Pontefici e mass media. Una storia lunga più di un secolo, che adesso non ha più segreti. Grazie all’accordo siglato tra la Segreteria per la comunicazione della Santa Sede e l’Università normale di Pisa nasce un archivio digitale senza precedenti. L’annuncio è stato dato da Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, durante la tavola rotonda intitolata “La Santa Sede nell’età della comunicazione di massa”, che si è svolta presso la Filmoteca vaticana in occasione dei sessant’anni dell’enciclica Miranda Prorsus. Il testo di Pio XII dedicato al cinema, alla radio e alla televisione. Oltre a monsignor Viganò, all’evento hanno partecipato: Vincenzo Barone (direttore della Scuola Normale Superiore) Giovanni Vian (professoe dell’Università Ca’ Foscari di Venezia) Gianluca della Maggiore (professore della Scuola Normale Superiore di Pisa) Federico Ruozzi (professore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Raffaella Perin (professoressa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) e Daniele Menozzi (professore della Scuola Normale Superiore di Pisa).

IL PROGETTO

L’idea è nata per “recuperare e valorizzare il patrimonio audiovisivo su Pio XII”, ha dichiarato il prefetto della Segreteria per la comunicazione. Sarà un portale dove confluiranno documenti scritti e audiovisivi, a disposizione degli studiosi. Non un semplice contenitore dove saranno archiviati file per chi effettua delle ricerche ma un progetto volto all’utilizzo delle informazioni “in forme nuove”. Un progetto senza precedenti e non è un caso che sia arrivato proprio adesso, a sessant’anni dall’enciclica. Nel corso della tavola rotonda, Menozzi ha fatto notare che Pio XII, “di fronte all’avvento dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, cominciò a ripensare il rapporto tra Santa Sede e media”. Prima di lui, la tendenza era a “usare i media per dirigere, controllare, moralizzare la comunicazione”. Con papa Pacelli, invece, “questi nuovi strumenti non sono più visti come un pericolo che va controllato o diretto, ma come canali attraverso i quali si può contribuire allo sviluppo della persona e della sua dignità”. Un atteggiamento, quello di Pio XII, che per lo storico è ancora di attualità, “in un momento di grandi trasformazioni come quello determinato dalla rivoluzione digitale”.

PIO XII E LE TRASMISSIONI ANTI-NAZISTE

Non è un caso che l’enciclica Miranda Prorsus sia stata promulgata l’8 settembre del 1957. Papa Pio XII è stato il “pontefice della televisione”, come ha affermato anche Federico Ruozzi durante la tavola rotonda. L’attenzione del pontefice nei confronti dei mezzi di comunicazione di massa ha segnato, per la prima volta nella storia della Chiesa un cambiamento di approccio. Con il pontificato di Pio XII, i mass media non vengono più intesi come strumenti di direzione politica ma come mezzi utilizzati per la diffusione del messaggio di salvezza. Grazie alla Radio Vaticana, la Santa Sede riesce a superare i limiti spaziali e temporali degli altri mezzi di comunicazione. Anche se a volerla è stato Pio XI, il suo successore invitò a continuare le trasmissioni anche durante la guerra. Grazie alle onde corte, essa poteva raggiungere milioni di ascoltatori anche all’estero. Le trasmissioni andavano in onda dalle 2 alle 22, in diverse lingue, tra cui il russo e il polacco.  I programmi non erano solo di carattere religioso, anzi. Nel 1939 veniva trasmesso un programma che aggiornava i radioascoltatori sulla strage tedesca in Polonia. Una scelta che non piacque al regime nazista. Nonostante ciò, il vescovo di Berlino invitò il Pontefice a continuare le trasmissioni. Un rischio limitato dal fatto che in quegli anni l’emittente vaticana era dichiarata autonoma rispetto al Papa ma questo era vero soltanto sulla carta. Nella realtà, il pontefice provò a utilizzare la radio per denunciare le crudeltà del reich lasciando la responsabilità agli speaker. Pacelli è stato anche il “papa della televisione”. Il primo a sperimentare, seppure timidamente, qualche trasmissione, nel 1949. Cinque anni dopo, il 3 gennaio del 1954, per la prima volta nella storia, le telecamere della Rai entrano nelle stanze vaticane e trasmettono un messaggio del Papa, in varie lingue. Un episodio che ha cambiato per sempre il rapporto tra la Chiesa e la modernità, tra il Papa e i fedeli, tra il centro e la periferia.

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