Il Washington Post lancia l’allarme: il 1° luglio potrebbe vincere le elezioni presidenziali messicane il candidato di Morena, un politico molto simile all’inquilino della Casa Bianca che vuole entrare nel nuovo ordine geopolitico mondiale

Il modello Trump, si sa, sta spopolando in tutto il mondo. E se la tendenza politica/anti-politica è arrivata persino in Europa, figuriamoci l’effetto emulazione che può avere in America latina, regione vicina agli Usa governati da Donald Trump.

Il prossimo 1° luglio ci saranno le elezioni presidenziali in Messico. Il favorito, secondo gli ultimi sondaggi, è Andrés Manuel López Obrador, candidato del partito Movimiento Regeneración Nacional (Morena).

In un’editoriale intitolato “Il pericolo di un Trump messicano”, il quotidiano americano The Washington Post sostiene che il politico (tre volte candidato alla presidenza) è molto simile a Trump e che la sua vittoria potrebbe comportare “più problemi” in entrambi i Paesi.

Ex governatore dello stato della Città del Messico, López Obrador presenta una tipologia politica e un programma di governo che sembra ispirarsi al repubblicano. Questo però non porterebbe a un buon rapporto tra i due leader. “Se il signore López Obrador vince il voto del 1° luglio – si legge nell’articolo – i rapporti bilaterali potrebbero inquinarsi ancora di più […] Se gli elettori messicani favoriscono quest’agenda reazionaria, è perché sono stanchi dei fallimenti delle presidenze centriste”. Il rischio però, aggiunge la pubblicazione, è che il Messico ritorni alle politiche fallimentari di stile stataliste come negli anni ’70. O peggio, al modello socialista catastrofico del Venezuela.

Il giornalista Jon Lee Anderson dice, in un reportage pubblicato sul settimanale The New Yorker, che la campagna elettorale di López Obrador si è beneficiata con l’arrivo di Donald Trump alla presidenza. È molto probabile che il ritorno ad un nazionalismo popolare, favorevole al candidato di Morena, sia collegato all’effetto Trump. Il linguaggio del candidato favorito alle elezioni in Messico, così come molte delle sue posizioni politiche, sembrano indirizzate al nuovo ordine geopolitico del XXI secolo.

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