La lite sulle nomine, lo scontro imminente sulla legge di bilancio, la paura di un complotto del Quirinale. I leader della maggioranza rischiano il default. In tutti i sensi

Il ministro dell’economia è nel mirino dei dioscuri della maggioranza. Lo scontro nel governo è alla luce del sole. Ed è ancora presto, come sembra suggerire Salvini nel retroscena di Francesco Verderami sul Corriere.

Le frizioni fra il titolare di via XX settembre e i leader politici non sono una novità. Ne sa qualcosa Giulio Tremonti, ma anche il più mite Pier Carlo Padoan. Una lite sulle nomine di Cdp e, addirittura, sul direttore generale del Tesoro non si era mai vista. E, c’è da temere, non è che un antipasto.

Quello che il ministro dell’Interno ha lasciato intendere è che la guerra totale scoppierà dopo l’estate con la scrittura della legge di bilancio. Lega e M5S vorrebbero una politica economica a maglie larghe (shock fiscale e reddito di cittadinanza) mentre il professor Tria sembra intenzionato a non fare concessioni che potrebbero esporre il Paese a un commissariamento europeo. Questa differenza (sostanziale) di approccio sulle regole da seguire o da rompere è accompagnata anche da una contorta lettura complottista. Secondo i due vicepremier, ci sarebbe un grande manovratore che agisce dall’alto per boicottare il governo gialloverde. Tutti gli indizi porterebbero al Quirinale. Mattarella quindi come una Spectre che muove agenti infiltrati come il ministro dell’economia (e anche il presidente del Consiglio?).

In questo contesto di sospetti e accuse, il clima si fa pesante e la prospettiva dell’inverno inquietante. Diversi media attribuiscono a Di Maio e Salvini la volontà di mettere Tria con le spalle al muro, di fronte al bivio di accettare la volontà degli azionisti o andare via. Il professore di Tor Vergata non è però Tito Boeri (un tecnico liberal con la spiccata passione politica, sul versante De Benedetti). Il ministro dell’economia è stato scelto dai partiti di maggioranza e da loro proposto al Capo dello Stato. Ed è lui che ha garantito i mercati finanziari e le istituzioni europee circa l’affidabilità del governo. Se lui cedesse senza riserve agli istinti di Lega e M5S o se si dimettesse, non ci sarebbe un nuovo inquilino a via XX settembre. No, in un men che non si dica arriverebbe la Troika.

Non è uno scenario apocalittico di fantasia né una minaccia. È la realtà dei fatti contro l’idea della irresponsabilità al potere. Tria è l’unica chance per Salvini e Di Maio per fare e ottenere il massimo nei limiti di quello che si può. Oltre, non c’è lo shock fiscale. C’è solo lo shock.

Condividi tramite