Aumentano le tensioni nelle forze armate venezuelane che il presidente Nicolás Maduro cerca di contenere con gli arresti

Circondato da 152 galline e le verdure di un orto urbano, Nicolás Maduro ha commemorato i cinque anni della morte del presidente Hugo Chávez in un evento ufficiale nell’Accademia Militare di Caracas. Durante il discorso, Maduro ha chiesto alla popolazione di coltivare nei giardini e nelle case e ha sfruttato l’occasione per ricordare il dovere di essere fedeli a Chávez e al governo in un momento di estrema difficoltà sociale ed economica.

UNITÀ IN NOME DI CHÁVEZ

Maduro ha lanciato un appello a favore dell’unità all’interno delle Forze Armate, in nome del ricordo di Chávez. Le ultime settimane sono state segnate dalle dichiarazioni – e arresto – dell’ex ministro degli Interni, Miguel Rodríguez Torres, fondatore del servizio di intelligence venezuelano Sebin e alleato di Maduro fino al 2014: “Le condizioni oggettive di un colpo di Stato sono 100 volte superiori a quelle del 4 febbraio del 1992. Gli ufficiali delle Forze Armate, le truppe, la famiglia militare, stanno soffrendo le stesse difficoltà di tutti”. Rodríguez Torres è stato accusato di organizzare un attacco contro le Forze Armate e di essere in contatto con la Cia.

TUTTI I MILITARI RIBELLI

Ma non solo lui è nel mirino del regime di Maduro. Come lo stesso Chávez nel 1992, dopo due tentativi falliti di colpo di Stato, altri tenenti colonnelli venezuelani sono stati arrestati con l’accusa di ribellione militare e tradimento alla patria. Tra loco c’è il comandante Igbert José Marín Chaparro; Juan Pablo Ayala e il comandante Eric Peña Romero.

L’ex ministro per l’Alimentazione del governo di Chávez, il generale Hebert García Plaza, ha scritto su Twitter: “Compagni delle Forze Armate, Maduro ha arrestato i militari del 4F (fallito colpo di Stato del 1992 guidato da Chávez) e anche a molti di quelli che hanno dedicato la loro carriera militare per difendere la Patria e le istituzioni, solo perché vuole difendere il suo progetto politico. Non dovete avere dubbi sul fatto che anche voi sarete sacrificati e arrestati”. La ricercatrice Sebastiana Barráez ha dichiarato che nel 2017 ci sono stati 36 arresti di militari attivi o in pensione; a febbraio del 2018 la cifra è salita a 86.

DISSIDENTI NELLE FORZE ARMATE

Secondo l’analista Javier Ignacio Mayorca, membro dell’Osservatorio Venezuelano del Crimine Organizzato, questo è “il secondo movimento di dissidenza contro il presidente Maduro identificato tra i militari in un anno. Nel 2017 è stato smontato ad ultimo momento un gruppo di tenenti e primi tenenti, molti promossi nel 2012 nell’Accademia Militare”.

La stampa digitale indipendente del Venezuela sostiene che i militari detenuti quest’anno facevano parte del Movimento di Transizione per la Dignità del Popolo. Era membro del movimento anche Raúl Baduel, ex ministro di Chávez.

LA PIÙ GRAVE CRISI MILITARE

Rocío San Miguel, direttore dell’ong Control Ciudadano, pensa che il governo del Venezuela vive la più grave crisi militare dal 1992. “L’arresto di Rodríguez Torres  – ha aggiunto – è un indizio della divisione in corso tra il chavismo e il madurismo all’interno delle forze armate […] Sono prevedibili, nelle prossime ore, altri arresti”.

Tuttavia, la svolta militare contro il regime di Maduro sembra non essersi compiuta ancora perché sono state applicate sanzioni (soprattutto dagli Stati Uniti) contro molti funzionari di alto livello delle forze armate che potrebbero essere deportati se cade il governo. Con Maduro al potere, invece, mantengono intatta la loro immunità.

Per l’editorialista del sito di sinitra Aporrea, Javier Antonio Vivas Santana, “presto ci saranno giorni decisivi per il Venezuela, e le Forze Armate, senza dubbio, giocheranno un ruolo importante per salvare il sistema costituzionale del Paese”.

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