano Stella, numero 1 di Confprofessioni.

LE PROFESSIONI: “VOGLIAMO ESSERE INTERPELLATE DAL LEGISLATORE”

Un punto sul quale tutti i rappresentanti delle categorie presenti a “#IdeeItalia-La voce del Paese” hanno concordato è la necessità di essere interpellate dal legislatore quando si occupa di materie a loro vicine. Il primo a dirlo Attilio Roveda: “Il notariato esce da una legislatura che gli ha assestato sonori schiaffoni” ha dichiarato, aggiungendo: “Le professioni hanno rispettato qualsiasi legislatore anche quando non condividevano le leggi, ora occorre un legislatore che rispetti le professioni e avvii un periodo di concertazione”. “Non vogliamo fare lobby – ha specificato l’esponente del Consiglio Nazionale del Notariato – ma deve avere termine la convinzione che il politico possa mettere le mani nella materia senza ascoltare i diretti interessati”.
Roveda ha anche suggerito due dei tanti punti su cui i notai auspicano una riforma: “Oggi un nonno che vuole donare 50 mila euro al nipote come fondo per lo studio deve necessariamente intraprendere una strada fatta di avvocati e giudici tutelari quando basterebbe un notaio per accertare l’eventuale esistenza di truffe”. Ancora: “Quando un imprenditore fonda una società unipersonale, entro 30 giorni deve recarsi all’ufficio competente per ribadire che è socio unico pena la perdita dei benefici. Si tratta di un passaggio inutile, che fa perdere tempo e costa 250 euro”.

LE RICHIESTE ANALOGHE DAGLI ENTI PREVIDENZIALI PRIVATI

Istanze analoghe sono portate avanti da Nunzio Luciano, vice presidente dell’Adepp: “Il legislatore delibera senza conoscere. Noi chiediamo una interlocuzione politica che sia forte e disposta ad ascoltarci. Lo Stato – ha concluso il numero due dell’Associazione degli enti previdenziali privati – ci impone di accantonare soldi e risparmiare ma non per ridistribuirli tra i nostri iscritti ma per darli all’erario. Per questo chiediamo maggiore autonomia di spesa”. Gli ha fatto eco Marina Calderone del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro: “Se Forza Italia vuole ascoltare la voce del Paese, come recita il titolo di questo incontro, dovrà immancabilmente ascoltare la voce delle professioni. Finora la politica si è ricordata di noi solo sotto elezioni ma poi se ne è dimenticata quando c’è stato da legiferare”.

CHERSEVANI: “TROPPI GIOVANI MEDICI VANNO ALL’ESTERO”

“Chi oggi si laurea in Medicina si trova a sbattere contro il numero chiuso delle scuole di specializzazione” ha illustrato Roberta Chersevani, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Chirurghi e degli Odontoiatri: “I nostri giovani – ha continuato – restano nel limbo successivo alla laurea causato da numeri di posti nelle scuole di specializzazione e di borse di studio irrisori, dunque hanno come unica alternativa andarsene all’estero, dove sono riconosciuti per i propri talenti, gratificati adeguatamente e apprezzati, pertanto ovviamente non tornano più. Il risultato è che l’età media dei medici oggi si fa sempre più elevata: 55 anni”.

NEL SETTORE DEGLI INFERMIERI È SPARITO IL TURN OVER

Una fotografia analoga è stata scattata da Barbara Mangiacavalli, presidente dell’Ipsavi: “Tra gli infermieri è ormai cessato il turn over, con il risultato che i più giovani stanno riparando all’estero, soprattutto in Irlanda”. “L’età media – ha proseguito – si sta alzando sempre più e questo naturalmente è potenzialmente un pericolo anche per il paziente. Un sistema per funzionare bene deve permettere alle figure professionali con maggiore esperienza di affiancare i più giovani, anche perché l’Italia invecchia, aumenteranno sempre più i malati cronici e dunque nel prossimo futuro sarà incalzante la richiesta di nuovi infermieri”.

ZAMBRANO: “L’EQUO COMPENSO È SOLO L’INIZIO”

“Vogliamo portare avanti la battaglia sull’equo compenso contenuto nel Decreto Fiscale per proteggere la spina dorsale dell’economia del Paese, che è costituita dalle professioni” ha dichiarato Armando Zambrano, numero 1 di Rete Professioni Tecniche. “In nessun Paese – ha fatto notare – le professioni hanno tanti obblighi e tanti oneri come in Italia. Inoltre vorrei porre alla vostra attenzione un paradosso: si parla sempre della necessità di togliere la burocrazia dal settore, ma fino a quando le norme saranno scritte da burocrati come si potrà raggiungere questo scopo?”

CONFPROFESSIONI: “IN ITALIA OLTRE UN MILIONE E MEZZO DI PARTITE IVA”

“Nel nostro Paese i professionisti in totale sono un milione e mezzo. Uno ogni 24 abitanti” ha detto Gaetano Stella, presidente nazionale di Confprofessioni. “I giovani, dopo un percorso scolastico lungo e tortuoso si ritrovano in un mercato del lavoro che li costringe ad aprire la partita Iva e rischiano di essere i nuovi poveri. Bisogna varare – ha suggerito Stella – nuove misure per l’autoimprenditorialità”.

Condividi tramite