L'articolo di Andrea Affaticati

Che le casse dello Stato tedesco siano piene è cosa risaputa. E i concittadini ringraziano l’ex ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble che i cordoni della borsa li ha sempre allentanti mal volentieri, preferendo, invece, anno dopo anno non fare nuovi debiti e centrare il famoso “zero nero”, “schwarze Null”. Schäuble stesso in campagna elettorale aveva parlato di 15 miliardi di euro che si sarebbero potuti spendere nel corso della prossima legislatura, anche per abbassare la pressione fiscale.

Una cifra che però appare ballerina. Inizio novembre Peter Altmaier, che ha preso il posto di Schäuble, ora presidente del Bundestag, il parlamento tedesco, parlava di un surpluso di 30 miliardi di euro. Cifra che nel corso delle trattative per la coalizione cosiddetta Giamaica (tra Cdu, Csu, Verdi e liberali dell’Fdp) oscillava invece tra i 35 e i 40 miliardi, mentre l’Unione (Cdu e Csu) parlava addirittura di 45 miliardi di euro, si apprende da un comunicato stampa pubblicato giovedì dal think tank economico situatio a Berlino “Initiative Neue Soziale Marktwirktschaft” (INSM).

Una differenza di 15 miliardi di euro non sono però poca cosa, motivo per cui l’INSM ha incaricato l’Institut der deutschen Wirtschaft” (IW) di Colonia di rifare attentamente i conti. E di nuovo è uscita un’altra cifra. Secondo questo istituto di ricerche economiche, il prossimo governo o meglio la prossima legislatura dovrebbe addirittura disporre di 52 miliardi di euro in più di quelli necessari a coprire le spese già preventivate. “Il che – riassumeva INSM nel suo comunicato stampa – vorrebbe dire, avere da qui al 2021 un margine di azione sufficiente per alleviare la pressione fiscale di 68 miliardi di euro, senza dover ricorrere a tagli nella spesa sociale, nell’istruzione e nelle infrastrutture”. Quest’ultime sempre più a corto di investimenti sia pubblici che privati. Il settimanale Spiegel ancora questa estate, in piena campagna elettorale, scriveva in proposito: “È vero che in Germania le strade, la rete ferroviaria, i ponti, le strade d’acqua sono più o meno tutte ancora in buone condizione. Almeno, per il momento, visto che da anni si osserva un costante calo degli investimenti pubblici, e si che l’economia va a gonfie vele. Se, stando ai dati del ministero federale dei Trasporti, nel 1992 la percentuale del Pil investita era dello 0,73 percento, nel 2015 era scesa allo 0,41 per cento”. Agli investimenti pubblici insufficienti si aggiunge poi una certa ritrosia da parte dei privati a investire in Germania. Di ciò dava invece conto, sempre in estate, il quotidiano Süddeutsche Zeitung, nel quale si leggeva: “Se i profitti delle società di capitale (tralasciando banche e assicurazioni) sono triplicati passando dai 173 miliardi di euro nel 1991 ai 543 miliardi di euro dell’anno scorso – nello stesso lasso di tempo c’è stata una sensibile contrazione degli investimenti netti, scesi da 85 miliardi a poco più di 20 miliardi di euro.

A parlare della necessità di più investimenti privati era stato in campagna elettorale il capo dei liberali Christian Lindner, il quale aggiungeva però che i privati non si possono però costringere, ma vanno invogliati. Per esempio snellendo la burocrazia. Sempre Lindner chiedeva inoltre la cancellazione del cosiddetto “Soli”, il contributo di solidarietà introdotto durante la Seconda Guerra del Golfo (1991). Inizialmente era del 7,5 per cento, successivamente era stato abbassato al 5 per cento, per finanziare le opere pubbliche nei nuovi Länder e mai tolto.

Anche secondo Hubertus Pellenghar, direttore amministrativo di INSM si potrebbe procedere innanzitutto alla definitiva cancellazione per tutti i contribuenti del Soli entro il 2020. Inoltre, a partire dal 2019 si potrebbero abbassare le aliquote per i redditi medi e innalzare invece le aliquote per i redditi più alti. Tutto questo non intaccherebbe il pareggio di bilancio. “E sarebbe una più che meritata ricompensa per il contribuente”.

Così facendo, spiegava inoltre il comunicato di INSM si avrebbe anche un gettito fiscale stabile. Perché come spiegava Tobias Hentze, economista senior di IW Colonia: “È dal 2010 che la costante crescita della pressione fiscale vede lo stato in una posizione molto più confortevole di quella dei cittadini. Se il governo vuole dunque interrompere questa spirale e riequilibrare la situazione non ha altra via se non quella di una riduzione fiscale”.

Infine, se guardando alle sfide che attendono la Germania nella competizione globale, il governo decidesse di aumentare gli investimenti già previsti nell’istruzione e nelle infrastrutture (i due settori che maggiormente dovranno far fronte ai mutamenti tecnologici), potrebbe rastrellare altri 18 miliardi di euro attraverso la prevendita di alcune sue partecipazioni. A iniziare di quella a Deutsche Telekom che, sempre secondo l’analisi dell’IW permetterebbe di intascare ulteriori 18 miliardi di euro.

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