Le elezioni in Russia si avvicinano e nulla sembra mettere in dubbio la vittoria di Putin. Come rivela il caso del dissidente Navalny escluso dalla competizione, l’autocratura di Mosca non bada più neppure alla forma. Cremlino non fa rima con democrazia. Persino Bruxelles fa fatica ad ignorare questo dato.

È l’Alta rappresentanza dell’Unione europea per la Politica estera ad affermare che la bocciatura della candidatura del leader dell’opposizione russa, Alexei Navalny, alle elezioni presidenziali di marzo 2018 solleva “seri dubbi” e “mette seriamente in discussione il pluralismo politico in Russia e la prospettiva di elezioni democratiche”. La Ue spera che l’ufficio dell’Osce per le istituzioni democratiche e i diritti umani “partecipi come osservatore a queste elezioni”.

Da parte sua, Navalny ha lanciato il boicottaggio delle elezioni presidenziali dopo aver accusato il capo del Cremlino, Vladimir Putin, di aver ordinato alla Commissione elettorale di respingere la sua candidatura. La risposta del Cremlino non si è fatta attendere. Il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov, ha infatti detto che le autorità dovrebbero indagare se gli appelli al boicottaggio, rivolti da Navalny ai suoi sostenitori dopo il blocco della sua candidatura, siano legali.

In Italia, l’unico a segnalare il caso è Fabrizio Cicchitto, deputato di Alternativa Popolare e presidente della Commissione Esteri della Camera. “In Russia c’è una democrazia leggermente autoritaria perché – quando va bene – esclude dall’agone elettorale gli oppositori e quando le cose non vanno bene essi fanno la fine di Anna Politkovskaja. Che ne pensano di tutto ciò i sostenitori italiani della Rivoluzione liberale cioè Forza Italia?”. Si attendono risposte. E non solo dal partito di Berlusconi.

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