Chi c'era e cosa si è detto durante la presentazione del libro, “Come la Chiesa finì” avvenuta giovedì 15 marzo presso la sede di Confedilizia, a Roma

“Il problema delle Chiese vuote non è il problema vero del credente. Lo è in termini politici, o sociologici. Ma nella storia da questo punto di vista la Chiesa ha avuto alti e bassi, si è visto di tutto. Da battezzato sono dispiaciuto non del fatto che le Chiese siano vuote, che non è sempre vero, ma che questo tesoro di sapienza e di bellezza che è il depositum fidei, della nostra bella e tradizionale e antica fede cattolica, non venga più trasmesso, comunicato, donato, così come merita. E custodito. Come il dono più bello che ci possa essere, perché dà senso a tutto. Giovanni Paolo II diceva queste cose qui, e le diceva ai giovani. Io stesso fui conquistato da questa proposta, alta. Diceva: non guardate le cose minute, le preoccupazioni di tutti i giorni. Alzate lo sguardo, prendete il largo. Mettevi in gioco, e ascoltate la proposta di Gesù. Prendetela sul serio. Perché questa proposta vi cambia tutto. Ecco la Chiesa”.

IL LIBRO DI ALDO MARIA VALLI

Aldo Maria Valli, giornalista Rai, vaticanista, saggista, è uno tra gli intellettuali che si potrebbero annoverare nelle fila dei critici, a suo modo, di una certa direzione intrapresa in determinati frangenti dalla Chiesa e dai cattolici. Sul suo blog si leggono spesso interventi molto duri, a volte ironici, altre volte sconfortati, e non a caso il suo ultimo libro pubblicato per LiberiLibri si intitola “Come la Chiesa finì”. Un racconto distopico, immaginifico, ma allo stesso tempo creativo e pieno di humor, che mettendo in scena una realtà fantastica cerca di ritrarre quelli che sono a suo avviso i difetti e le mancanze che in questo momento la Chiesa cattolica sta manifestando, o forse i punti essenziali della stessa fede che a volte sembrano essere trascurati, o messi in disparte.

IL TESORO DELLA FEDE CATTOLICA

“Abbiamo un tesoro così grande e lo stiamo perdendo. E mi dico: che dispiacere. Per fare cosa? Per andare incontro a un mondo così confuso, dominato da questo pensiero debole, da questa liquidità totale che non ti dà punti di riferimento. Tu che sei pastore hai la responsabilità di condurre il tuo gregge verso questa bellezza, questa proposta così alta e così nobile. E cosa fai? Perdi tempo per inseguire il mondo? Parli come il mondo? Ti metti sullo stesso piano del mondo? Ma perché? Da umile battezzato ti dico: pastore, fai attenzione. Non è questa la strada”. Durante la presentazione del suo libro, avvenuta giovedì 15 marzo presso la sede di Confedilizia, a Roma, il giornalista ha infatti cercato di ripercorrere le ragioni che lo hanno spinto a scrivere il suo ultimo libro. E le speranze, i desideri di riportare in carreggiata il messaggio più profondo della fede cattolica, che per la maggior parte muovono le sue critiche.

IL FUTURO DISTOPICO RACCONTATO DA VALLI

“Il mio futuro in effetti è immaginario ma non tanto, guardandoci attorno. Ho pensato che in questa forma potessi dire meglio quello che avevo da dire. Avevo voglia di esprimere un mio profondo malessere in quanto cattolico e credente. La mia prima riflessione era sul linguaggio della Chiesa dei nostri tempi, che parla tanto di misericordia e ha espunto totalmente la questione del giudizio, quello che noi dobbiamo dare al mondo come credenti in ogni momento, ma che è anche quello che il buon Dio dà su di noi e che darà quando saremo al suo cospetto. Di una Chiesa che parla di accoglienza e di uscita ma non spiega mai perché, e per proporre che cosa”. Il parere del giornalista su questo punto è inamovibile, e diretto: “Io trovo che con questo linguaggio la Chiesa sia superficiale e ambigua, perché non va mai al dunque, e che mentre dovrebbe occuparsi di salvezza delle anime si occupa di società, di ecologia, e non offre una risposta di conversione, ma lascia che sia il soggetto da solo a decidere nella situazione data. Questa è una Chiesa tutta in avvicinamento al mondo, che però alla fine ne prende tutte le caratteristiche annullandosi”.

IL VERO MESSAGGIO DEL LIBRO: LA CHIESA NON PUÒ FINIRE. AL LIMITE “QUELLA” CHIESA

L’obiettivo del giornalista infatti è, molto semplicemente, quello di mettere in guardia da possibili conseguenze negative. “È un percorso che storicamente abbiamo già visto in atto, i nostri fratelli protestanti hanno già avuto una esperienza di questo genere: a forza di avvicinarsi e dialogare col mondo, di ragionare con le sue stesse categorie, si sono diluiti fino a raggiungere l’irrilevanza”, dice Valli. “Ma la Chiesa non finirà, perché non è nostra, e nemmeno del Papa, ma è di Cristo”, lasciando così spazio a un quasi inaspettato innalzamento dello sguardo, a un barlume, sul piano sociale, di ottimismo. Che svela le vere ragioni del suo libro, il messaggio contenuto al suo interno. “La Chiesa non può finire, il titolo è volutamente fuorviante: dice come finirà quella Chiesa. La Chiesa è grande e non è il Papa, la Curia, le congregazioni, ma è fatta di tante realtà dinamiche, dei missionari, della suorina che sta in parrocchia, della mamma che fa la catechista, del parroco di campagna. Lo leggerete nel libro”.

L’INTERVENTO DI CORRADO AUGIAS

Alla presentazione ha partecipato anche lo scrittore, giornalista, conduttore televisivo e firma di Repubblica, Corrado Augias. Che ha esplicitato il suo parere. “Non so se la critica trasparente a Bergoglio sia giustificata”, ha affermato Augias. “Bergoglio si trova davanti una società lacerata, che è quella dei nostri tempi. Il suo dilemma è: mi tengo stretto quelli che ci stanno, o cerco di allargare, addolcendo, limando la dottrina e i costumi, cercando di allacciare il maggior numero di persone possibili? Io non ho una risposta a questo dilemma, al contrario di Valli”.

LA PROVOCAZIONE DELLO SCRITTORE

Difficilmente infatti, prosegue Augias, si sente un cattolico parlare di “salvezza delle anime, come fa Valli”. Il problema però, replicando all’intervento dell’autore del libro, è che per Augias la Chiesa “era già diluita”. “Le Chiese sono vuote, i seminari sono vuoti. Dio è sparito dalla letteratura, dal cinema, dagli sceneggiati, dai romanzi, dalle poesie, non c’è più! Perché non c’è più la Chiesa. Nella letteratura, anche del dopoguerra, Dio traspariva. La Chiesa invece oggi non è più una realtà sociale. La domanda è allora un’altra: che si deve fare? Ditemi qual è l’alternativa”, è la provocazione del giornalista. “Martini, quattro anni prima di morire, disse che la nostra teologia era vecchia di secoli. I giovani non la seguono più, come accade per le dottrine politiche dei vecchi partiti. I tempi si evolvono con tale velocità che quelle diventano foglie spazzate dal vento, quella distopia di cui parli era già in essere. La Chiesa cattolica era un organismo malato, la sua malattia è nelle spiate, nelle lotte, la divisione della Curia, le inimicizie, i colpi a tradimento, i tranelli, le lettera false. Quello non è un organismo che può essere ancora retto con quella teologia, bisognava innovare. La domanda allora è: sta, Jorge Bergoglio, innovando nella direzione giusta?”.

LA CORDA DELLA MISERICORDIA E L’EDUCAZIONE CATTOLICA

Il punto finale e centrale di Augias è però un altro. “Francesco ha scelto una corda e l’ha portata fino in fondo, quella cioè della misericordia. Non è affatto avulso dalla Dottrina cattolica ma ne sta all’interno, e se volete ne ha ampliato e così deformato uno dei suoi principi, quello appunto della misericordia. Capisco le preoccupazioni degli ebrei della finanza e dei vescovi americani quando si dicono inquieti, ma è perché finanza e misericordia non vanno d’accordo. Se ci trovassimo qui davanti Francesco d’Assisi lo cacceremmo a calci da questa stanza, amici miei”. Un parere invece molto duro e schietto è quello del banchiere Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior, economista, saggista, cattolico. “A me spaventa che nell’Evangeli Gaudium Papa Francesco, la più alta autorità morale al mondo, dica che l’origine di tutti i mali non sia il peccato, ma l’inequità, la cattiva redistribuzione delle risorse economiche”, dice Gotti Tedeschi. Che così conclude: “Tempo fa un amico mi diceva che la cosa più difficile per noi cattolici è di ricostruire l’educazione cattolica. Che è stata abbandonata da cinquantanni, in famiglia, nelle scuole, nelle chiese. Come fare a ricostruire una educazione? Benedetto XVI parlava di emergenza educativa”.

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