Sono passati otto anni dal sisma che ha devastato L’Aquila e mercoledì 20 dicembre la città ha riavuto uno dei suoi gioielli: la Basilica di Collemaggio, una delle chiese più importanti del capoluogo abruzzese, icona della storia dell’architettura medievale, è stata riaperta dopo un intervento di restauro durato quasi due anni. Un evento forte soprattutto dal punto di vista simbolico, che segna, almeno questo è quanto sperano gli aquilani, un passo importante verso la completa ricostruzione. E che per il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini rappresenta “un atto dovuto agli aquilani”.

I lavori, finanziati dall’Eni con un contributo di 14 milioni, sono stati coordinati dalla Soprintendenza Archeologica dell’Aquila, con la collaborazione del Politecnico di Milano, dell’Università La Sapienza di Roma e dell’Università dell’Aquila. La struttura della Basilica, fortemente danneggiata dal terremoto, è stata consolidata nella facciata, nel campanile e restaurata in tutte le sue parti, garantendone la sicurezza sismica. “Un lavoro eccellente su uno dei monumenti più importanti della cristianità, fra i più belli dell’Aquila – commenta il sindaco Pierluigi Biondi (in foto), eletto lo scorso 25 giugno nelle fila del centrodestra – La Basilica, eretta nel 13° secolo, vide l’incoronazione di Celestino V, il papa della “bolla del perdono”. Celestino concesse l’indulgenza plenaria gratuita a tutti i pentiti e confessati che passano dalla Porta Santa fra i vespri del 28 agosto e i vespri del 29. Fu il primo Giubileo della storia”.

L’Aquila non festeggia solo per Collemaggio: Franceschini ha annunciato che, per spingere ulteriormente la ricostruzione, la Camera ha approvato un emendamento alla Manovra per finanziare, con 2 milioni di euro, l’apertura nel capoluogo abruzzese di una sede distaccata del museo di arte contemporanea Maxxi di Roma.

Sindaco, cosa significa questo restauro per la città?

“Un momento di rinascita vera, non soltanto per il legame che gli aquilani nutrono per la Basilica. La cerimonia è stato un momento di grande commozione, capace di infondere speranza e fiducia. Mia figlia è nata il 20 agosto del 2016. Quando aveva cinque giorni ha conosciuto il terremoto (le scosse di Accumoli si sono sentite fino all’Aquila ndr), quando ne aveva 9 ho attraversato con lei nel passeggino la Porta Santa. Vorrei che per gli aquilani Collemaggio rappresentasse quello che ha rappresentato per lei: l’affacciarsi ad una nuova vita”.

Com’è il clima a L’Aquila e cosa manca ancora?

“Manca la percezione che insieme alla ricostruzione privata venga avviata anche quella pubblica. Scontiamo ritardi inaccettabili, dovuti alle amministrazioni che mi hanno preceduto: abbiamo trovato 170 milioni di euro di progetti che possono partire, anzi che devono partire, ma che sono fermi”.

Perché?

“Perché i miei predecessori (Massimo Cialente, eletto nel 2007 nel centrosinistra, ndr) non hanno prestato la dovuta attenzione. E poi scontiamo norme troppo stringenti, che non ci consentono una ricostruzione rapida”.

Dove vivono oggi gli aquilani?

“Ormai la maggiore parte sono tornati in città, anche se alcuni rimangono in collocazioni provvisorie. Il vero problema è la percezione: se la città non riprende i ritmi, se non passa il messaggio che le cose si stanno muovendo, ti senti in gabbia, anche se stai a casa tua. Noi dobbiamo infondere fiducia e ottimismo, invitare i cittadini a capire che siamo testimoni di un cambiamento in meglio. Dobbiamo sì accettare questo stato delle cose, purché attorno si veda che si sta lavorando”.

Se potesse chiedere al governo un regalo di Natale per L’Aquila?

“Chiederei due cose: la possibilità di assumere la marea di precari che abbiamo nel personale comunale e risolvere i problemi della ricostruzione pubblica. Prendiamo le scuole: ricostruirle è un’emergenza che riguarda tutta Italia, non si possono imbrigliare le procedure nelle regole del nuovo sistema degli appalti, che impongono tempi lunghissimi: noi non abbiamo tempo di aspettare. Con le dovute garanzie di legalità e trasparenza cerchiamo un accordo, condiviso anche con l’Anac (l’autorità anti corruzione, ndr), e stabiliamo delle regole che ci facciano procedere con speditezza. E poi una terza cosa: ci stiano un po’ più ad ascoltare”.

Come giudica la collaborazione fra le istituzioni, Comune, Regione, governo?

“Genericamente positiva, ma bisogna fare di più e mettere da parte gli aspetti politici. Qualsiasi governo verrà, L’Aquila deve rappresentare un’emergenza nazionale, perché siamo un biglietto da visita per tutta l’Italia”.

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