Ci sono nomi che nei salotti chic bisogna pronunciare con circospezione. Ti devi anche un po’ giustificare. Non si tratta di evasori fiscali o mafiosi, ma degli autori di best seller. Chi scrive libri – e ha anche la presunzione di venderli – è guardato con sospetto. E chi legge quei libri è un sempliciotto, uno di bocca buona. Come se condividere i propri gusti con altre persone fosse poco elegante.

Nell’ultimo numero del foglio mensile di Telos A&S PRIMOPIANOSCALAc abbiamo intervistato un autore che ha venduto vagonate di libri: oltre 20 milioni di copie, tanto per dare un’idea della portata del fenomeno. È Valerio Massimo Manfredi, archeologo, antichista, scrittore, docente universitario, giornalista e autore di ventiquattro romanzi e dodici saggi, tradotti in venticinque lingue e in trentotto Paesi.

Gli abbiamo chiesto cosa ne pensa degli snob, che alzano il sopracciglio quando si parla degli autori che vendono. La replica è fulminante: “Non rispondo perché lo snobismo bisogna poterselo permettere”. Una reazione che ci porta indietro nel tempo, alle satire di William Thackeray, autore del “Libro degli snob” (Mursia ed.), una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista inglese Punch fra il 1846 e il 1848. Thackeray descrive un mondo reso uguale non dai diritti, come auspicavano gli illuministi, ma dallo snobismo. Tutti sono snob ai danni di qualcuno. Poi ci sono gli “snob assoluti, che lo sono sempre, con chiunque e dalla mattina alla sera.” Tanto per non perdere l’esercizio.

Tornando ai libri, il sospetto è lecito: gli autori “di nicchia” non proverebbero certo ripugnanza se riuscissero a uscire dall’angoletto, anche se non tutti sono disposti ad ammetterlo. Per quanto riguarda i lettori, invece, a quanto pare non è fico dare l’impressione di essere uno che ama ciò che piace ai tanti. Ma bisogna dire che, se piace ai tanti, ci sarà pure un motivo. Forse che il libro è bello? Tanto per dirne uno. Un’ipotesi che lo snob non è disposto a contemplare.

Leggi l’intervista a Valerio Massimo Manfredi

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