L'intervento di Andrew Spannaus, giornalista e analista di Transatlantico.info

La pubblicazione del Nuclear Posture Review (NPR) da parte del Governo Usa sottolinea le contraddizioni della politica strategica all’interno delle istituzioni americane. Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca l’atteggiamento verso la Russia è cambiato, ma solo parzialmente; permane nel mondo militare (e non solo) una forte schiera di funzionari che continua a vedere il vecchio avversario della Guerra Fredda come il nemico principale.

LA STRATEGIA TRUMP, TRA AZIONE E DETERRENZA

La visione anti-globalista di Trump, con la sua enfasi sulla sovranità nazionale e le critiche alle guerre promosse dai neoconservatori, si scontra spesso con la convinzione dello stesso presidente che per difendersi occorre essere in una posizione di forza e dominante: l’avversario deve anche credere che lui sia disposto ad agire, altrimenti la deterrenza perde il suo effetto. Per questo motivo vediamo dichiarazioni forti e minacciose da parte del presidente, che così spera di ottenere risultati senza dover effettivamente andare fino in fondo. In merito alle armi nucleari, Trump ha dichiarato più volte che sarebbe meglio non averle, ma anche che finché il mondo non cambierà su questo punto, gli Stati Uniti dovranno comunque essere i più forti in tale ambito.

UNA STRADA INTRAPRESA DALL’AMMINISTRAZIONE OBAMA

L’ammodernamento dell’arsenale nucleare americano non parte certamente con l’Amministrazione Trump. È stato sotto la presidenza di Barack Obama che i piani per rinnovare e potenziare le armi atomiche hanno preso il via, già con l’approvazione del National Defense Authorization Act del 2010. Il programma in atto prevede un investimento di 1,25-1,5 trilioni di dollari nello spazio di trent’anni.

Con l’NPR – anticipato da Transatlantico.info due settimane fa – Trump ha deciso di continuare sulla stessa strada; nonostante la sua volontà di porre fine all’ottica della Guerra Fredda, è stato chiaramente convinto dall’importanza di garantire la supremazia nucleare degli Stati Uniti, anche in risposta ai programmi di ammodernamento in atto in Russia. In questo senso, i piani paralleli di Usa e Russia possono essere considerati come un modo per garantire la parità nucleare, seppur al rialzo da entrambe le parti.

IL RUOLO CENTRALE DI PAYNE E MILLER

Tuttavia, emerge chiaramente che la fazione più interventista ha avuto un’influenza significativa nella stesura dell’NPR, che dunque riflette una visione che non può essere attribuita pienamente all’attuale presidente. Una prima indicazione in questo senso è venuta da Jon Wolfsthal, direttore della Nuclear Crisis Group ed ex funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale. In un commento raccolto dal HuffPost, Wolfsthal ha detto: “Chiaramente questa non è la politica di Trump”, rifletterebbe invece la visione di altri personaggi senior nel mondo militare.

Più nello specifico, The American Conservative riporta il ruolo centrale di individui come Keith Payne del National Institute for Public Policy (NIPP) e il consulente Franklin Miller, visti negli ambienti delle Forze armate come molto aggressivi sul tema nucleare. Alcune delle proposte più forti sono state frenate, ma il prodotto finale contiene i punti più discussi oggi, a partire dal dispiegamento delle testate tattiche, o a basso rendimento. Si parla di casi in cui queste testate potrebbero essere utilizzate per rispondere ad un attacco non-nucleare, per esempio di natura cibernetica. L’obiettivo dichiarato è di aumentare la flessibilità e la reattività delle forze nucleari per affrontare scenari diversi.

LA RUSSIA E TIMORI DI UNA ESCALATION

La preoccupazione che emerge è la seguente: a prescindere dalla questione degli Stati canaglia e dall’utilizzo limitato delle armi atomiche – che già sollevano molte domande – è evidente che il bersaglio principale rimane la Russia. Il documento punta il dito anche contro la Cina e la Corea del Nord, con l’obiettivo dichiarato di dissuadere tutti da un attacco nucleare; ma l’enfasi rimane sull’avversario storico.

I piani di ammodernamento in atto e annunciati introducono fattori di incertezza che rendono più probabile uno scontro nucleare, voluto o meno. Mettere testate piccole sui missili Cruise, per esempio, presenta un livello di ambiguità pericoloso. Se l’avversario non è in grado di identificare con certezza il tipo di armi utilizzate, aumenta fortemente il rischio di una escalation, soprattutto con la vicinanza delle forze russe e americane nell’area dell’Intermarium, per esempio.

È una questione che non si limita al NPR, se ne parla già nell’ambito del Prompt Global Strike, la dottrina americana che mira a garantire la capacità di risposta rapida (entro un’ora) con armi convenzionali in tutto il mondo. Gli obiettivi del PGS hanno portato per esempio alla decisione di mettere i bombardieri nucleari e convenzionali sotto lo stesso comando negli Stati Uniti, offuscando il confine tra i due ambiti.

POLITICHE NEOCONSERVATRICI E INTERVENTISTI

Ufficialmente non c’è nessun abbassamento della “soglia nucleare”, che secondo il vicesegretario della Difesa Usa, John Rood “rimane a un livello incredibilmente alto”. È evidente però che l’NPR rifletta sulle strategie nucleari della Russia, tornando spesso sulle capacità di Mosca e sui “cambiamenti nell’ambiente di sicurezza” negli ultimi anni.

La questione è però quanto il nuovo orientamento rispecchi invece la volontà di Donald Trump. Molti preferiscono che la politica strategica americana venga indirizzata da altri, cioè da persone meno impulsive dell’inquilino della Casa Bianca; ma se prevale la visione interventista chiaramente presente in molti dei consiglieri del presidente, si rischia che il promesso abbandono delle politiche neoconservatrici e globaliste non avvenga nei fatti.

Un mondo westfaliano, in cui si cerca di promuovere i propri interessi, ma nel rispetto della sovranità altrui, dovrebbe fare meno paura di uno in cui gli interventisti cercano di imporre la loro visione con metodi ambigui e pericolosi.

(Transatlantico.info)

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