Il "business plan" per l'azienda-Italia secondo Giorgio Ambrogioni, presidente di Cida, la confederazione dei dirigenti pubblici e privati

I programmi elettorali dei partiti appaiono deludenti, con promesse di corto respiro e slogan tutti da dimostrare. Al contrario servirebbero progetti politici dotati di visione, lungimiranza e una certa dose di coraggio. Cida, in rappresentanza dei manager e delle alte professionalità del pubblico e del privato, si è sempre ritenuta parte della classe dirigente di questo Paese e ha deciso di interpretare coerentemente questo ruolo di responsabilità, nel rispetto delle proprie e delle altrui competenze, elaborando un “business plan” per l’azienda-Italia. Ho volutamente scelto questo termine – al posto di “manifesto”, programma, progetto, ecc. – perché come manager siamo allenati a scrivere e leggere i business plan delle aziende. Piani industriali che abitualmente spaziano su un arco temporale di almeno tre anni, e che sono costruiti non solo dopo un’attenta analisi del mercato, ma tenendo conto del merito, della competenza e della professionalità delle persone con le quali si lavora.

Ma scorrendo i programmi elettorali dei partiti, non c’è traccia di progettualità di medio-lungo periodo, né vengono indicati con chiarezza i percorsi di crescita che il Paese dovrebbe imboccare. Tantomeno si fa riferimento a modelli di società in cui si premi l’impegno a studiare e a lavorare. Insomma, a parte le svariate promesse più o meno fantasiose di cui abbondano i leader politici, sono i fondamentali dell’economia che ci preoccupano e che richiederebbero diagnosi e terapie adeguate.

È il caso del Pil, che per il 2018 si conferma attestato a un modesto +1,5%, mentre ci sarebbe bisogno di un trend di crescita decisamente più alto, comunque sopra quel 2% che è lo standard europeo. Purtroppo mancano le ‘ricette’ che garantiscano questo risultato, né ci risulta che si torni al sempre valido stimolo degli investimenti: quelli pubblici languono da tempo, soffocati da un eccesso di regole e vincoli; quelli privati sono sempre più rari, paralizzati dall’incertezza politica e dalla lusinga della leva finanziaria.

Notizie confortanti non arrivano neanche dal fronte dell’occupazione, la cui crescita numerica non può giustificare lo scadimento qualitativo dei modelli contrattuali. O dal fisco, in cui la routine finisce sempre per impedire scelte riformiste. Per non parlare delle pensioni, diventate terra di scorribande e razzie, senza uno ‘sceriffo’ che mantenga il rispetto dei diritti e la tutela dei più deboli.

Di fronte a questo scenario Cida ha deciso di proporre un confronto concreto, sulle cose da fare, a tutte le forze politiche. Abbiamo elaborato un documento di politica economica ambizioso ma realistico, con indicati obiettivi sfidanti e le strategie per raggiungerli: sul nuovo welfare, sul percorso per l’aliquota fiscale unica, la flat tax di cui tanto si parla e sulla quale c’è una corsa alla primogenitura. Ma forniamo valide proposte anche per una sanità pubblica sostenibile e per una politica per le imprese che faccia tesoro dell’esperienza di Industria 4.0.

Il documento è “aperto”, nasce dallo spirito di servizio dei manager e ne rappresenta il pragmatismo e la capacità di affrontare e risolvere i problemi. Ne parleremo ancora, per non annoiare il lettore. Chiediamo ai partiti di condividerlo e, magari, di farlo proprio, di prenderne ispirazione per i propri programmi. Cida lo ha inviato a tutti e a tutti chiede un confronto nel merito delle proposte. Per i partiti può essere l’occasione per uscire dal mondo degli slogan e calarsi in quello reale del lavoro, della produzione, dello sviluppo.

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