Ecco tutti i rischi (reali) della disinformazione online

Ecco tutti i rischi (reali) della disinformazione online
L'analisi di Lior Tabansky, ricercatore presso il “Blavatnik Interdisciplinary Cyber Research Center” dell'Università di Tel Aviv

L’Operazione di Influenza Ostile (HIO) è un’azione conflittuale che mira a raggiungere un obiettivo politico “sovversivo” mediante operazioni di informazione segrete condotte all’interno del cyber spazio. L’intento finale è quello di alterare la natura delle azioni dell’entità che si sta colpendo.

Le HIO sono un elemento di Cyber Power, definite come la capacità di utilizzare il cyber spazio per creare vantaggi e influenzare gli eventi negli ambienti operativi e attraverso strumenti di potere. Nonostante il più recente e significativo picco di interesse in materia, mancano ancora dati specifici sul funzionamento delle HIO. Gli studiosi e la sicurezza nazionale dovranno collaborare per valutare questo tipo di minaccia e sviluppare contromisure efficaci. La seguente panoramica dei 5 più importanti risultati della ricerca scientifica sulle HIO potrebbe aiutare a promuovere studi innovativi.

I NATIVI DIGITALI

Molti credono che i “nativi digitali” siano dotati di abilità rilevanti, a differenza delle vecchie generazioni, che restano perplessi di fronte al nuovo ambito delle informazioni. Un recente esperimento ha testato questa ipotesi.

Data la grande quantità di informazioni disponibili online, gli studenti devono essere in grado di distinguere tra fonti legittime e dubbie. Gli studenti devono porsi una domanda fondamentale: da dove viene questo documento che sto consultando? Questo compito aiuta a valutare la tendenza degli studenti analizzati a porsi o meno tale quesito.

Agli studenti viene presentato un post di Imgur, un sito di condivisione di foto, che include un’immagine di margherite insieme alla dichiarazione che i fiori hanno “difetti di nascita” causati dal disastro nucleare giapponese di Fukushima. La versione finale dell’immagine è stata data a 170 studenti delle scuole superiori. Meno del 20% degli studenti ha messo in discussione la fonte del post o la fonte della foto, contro il 40% degli studenti delle scuole superiori che hanno sostenuto che l’immagine costituisce di per sé una prova evidente. Quando si tratta di valutare le informazioni che fluiscono attraverso i canali dei social media, i “Nativi Digitali negli Stati Uniti vengono facilmente ingannati. La democrazia è minacciata dalla facilità con cui la disinformazione sulle questioni civiche può diffondersi e prosperare.

LA MANIPOLAZIONE DEGLI ELETTORI

Il rating delle ricerche potrebbe essere manipolato per alterare le preferenze degli elettori indecisi nelle elezioni democratiche?
La scienza politica assume che: le elezioni democratiche (più competitive) sono vinte con piccoli margini; la maggior parte degli elettori – che ha un candidato preferito – non cambia mai la sua preferenze; gli elettori indecisi rappresentano il target più prezioso.

Data l’apparente potenza delle classifiche di ricerca, Epstein e Robertson si sono chiesti se fosse possibile manipolare quest’ultime per alterare le preferenze degli elettori indecisi nelle elezioni democratiche. Qui vediamo i risultati di cinque esperimenti in doppio cieco, che si è avvalso di un totale di 4.556 elettori indecisi in rappresentanza di diverse caratteristiche demografiche delle popolazioni degli Stati Uniti e dell’India. Il quinto esperimento è particolarmente degno di nota in quanto è stato condotto in tutta l’India nel bel mezzo delle elezioni indiane del 2014 a Lok Sabha, poco prima della votazione finale.

I risultati di questi esperimenti dimostrano che: classifiche distorte dei motori di ricerca possono spostare le preferenze di voto degli elettori indecisi del 20% o più; lo spostamento può essere molto più alto in alcuni gruppi demografici; la faziosità del ranking di ricerca può essere mascherato in modo che le persone non mostrino la consapevolezza della manipolazione.

Questo tipo di influenza viene chiamato Search Engine Manipulation Effect. Dato che molte elezioni sono vinte con piccoli margini, un motore di ricerca (che fa capo ad un’azienda) ha il potere di influenzare impunemente i risultati elettorali di un numero considerevole di voti. L’impatto di tali manipolazioni è particolarmente ampio nei paesi dominati da un’unica società di motori di ricerca.

SOCIAL MEDIA  E AZIONE POLITICA

Nel 2012 Nature ha pubblicato uno studio che ha seguito un esperimento di massiccia mobilitazione politica. Il giorno delle elezioni del Congresso nel 2010, Facebook ha inviato il promemoria “esci e vota” a 61 milioni di utenti. Uno era informativo e uno era sociale: con i volti dei tuoi amici. L’affluenza tra coloro che hanno ricevuto il messaggio informativo era identica all’affluenza tra coloro che facevano parte del gruppo di controllo, suggerendo che l’informazione da sola non ha avuto alcun effetto sul comportamento politico degli elettori. Ciononostante, il messaggio sociale, come hanno stimato i ricercatori, ha aumentato direttamente l’affluenza di circa 60mila elettori.

Gli utenti che hanno ricevuto il messaggio social hanno avuto uno 0,39% di probabilità in più di votare rispetto agli utenti che non hanno ricevuto alcun messaggio. Vedere i volti degli amici ha contribuito in modo significativo all’effetto complessivo del messaggio sul voto. Quindi il messaggio sociale indirettamente ha aumentato l’affluenza attraverso il contagio sociale di altri 280mila elettori. Il totale di 340mila elettori aggiuntivi rappresenta circa lo 0,14% della popolazione in età di voto. Il confronto appropriato per i 0,34 milioni (340mila) sarebbe con gli 85 milioni che effettivamente esercitano il loro diritto di voto, non i 236 milioni totali. È possibile, quindi, che una crescita dello 0,60% dell’affluenza tra il 2006 e il 2010 sia stata causata da un singolo messaggio su Facebook.

L’influenza della sfera online sul comportamento –  ovvero una mobilitazione finalizzata ad intraprendere azioni lecite – funziona. Tuttavia essa funziona perché si diffonde principalmente attraverso reti vincolate che esistono offline ma hanno una rappresentazione online. In effetti, è plausibile che le interazioni faccia a faccia inosservate rappresentino almeno parte dell’influenza sociale che abbiamo osservato in questo esperimento.

IL CONTAGIO EMOTIVO

Un esperimento eticamente discutibile pubblicato nel PNAS nel 2014 ha testato l’ipotesi. Gli stati emotivi possono essere trasferiti ad altri al di fuori dell’interazione personale attraverso il contagio emotivo, portando le persone a provare le stesse emozioni senza la loro consapevolezza. In un esperimento con utenti Facebook, si può analizzare se e come il contagio emotivo si verifica tra individui riducendo la quantità di contenuto emotivo nel feed di notizie. Quando le espressioni positive sono state ridotte, le persone hanno prodotto meno post positivi e più post negativi; quando le espressioni negative sono state ridotte, si è verificato lo schema opposto. Questi risultati indicano che le emozioni espresse da altri su Facebook influenzano le nostre emozioni, costituendo prove sperimentali per un contagio su vasta scala attraverso i social network. Questo lavoro suggerisce anche che, contrariamente alle ipotesi prevalenti, l’interazione di persona e gli indizi non verbali non sono strettamente necessari per il contagio emotivo e che l’osservazione delle esperienze positive degli altri costituisce un’esperienza positiva per le persone.

ATTEGGIAMENTI CONTRO AZIONI

Richard LaPiere della Stanford University ha condotto il primo studio sul campo della psicologia sociale dei comportamenti razziali che analizzando diversi casi reali. Per effettuare indagini empiriche sui sentimenti nazionali riguardanti individui non caucasici, LaPiere viaggiò attraverso gli Stati Uniti degli anni ’30 in auto con una coppia di etnia cinese. Nel giro di due anni hanno visitato 251 hotel e ristoranti; solo una volta nei loro 66 soggiorni in hotel sono stati rifiutati, mentre dei 184 ristoranti testati, nessuno ha mai rifiutato di servire la coppia.

Sei mesi dopo i suoi viaggi, LaPiere ha inviato questionari a 251 hotel e ristoranti che avevano visitato. Ai proprietari dello stabilimento è stato chiesto: “Accettereste membri della razza cinese come ospiti nel vostro stabilimento?” Oltre il 90% (ovvero il 92% di coloro a cui è stata posta la domanda di per sé e il 91% di quelli la cui domanda è stata abbinata anche ad altre nazionalità come tedeschi, armeni, italiani e simili) dei 128 intervistati (81 ristoranti e 47 alberghi) hanno indicato che non l’avrebbero fatto.

A parte un rispondente che ha indicato di sì, i rimanenti hanno indicato di essere incerti, a seconda delle circostanze. LaPiere ha abbinato stabilimenti di controllo abbinati che non erano stati precedentemente visitati dalla coppia, inviando loro questionari, riscontrando una risposta simile al no del 92%. In breve, LaPiere ha mostrato che i questionari per misurare il pregiudizio e la discriminazione non prevedono con efficacia il modo in cui le persone si comportano effettivamente. L’articolo del 1934 “Atteggiamenti contro le azioni” fu fondamentale nel determinare il divario tra atteggiamenti e comportamenti. Tuttavia, le persone tendono a estrapolare le azioni dall’atteggiamento.

POTENZIARE LA RICERCA

Questa ricerca dimostra che nonostante scoperte scientifiche significative, manca ancora una comprensione delle HIO come strumento di potere. La sottostima crea una vulnerabilità strategica significativa. La sovrastima della minaccia di Influenza Ostile susciterà politiche controproducenti che mineranno le libertà fondamentali. La necessità di potenziare la ricerca interdisciplinare è impellente.

ultima modifica: 2018-08-21T13:20:44+00:00 da Redazione

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