Bene con Ilva. Adesso Di Maio concerti sulle pensioni

Bene con Ilva. Adesso Di Maio concerti sulle pensioni
Nella veste di ministro del Lavoro, e su un capitolo come quello delle pensioni, Di Maio sta seguendo una strada completamente differente, anzi divergente. L'analisi di Pennisi

L’accordo raggiunto sull’Ilva, ed ora al vaglio delle maestranze con apposito referendum, dovrebbe fare riflettere il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio, con il cappello di ministro dello Sviluppo Economico e fornirgli indicazioni per quando indossa il suo altro cappello, quello di ministro del Lavoro.

Altri commentatori di questa testata si sono espressi sull’accordo Ilva, e sul ruolo, più o meno incisivo, svolto dal ministro. C’è, comunque, un aspetto importante e, forse, poco notato. Sull’Ilva è stato seguito, in una prima fase in modo confuso e tale da confondere gli osservatori, ma negli ultimi giorni, in modo lineare, un metodo: il metodo della ‘concertazione’ tra e con le parti sociali interessate. È quello in uno scarno libretto, del lontano 1996, di Carlo Azeglio Ciampi “un metodo per governare”: concertare ma non consociare. Sottolineando come ‘consociare’, a differenza di ‘ concertare’ fosse un semplice ‘do ut des’ tra i diretti interessati, spesso a spese della collettività. La ‘concertazione’, promossa più o meno direttamente dal ministero, ha portato ad un’intesa su finalità e mezzi e quindi all’accordo Ilva.

Nella veste di ministro del Lavoro, e su un capitolo come quello delle pensioni, Di Maio sta seguendo una strada completamente differente, anzi divergente. Tanto che ricorrendo al politichese di settanta anni fa si potrebbe parlare di “divergenze parallele”. La proposta di legge da lui ispirata e promossa sulle così dette “pensioni d’oro” (ddl Molinari – D’Uva dal nome dei due parlamentari che la hanno presentata) viene calendarizzata senza un confronto con le parti sociali e senza chiedere, come sarebbe d’uopo, il parere del Cnel, di recente ricostituito. In passato, anche recente, i provvedimenti sulla previdenza (specialmente una riforma complessiva ed articolata come quella prevista nella Molinari – D’Uva) venivano sempre discussi con le parti sociali ed esaminate dal Cnel prima del vaglio da parte del Parlamento. È la prassi in tutta Europa, come è stato ribadito dal Comitato economico e sociale dell’Unione Europea. Dal confronto, e dalla risultante ‘concertazione’ si sarebbero potute trarre utili idee e si sarebbe smussato l’iter parlamentare di un provvedimento (il Molinari- D’Uva) che sta incontrando una forte opposizione dai pensionati delle forze armate e dalle pensionate donne. Senza entrare nel merito, lo strabismo delle ‘divergenze parallele’ pare nuocere a tutti.

ultima modifica: 2018-09-07T09:50:48+00:00 da Giuseppe Pennisi

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