C’è quella storia dell’auto d’epoca. Una Lancia Astura del ‘37 che Silvio Berlusconi, il 29 settembre del 2016, ha ricevuto in regalo per l’80esimo compleanno. Secondo i giornali, l’idea era stata di Niccolò Ghedini. Un appassionato di veicoli storici che conosce bene il leader di Forza Italia. Ghedini, senatore azzurro e avvocato personale dell’ex presidente del Consiglio, gli anni li ha compiuti da poco: il 22 dicembre ne ha fatti 58, trascorsi in buona parte tra aule di tribunale e palazzi della politica. “Ho la laurea in giurisprudenza, ma avrei fatto volentieri anche agraria. Non mi sarebbe dispiaciuto lavorare in una delle nostre aziende agricole, a produrre olio o vino”. La campagna attorno a Padova, dove Ghedini è nato e dove vive con la moglie e il figlio, possono aspettare. Il 4 marzo si vota per le politiche e Ghedini, da garante del centrodestra, è al lavoro insieme con gli altri fedelissimi di Berlusconi per individuare alleati e candidati.

IL CASO

Ghedini, per Berlusconi, è un fidato consigliere. L’uomo che gli illustra le leggi e che gli comunica anche le brutte notizie. Come la condanna per il caso Mediaset del 2013. Ghedini ha raccontato di aver alzato il telefono e di aver sentito una voce incredula. “Berlusconi reagisce sempre così. È normale per una persona innocente e che ha la coscienza pulita”. Berlusconi, per Ghedini, è un amico. “Il nostro rapporto va oltre, molto al di là dell’amicizia comunemente intesa. Perché io difendo l’onore e la libertà di questo amico, ogni volta innocente, cui voglio bene. Molto bene”. Come accade spesso nei grandi incontri, tutto è iniziato per caso. “Nel 1998. Avevo difeso un giornalista del gruppo Fininvest su indicazione di Gaetano Pecorella, che era presidente nazionale delle Camere penali quando io ero segretario. Fu lui a segnalarmi. Il gruppo poi mi chiese dei pareri pro veritate. Li diedi, e la seconda richiesta fu di difendere il presidente Berlusconi in un singolo processo. Accettai con entusiasmo. Ci fu assoluzione, anche se dopo anni”.

CITAZIONI

Per molti, Ghedini è il cattivo. “Questa dimensione, il cattivo, è difficile da sostenere. Io sono liberale e faccio politica perché penso di contribuire con le mie idee a rendere più civile e degno il nostro paese”. Nell’ottobre del 2016, Ghedini risultò essere il senatore maggiormente assente dai banchi di Palazzo Madama. Il Corriere della Sera gli andò sotto. “Io, ogni giorno, e anche più volte al giorno, sento il presidente Berlusconi. E lui, d’intesa col capogruppo al Senato di Forza Italia, Paolo Romani, mi ha concesso la possibilità di fare politica fuori dal Parlamento. Un’attività che, evidentemente, viene giudicata utile”, replicò Ghedini. E poi, per lui, l’esercizio del voto in aula è una sorta di teatrino. “I parlamentari, che spessissimo non sanno neppure che cosa stanno votando, si limitano ad alzare il ditino, pigiano diligenti il tasto e poi tornano a sonnecchiare, oppure a leggere il giornale sull’iPad, a scrivere sms, a telefonare. Quel voto elettronico è una fiction politica”. Una citazione buona per i siti specializzati in aforismi, dove le frasi più note di Ghedini sono elencate insieme con le massime di Marx e Gandhi, Einaudi e Freud.

NIENTE SALOTTI, NIENTE CAVALLI

“Tenete a mente il nome di questo ragazzo: si chiama Niccolò Ghedini e farà strada”. Era il 1988 e la profezia sul futuro radioso dell’allora 29enne Ghedini fu di Piero Longo, altro avvocato di Berlusconi e parlamentare di Fi. L’uomo che con Ghedini ha condiviso anche una busta con quattro pallottole calibro 9 indirizzata al loro studio legale. Era il febbraio del 2014 e Ghedini era già un volto noto sia alla politica, sia alla magistratura. Uno che partecipava ai talk show per dovere e non per scelta. “Non mi piace andare lì a rivestire quel ruolo, e non mi piace quel ring dove ti chiamano solo perché vogliono sbranarti”. Nel caso, meglio un’ospitata a Porta a Porta, “dove il confronto è possibile”, piuttosto che trovarsi faccia a faccia con Marco Travaglio, “che racconta solo quello che gli piace e che gli fa comodo”. Ghedini, fuori dal lavoro, ha un solo hobby: “Il lavoro. Ritengo sia una fortuna. Non frequento salotti, non conosco la cosiddetta mondanità. Non vado a teatro, non scio, non nuoto, non vado a cavallo. Quando non sono ad Arcore o a Palazzo Grazioli, torno a casa a Padova”. Più si avvicina il 4 marzo, più Ghedini sarà impegnato a Roma per formare la coalizione del suo leader, l’uomo di cui l’avvocato sa tutto o quasi. Certamente, da cultore di valvole e pistoni, Ghedini saprà qual era il modello di automobile che possedeva il padre di Berlusconi: una Lancia Astura del ‘37.

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