Non solo deficit commerciale. Vi svelo cosa c’è dietro la guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti

Non solo deficit commerciale. Vi svelo cosa c’è dietro la guerra dei dazi tra Cina e Stati Uniti
Un punto centrale della guerra dei dazi è collegato alla strategia “Made in China 2025”, un progetto che ha l’obiettivo di lanciare una sfida agli Usa nel settore dell’alta tecnologia. L'analisi di Stefano Pelaggi, docente presso l'Università di Roma La Sapienza, research fellow presso il Centre for Chinese Studies a Taipei e ricercatore di geopolitica.info

La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina è definitivamente scoppiata il 7 luglio 2018 con l’annuncio di un prelievo del 25 per cento su 34 miliardi di dollari di merci cinesi. Washington ha poi minacciato di imporre ulteriori sanzioni al 10 per cento su 200 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina. La contesa tra Washington e Pechino è ufficialmente iniziata dopo una indagine della U.S. Trade Representative su presunte violazioni cinesi della proprietà intellettuale ai danni di aziende statunitensi. Già dalla sua campagna elettorale il presidente Donald Trump ha voluto marcare una netta differenza con l’amministrazione Obama, lanciando gravi accuse nei confronti del Pivot to Asia.

La strategia di Obama per la competizione economica e commerciale nel Pacifico è stata descritta dal presidente Trump come inadeguata ed eccessivamente debole nei confronti del competitor cinese. Una visione condivisa da gran parte degli osservatori statunitensi e internazionali.

Nella National Security Strategy 2017 Donald Trump pone enfasi sulla necessità di una nuova modalità di competizione con la Cina, ci sono riferimenti diretti alle potenze rivali che minacciano in maniera aggressiva gli interessi statunitensi nel mondo.

Il documento programmatico dell’amministrazione statunitense cita esplicitamente la delusione di Washington rispetto alle mancate riforme liberali in Cina evidenziando come la Repubblica Popolare cinese abbia esteso il suo potere a spese della sovranità altrui.

La guerra dei dazi è la diretta conseguenza di un preciso disegno politico di Trump, il motore principale della contesa non è tuttavia esclusivamente legato al deficit commerciale tra Cina e Stati Uniti. Un punto centrale della guerra dei dazi è collegato alla strategia “Made in China 2025”, un progetto che ha l’obiettivo di lanciare una sfida agli Stati Uniti nel settore dell’alta tecnologia, dalla robotica all’industria aerospaziale passando per la cyber sicurezza e la medicina biologica.

Un piano industriale di questo tipo, in un Paese che fornisce alle aziende importanti sostegni e sovvenzionanti statali, è considerato altamente pericoloso a Washington. Si tratta di una palese distorsione del mercato dalla prospettiva statunitense ma soprattutto di una vera e propria minaccia alla sicurezza visto che molti dei campi di applicazione del piano industriale cinese sono considerati come strategici per la difesa da Washington. Non si tratta quindi di una questione esclusivamente legata a dinamiche commerciali ed economiche né di una contesa dovuta all’irrazionalità del Presidente statunitense ma di una tensione, probabilmente inevitabile, tra la potenza egemone e il suo principale sfidante.

ultima modifica: 2018-07-24T16:48:21+00:00 da Redazione

 

 

 

 

 

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  • flavio fachin

    Sinceramente non credo che cogli proprio nel segno, mi spiego: certamente agli USA non fa piacere che la cina aumenti la sua espansione nel campo delle nuove tecnologie (emancipandosi così dalla sola politica industriale basata sull’assemblaggio di hi tech prodotto all’estero); tutto questo però è inevitabile, come è inevitabile che la banca mondiale brics acquisti sempre più una capacità autonoma di rating.
    Il punto, a mio avviso, va invece ricercato in una audace manovra di Trump per ottenere un effettivo soft-landing, perchè se la cina avesse ancora in cassa i miliardi di dollari che attualmente dispone, quando suddetto rating sarà finalmente a punto, allora questa si troverebbe in mano una autentica capacità di provocare terremoti monetari nell’area del dollaro, affermando di riflesso l’egemonia finanziaria asiatica!