L’ultima puntata del Commissario Montalbano fa lo stesso share del Festival di Sanremo perché negli altri canali non c’è niente di alternativo da vedere. Non c’è controprogrammazione. Una volta in televisione davano i film.

Montalbano piace perché rappresenta la società dannata che, al lunedì sera, vi si sintonizza. Nell’arredamento tipico dei tinelli della medio-borghesia che fa rotta verso il proletariato tra bollette e cambiali troneggia il televisore lcd comprato al supermercato. Danno il nome Ginevra alle loro figlie ed è l’unica cosa di svizzero che hanno nelle loro vite sudamericane.

Montalbano piace perché è l’uomo medio che non ha responsabilità. Non deve fare la spesa, non deve accompagnare i figli a scuola. Non ha suocere che dividono con lui la casa per arrivare a fine mese. Vive come un re, Montalbano pur facendo un lavoro duro, rischioso e malpagato. Fuori dalla finzione, sarebbe un fratello d’Italia con tutti i suoi problemi. Nella finzione, invece, ha la fortuna di dover solo lavorare. Meno male, dunque, che acchiappa i criminali. Almeno quello.
La donna con le sue domande, i suoi progetti, la donna che ha l’idea e la prospettiva del futuro non c’è. È assente. La compagna di Montalbano è solo una voce. Mimì Augello è fimminaro ma come lo sono gli italiani nell’immaginario. Solo nel luogo comune, a parole. Non ne parliamo poi di Fazio. Asessuato.

Alla donna è riservato, il più delle volte, il ruolo di vittima. E della badante. Come Adelina. Quale uomo non vorrebbe vivere come Montalbano.

Anche dal punto di vista economico, Montalbano è lo specchio della società italiana. I cachet, infatti, decrescono da Nord a Sud. Dagli uomini alle donne. Una cosa è Zingaretti, un’altra Catarella. Una cosa sono gli uomini che hanno copioni da 100 battute, una cosa sono le donne che devono essere solo fotografate mezze nude col lenzuolo sopra o fare un colpo di tosse.

Il Montalbano, sicuramente quello televisivo, è un prodotto di bigiotteria. È il surrogato delle serie TV che i disgraziati che vanno a Lidl per il magiare e a oviesse per i jeans a 10 euro e le mutande (5 a 3 euro) non potranno mai guardare. Le serie TV e la TV on demand non sono di questo mondo ma dell’altro. Non arrivano negli alveari di periferia vista tangenziale che, ormai, non fanno parte delle statistiche elettorali.

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