L'intervento di Li Ruiyu, ambasciatore della Repubblica popolare cinese in Italia, pubblicato sull'ultimo numero della rivista Formiche

Il mondo si trova in un momento di grande sviluppo e cambiamento. Tuttavia, continuano a emergere molte contraddizioni: la crescita economica è insufficiente, gli squilibri nello sviluppo tra regioni sono preoccupanti, così come il terrorismo o l’emergenza umanitaria dei rifugiati. Nell’era della globalizzazione, queste problematiche non possono essere risolte da alcun Paese che scelga di operare da solo; soltanto attraverso una sinergia internazionale si potrà cominciare a perseguire uno sviluppo comune, sicuro e pacifico per il mondo intero. Questo è il punto di partenza sulla base del quale il presidente Xi Jinping, nel 2013, ha lanciato l’iniziativa Belt and road.

Negli ultimi quattro anni sono stati più di cento i Paesi e le organizzazioni internazionali ad aver preso parte e sostenuto attivamente la costruzione della Belt and road. L’Assemblea generale dell’Onu e il Consiglio di sicurezza hanno inserito questa iniziativa in alcune importanti risoluzioni. La Cina ha siglato accordi di cooperazione sotto l’egida della Belt and road con più di settanta Paesi e organizzazioni internazionali, avviando una cooperazione in ambito di capacità produttive con trenta Paesi.

La Banca asiatica per le infrastrutture e gli investimenti (Aiib) ha concesso 1,7 miliardi di dollari di finanziamenti ai Paesi partecipanti alla Belt and road. Il Silk road fund ha effettuato investimenti per più di 6 miliardi di dollari. Si stanno svolgendo stabilmente i grandi progetti per l’interconnessione euroasiatica, come la ferrovia Ungheria-Serbia o il porto del Pireo. dal 2014 al 2016, l’interscambio commerciale della Cina con i Paesi situati lungo la Via della seta ha superato i 3mila miliardi di dollari, con un totale di investimenti cinesi pari a più 50 miliardi di dollari. Questo ha generato circa 1,1 miliardi di dollari di introiti fiscali e 180mila posti di lavoro nei Paesi partecipanti, promuovendo pertanto una prosperità sempre più condivisa.

L’Italia era il punto di arrivo dell’antica Via della seta ed è anche il punto di incontro tra la cintura economica lungo la Via della seta e la Via della seta marittima. La storia e la posizione geografica fanno sì che il rafforzamento della cooperazione tra Cina e Italia abbia un significato molto particolare. La cooperazione tra i due Paesi si muove all’insegna di tre plus. Il primo è quello della volontà politica seguita da una cooperazione concreta. Nel maggio di quest’anno, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha visitato la Cina e ha partecipato al Belt and road forum per la cooperazione internazionale. In quell’occasione, i due Paesi hanno condotto fruttuose discussioni su come rafforzare la cooperazione nel settore delle infrastrutture e hanno mostrato una volontà politica molto forte nel voler aumentare la cooperazione attraverso la Belt and road. Al contempo, entrambe le nazioni stanno conducendo importanti riforme strutturali e miglioramenti dei comparti industriali.

La politica cinese Made in China 2025 e quella italiana Industria 4.0, la strategia cinese Internet plus e il piano italiano per l’innovazione scientifico-tecnologica denotano una grande complementarietà. La Cina e l’Italia possono rafforzare la cooperazione bilaterale nella manifattura ad alto valore aggiunto, nel risparmio energetico e nella tutela ambientale, ma anche in molti altri comparti, come l’agricoltura moderna, la moda e il design, l’energia e la costruzione di infrastrutture. Il secondo plus è il concetto di mutuo beneficio accompagnato da investimenti nel settore dell’economia e del commercio. L’Italia e la Cina sostengono lo sviluppo di un’economia mondiale aperta e si oppongono al protezionismo commerciale e degli investimenti, sostenendo il mutuo vantaggio.

Negli ultimi anni, l’interscambio commerciale sino-italiano è cresciuto: nei primi tre trimestri di quest’anno ha registrato un incremento del 14,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e la crescita delle esportazioni italiane verso la Cina ha superato ampiamente quella cinese in Italia. Il terzo plus è lo spirito di inclusione, accompagnato dall’incremento di scambio tra persone. La Cina e l’Italia sono rispettivamente la culla della civiltà orientale e la culla della civiltà occidentale, entrambe rispettano le diversità e ritengono che civiltà diverse debbano imparare le une dalle altre.

La Belt and road, inserita nella Costituzione del Partito comunista cinese durante il 19simo congresso, rappresenta il contributo della saggezza cinese alla comunità internazionale e mira a coadiuvare la creazione di un nuovo sistema di relazioni internazionali che ruoti intorno al concetto di cooperazione mutualmente vantaggiosa. L’obiettivo è quello di promuovere lo sviluppo e la ripresa dell’economia mondiale e migliorare la capacità di ciascuno di apprendere dalle esperienze delle altre civiltà, stimolando la riforma del sistema di governance globale e costruendo un destino comune per l’intera umanità.

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