Pesco, la difesa europea e i rischi per l’Italia dopo il voto

Pesco, la difesa europea e i rischi per l’Italia dopo il voto
Con la guida di quattro progetti della cooperazione strutturale permanente, l'Italia può vantare un buon posizionamento ma il risultato elettorale rischia di comprometterlo. L'opinione di Paola Sartori, ricercatrice dello Iai

Mentre in Italia si cerca di capire come costruire una maggioranza di governo, martedì a Bruxelles è andata in scena quella che l’Alto rappresentante dell’Unione europea Federica Mogherini ha definito “una giornata storica” per la difesa comune. Il Consiglio affari esteri dell’Ue ha dato il via ufficiale ai primi 17 progetti della cooperazione strutturata permanente (Pesco), approvando inoltre la roadmap per quelli futuri.

Se per ora l’Italia può vantare un ottimo posizionamento (con la guida di quattro dei 17 progetti), i risultati delle urne hanno alimentato qualche dubbio su quello futuro. Per qualsiasi esecutivo uscirà dalla fase delle consultazioni, la difesa europea sarà un banco di prova per capire dove vuole andare il Paese, se mantenere la guida del progetto continentale o scivolare verso un ruolo di secondo ordine. Visto l’esito del voto, ha spiegato Paola Sartori, research fellow dell’Istituto affari internazionali (Iai), la continuità del futuro governo rispetto a queste tematiche potrebbe non essere scontata.

LE DICHIARAZIONE DI PINOTTI E MOGHERINI TRA VOTO E PESCO

Per l’Italia ha partecipato al vertice di Bruxelles il ministro della Difesa Roberta Pinotti, reduce dalla sconfitta al collegio uninominale di Genova ma comunque eletta in Senato grazie ai listini plurinominali. Presente anche l’Alto rappresentante Mogherini, che a margine dell’incontro ha espresso “piena fiducia” nel presidente Sergio Mattarella, manifestando una prudenza rispetto al voto italiano che ha coinvolto tutti i vertici dell’Ue. E mentre i risultati delle urne continuano dunque a far discutere, da Bruxelles è arrivato un nuovo e determinante impulso dalla difesa comune. I 17 progetti su cui lavoreranno 25 Paesi membri che già a dicembre hanno aderito alla Pesco “riguardano le priorità strategiche per la difesa europea”, ha spiegato il ministro Pinotti. “L’Italia – ha aggiunto – ha effettuato un lavoro di coordinamento su tutti i progetti”. Entusiasta anche la Mogherini che ha parlato di “giornata storica” per l’Europa.

LA TABELLA DI MARCIA

Dal vertice europeo è arrivata infatti l’approvazione di una nuova tabella di marcia per la Pesco, il sistema di cooperazione strutturata attraverso cui alcuni Paesi membri (ormai ben 25) hanno deciso di rilanciare la difesa comune. La nuova roadmap, ha spiegato ad Airpress Paola Sartori, “individua per maggio una decisione del segretariato della Pesco per la proposta di una nuova tranche di progetti”. Entro giugno poi, ha spiegato l’esperta, “il Consiglio dovrebbe adottare le regole sulla governance dei progetti, che al momento è definita in linea generale su due livelli: decision-making e direzione politica sono affidate al Consiglio, mentre la governance dei singoli progetti agli Stati membri coinvolti”. Entro fine ottobre andranno poi “identificati e selezionati i nuovi progetti, su cui il Consiglio si è impegnato ieri a prendere una decisione entro novembre per l’aggiornamento della lista attuale”.

I PROGETTI A GUIDA ITALIANA

“Il nostro Paese registra la maggiore presenza sui progetti approvati ieri”, ha notato Sartori. L’Italia partecipa infatti a ben 15 dei 17 progetti approvati, guidandone quattro. Da notare che solo la Germania ne guida altrettanti mentre la Francia (che chiude il gruppo dei Paesi promotori della Pesco) si ferma a due. Nel dettaglio, l’Italia lavorerà alla creazione dell’European Training Certification Centre, il cui scopo è standardizzare le procedure di formazione e addestramento delle Forze armate dei diversi Paesi membri. Al nostro Paese spetterà poi il compito di coordinare i lavori sul Deployable Military Disaster Relief Capability Package, un pacchetto di misure e capacità comuni destinate a fornire assistenza multinazionale in missioni (a guida Ue e non) di emergenza come in caso di disastri naturali. In questo progetto rientra la creazione di un Centro di eccellenza per l’addestramento al disaster relief e di quartier generali specifici sul tema.

Grande attesa per il terzo progetto a guida italiana, concernente l’Harbour & Maritime Surveillance and Protection (Harmspro), “forse il più significativo per il nostro Paese”, ha detto Paola Sartori. Lo scopo è fornire capacità che permettano la sorveglianza e la protezione di specifiche aree marittime, dai porti agli stretti passando per le linee di comunicazioni e le strutture in mare. Il progetto dovrà fornire un sistema di sensori marittimi, software e piattaforme (di superficie, marine e aeree) che permetta di identificare ogni tipo di minaccia. Infine, l’Italia guiderà il progetto che punta a sviluppare e costruire un prototipo per i tre mezzi terrestri militari europei: il veicolo corazzato per la fanteria (Aifv), il veicolo d’assalto anfibio e il veicolo corazzato leggero. Se per l’Harmsprio l’Italia può contare sulla posizione di leadership di Leonardo nella sensoristica per la difesa navale, sul progetto per i veicoli militari il Paese può vantare una posizione privilegiata grazie a Iveco Defence Vehicles, leader nel segmento dei propulsori.

L’INIZIO DEI LAVORI E L’INTEGRAZIONE CON L’EDF

Prima che inizino i lavori su questi progetti “bisognerà aspettare l’altro passaggio previsto dalla roadmap, e cioè la definizione delle regole per la governance”, ha spiegato l’esperta dello Iai. Inoltre occorrerà capire come la Pesco “si coordinerà con le altre iniziative della difesa comune”, dalla revisione coordinata annuale (Card) al Fondo di difesa europeo (Edf) istituito dalla Commissione. Un elemento di novità in questo senso potrebbe essere rappresentato dalla proposta di creazione di un’European Peace Facility, idea introdotta già a dicembre dalla Mogherini e rilanciata ieri. Si tratterebbe “di uno strumento che potrebbe finanziare spese in ambito militare e di difesa che attualmente non possono essere finanziate dal bilancio Ue”, ha rimarcato Sartori. Ciò che sembra però più rilevante è capire l’interazione dei progetti Pesco con l’Edf. “È significativo che l’Italia partecipi a ben 15 progetti ma occorre ancora aspettare di vedere quali saranno i progetti eventualmente eligibili e i potenziali meccanismi di cofinanziamento”. Ad ora, infatti, è previsto un cofinanziamento europeo del 20% per i progetti multinazionali, a cui si aggiungerebbe un bonus di un ulteriore 10% per i progetti Pesco. Eppure “tutto questo resta, per ora, una previsione su carta – ha detto Sartori – che attende la definizione delle modalità concrete”. In ogni caso, l’Unione interverrebbe a “supportare gli Stati e non a sostituirli”. Ciò richiede che gli Stati membri si impegnino a stanziare sufficienti risorse, elemento che presuppone a sua volta una decisa volontà politica a sostegno della difesa comune.

L’EFFETTO ELEZIONI SUL RUOLO ITALIANO

Proprio sulla volontà politica italiana potrebbe però influire il risultato elettorale. La difesa comune è ancora un progetto in fieri e il rischio che l’Italia perda posizioni non è da sottovalutare. “Se da un lato è positivo l’impegno mostrato fino ad ora (con la guida di quattro progetti), dall’altro, in un momento in cui la Germania ha ritrovato la sua stabilità e la Francia va a pieno regime e decisioni importanti su governance e nuovi progetti devono ancora essere prese, sarà importante che l’Italia continui a mostrarsi propositiva”, ha notato la research fellow dello Iai. Ciò, ha aggiunto, “dipenderà anche dalla volontà politica a suo supporto”. Visti i risultati elettorali, con la vittoria di due forze in passato molto critiche verso l’Unione, “la continuità dell’impegno italiano potrebbe essere messa alla prova”, ha detto Paola Sartori. Per adesso, ha concluso “siamo riusciti a guadagnarci un buon posizionamento all’interno dell’iniziativa; è importante che venga mantenuto”.

ultima modifica: 2018-03-08T09:30:46+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

 

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