Merkel deve tenere a bada la sua reputazione in Europa, unica sponda dove potrebbe avere ancora appiglio. Quindi la questione dei migranti deve, secondo la Cancelliera, essere ridiscussa tra i banchi di Bruxelles. Ci riuscirà senza far cadere la coalizone?

Angela Merkel è seduta su una santabarbara. Stretta da franchi tiratori interni al proprio partito, da una giovane Merkel, alleata di governo perché a capo della Spd, pronta a coglierla in fallo, da sondaggi che registrano elettori stanchi che non vogliono più essere solo lettori e, infine, messa spalle al muro anche da lui: Horst Seehofer, il compagno di viaggio frutto di un’alleanza per anni invincibile. La storia d’amore tra la Cdu e la Csu è duratura e brevettata. Eppure all’inizio di questa quarta legislatura Merkel si sentivano i primi ronzii, si percepiva un sussurrìo che parlava di crisi nell’Unione. E il tema era sempre uno: l’immigrazione. Per ora Merkel ha deciso di avere pugno duro ma Seehofer potrebbe raccogliere il malumore interno sia alla Csu che alla Csu per farla cadere dal trono.

SEEHOFER E MERKEL

In Germania vige una regola tra partiti: non si possono fare concorrenza a vicenda se molto simili. Secondo la legge elettorale federale tedesca, infatti, i membri di un gruppo parlamentare che condividono gli stessi obiettivi politici di base non devono competere tra loro in alcuno stato federale. Dunque in Bavaria regna la Csu e negli altri 15 länder la Cdu. La sproporzione è enorme ma la forza politica del secondo partito dell’Unione si fa sentire. Se c’è da fare coalizioni rimane in sordina, limitandosi ad annuire. Nel corso dell’assegnazione delle poltrone sgomita un po’, prendendo anche sedie importanti. Nel corso della legislatura alza la voce su temi cari alla destra, si mette d’accordo e poi ritorna nei ranghi. Ma stavolta la partita tra i due grandi veterani della politica è diversa perché entrambi sanno che la loro vita politica è agli sgoccioli. Lui del ’49, anno della finie della prima crisi di Berlino, lei del ’54, un anno dopo la nascita della DDR.

SEEHOFER E LA ROTTURA

In breve la zuffa riguarda una questione di inclusione e di tempo. Il primo è stato rivendicato da Merkel e il secondo voleva essere negato da Seehofer. Ma Merkel ha vinto, per ora. Seehofer minaccia, nella controversia interna all’UE sull’asilo, di rifiutare di farsi carico da solo dei rifugiati che hanno già presentato domanda di asilo in un altro paese dell’UE al confine con la Germania. Merkel, invece, ha fatto sì che questa decisione venisse presa, inclusivamente, in accordo con gli altri stati dell’Ue, aspettando così il Consiglio europeo di fine giugno. La risposta di Seehofer è stata concisa: ti do tempo due settimane, si legge tra le righe della conferenza stampa successiva alla riunione della Csu a Monaco. Il ministro degli Interni ha infatti dichiarato che inizierà a respingere i migranti dal primo 1° luglio se non ci sarà un accordo con i partner europei al Consiglio Ue del 28 e 29 giugno prossimi.

La decisione di Merkel è stata presa domenica 17 giugno. La cancelliera si è incontrata a Belrino con i suoi fedelissimi che si sono stretti attorno a lei come per creare un feudo. Oltre al Segretario generale Annegret Kramp-Karrenbauer, hanno partecipato alla riunione i primi ministri Volker Bouffier (Assia), Armin Laschet (Renania settentrionale-Vestfalia) e Daniel Günther (Schleswig-Holstein). Ma non è stato un “incontro di crisi” hanno specificato. Secondo Welt am Sonntag Seehofer sarebbe pronto a rompere la coalizione, soprattutto dopo che molti giornali hanno pubblicato la frase da lui detta: “Non posso più lavorare con questa donna“. Eppure si parla anche di segnali di distensione. “La situazione è grave, ma è gestibile”, ha dichiarato Seehofer intervistato da FAZ. Il braccio di ferro è per ora lungo come una cortina,  ma potrebbe arrivare a sbarrare la strada a Merkel.

I NEMICI DI SEHOFEER E MERKEL

Seehofer, visto come protettore dell’ondata populista viste le sue idee più a destra di quelle di Merkel, deve cercare di rimediare alla sconfitta elettorale avuta a settembre 2017. In Baviera la Csu ha perso il 10% dei voti mentre l’AfD ha ottenuto il 12,6%, ottenendo una crescita dell’8% rispetto al risultato del 2013. Ora che Seehofer siede agli Interni come può non dare ascolto ai suoi (non) elettori? Merkel deve tenere a bada la sua reputazione in Europa, unica sponda dove potrebbe avere ancora appiglio. Quindi la questione dei migranti deve, secondo la Cancelliera, essere ridiscussa tra i banchi di Bruxelles. Questo rimpallo sta giocando a sfavore di entrambi ma, visto che Merkel siede sulla sedia più alta, potrebbe essere lei a lasciarci la pelle, forse anche per una marcata fronda interna che freme per farle le scarpe. E a parlare chiaro sono anche i sondaggi. Secondo l’Istituto Forsa, Cdu e Csu avrebbero insieme il 30% (32,5% fu la percentuale delle scorse elezioni, la più bassa dal ’49), mentre l’Spd il 16% e quindi non raggiungerebbero assieme la maggioranza al Bundestag. L’AfD si attesta attorno al 15% (12,6% a settembre 2017), davanti ai Verdi (14%), ai liberaldemocratici della Fdp (10%), alla Linke con il 9%.

 

 

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