Di fronte al ciclo di scandali che impazzisce nelle ultime settimane sui media internazionali, dal report americano all'inchiesta sulla Chiesa tedesca uscita sui settimanali Spiegel e Die Zeit prima che ne venissero a conoscenza gli stessi vescovi, la sensazione è quella di un attacco congiunto al mondo cattolico, visto anche la scioccante rivelazione contenuta nel rinominato Memoriale Viganò

La tempesta nella Chiesa americana continua il suo corso. Dopo il drammatico report uscito nelle scorse settimana che riporta le violenze messe in atto da sacerdoti statunitensi negli ultimi settant’anni, un risarcimento molto importante è stato pagato dalla diocesi di Brooklyn nei confronti di quattro giovani violentanti tra il 2003 e il 2009, quando la loro età era compresa tra gli otto e i dodici anni, per mano di un insegnante di religione, Angelo Serrano. Ennesima dimostrazione del fatto che lo scandalo del prelato e potente arcivescovo di Washington McCarrick rappresenta soltanto l’apice di una questione molto più ampia e problematica, ma che di fronte a ciò cominciano ad essere presi i primi provvedimenti. Non solamente cioè Papa Francesco che convoca in Vaticano tutti i capi delle conferenze episcopali nazionali per discutere della protezione dei minori, e probabilmente per chiedere ad ognuno di loro di buttare sul piatto ogni dettaglio di loro conoscenza e il modo in cui intendono intervenire. Ma anche sostanziosi risarcimenti di tipo economico alle vittime.

Serrano, all’epoca insegnante laico presso la parrocchia di St. Lucy’s-St. Patrick a Clinton Hill, in un quartiere di Brooklyn, che nonostante l’accusa che lo voleva come stipendiato nella stessa parrocchia, ma che secondo la sentenza si trattava solamente di un volontario, e che oggi sta già scontando la sua pena di 15 anni in carcere, avrebbe abusato dei giovani in Chiesa, nel suo appartamento e durante un doposcuola. Tralasciando gli orripilanti dettagli, l’accordo extragiudiziario sul risarcimento, raggiunto due settimane dopo l’annuncio dell’inchiesta compiuta dall’Attorney general dello Stato di New York, ha fissato una cifra di 27.5 milioni di dollari, 6.8 milioni a testa per ogni vittima. Uno dei più alti della storia degli abusi nella Chiesa americana. “Una grossa entità, indicativa sia della gravità dell’abuso che della pressione sotto cui si trova la Chiesa Cattolica in questo momento”, è il commento della presidente dell’organizzazione BishopAccountability.org, che si occupa per l’appunto dell’affidabilità del clero americano e che si occupa dei casi di violenza già avvenuti, Terry McKiernan.

A partire dal giugno 2017 sono infatti 474 le vittime che soltanto nella città di Brooklyn hanno fatto richiesta di risarcimento, e pare che 374 di questi casi siano stati risolti, secondo quanto afferma il Independent Reconciliation and Compensation Program messo in atto sul tema dall’arcidiocesi di New York. Programma avviato, al momento, anche in altre sei diocesi, e gli accordi in genere ammonterebbero a cifre non superiori ai 500 mila euro ciascuno. Nel caso della diocesi di Brooklyn, pare che abbia dovuto chiedere un prestito per affrontare queste cifre. E i pastori responsabili della Chiesa nel momento degli abusi, Stephen P. Lynch e Frank Shannon, sono stati nominati co-imputati, “per anni a conoscenza del fatto che l’insegnante aveva fatto dormire diversi ragazzi nel suo appartamento”. Uno dei due, padre Lynch, soltanto poi ha raccontato di aver visto Serrano baciare e abbracciare uno dei bambini in modo inappropriato. Nonostante la regola scritta presente nella parrocchia di non lasciare i bambini da soli in ufficio con membri dello staff.

Di fronte al ciclo di scandali che impazzisce nelle ultime settimane sui media internazionali, dal report americano all’inchiesta sulla Chiesa tedesca uscita sui settimanali Spiegel e Die Zeit prima che ne venissero a conoscenza gli stessi vescovi, la sensazione è quella di un attacco congiunto al mondo cattolico, visto anche la scioccante rivelazione contenuta nel rinominato Memoriale Viganò. Un flusso che “semplicemente non si ferma”, ha twittato la corrispondente vaticana dell’Associated Press Nicole Winfield. Al momento si attende il faccia a faccia tra Francesco e l’arcivescovo di Washington Donald Wuerl, consigliere del Papa e membro della Congregazione per i vescovi, fino a poco tempo fa considerato come un pastore senza macchia, che ha annunciato di voler incontrare il pontefice per presentare le sue dimissioni.

“Coloro che sono chiamati a servire la chiesa in posizioni di responsabilità devono riconoscere che si tratta di esercitare una guidare non solo con la parola, ma anche con l’azione. Dobbiamo essere pronti a fare tutto il necessario, compreso un passo indietro”, ha scritto il prelato sul sito della diocesi annunciando la sua scelta. “Questa azione che ho deciso di compiere fa parte di un aspetto essenziale della guarigione della Chiesa, in modo che l’arcidiocesi che tutti noi amiamo possa andare avanti”. Dopo l’incontro dei vertici della Chiesa americana in Vaticano con il Papa il presidente Daniel DiNardo ha diffuso una sintetica nota sul sito della Conferenza episcopale statunitense spiegando che “abbiamo condiviso con Papa Francesco la nostra situazione negli Stati Uniti, come il corpo di Cristo è lacerato dal male degli abusi sessuali, che ha ascoltato molto profondamente dal cuore”, parlando cioè di “uno scambio lungo, fruttuoso e buono”, e che “non vediamo l’ora di continuare attivamente il nostro discernimento identificando i passi successivi più efficaci”.

Già il 16 agosto scorso DiNardo, anche lui accusato a sua volta di maltrattamenti nelle ore precedenti all’incontro in Vaticano, aveva spiegato come il comitato esecutivo dei vescovi abbia stabilito i tre principali obiettivi per combattere questa piaga, ovvero “un’indagine sulle questioni che circondano l’arcivescovo McCarrick”, “l’apertura di canali nuovi e confidenziali per denunciare i reclami contro i vescovi” e il “sostegno per una più efficace risoluzione dei futuri reclami”. Dopo l’incontro con Francesco le ha ribadite come possibili ma che vanno “eseguite passo dopo passo”. Nel frattempo l’ufficio del procuratore generale della New York Barbara Underwood pare che abbia avviato un’indagine per capire come i dirigenti delle otto diocesi statunitensi principalmente coinvolte negli scandali abbiano gestito le accuse. Con particolare attenzione alla diocesi di Buffalo, in cui il vescovo Richard Malone si trova accusato di evadere le richieste di chiarimenti e di non essere sincero riguardo sul numero dei sacerdoti accusati, visto che a marzo ha pubblicato un rapporto che parla di 42 sacerdoti nonostante la stima sostenuta dalla tv locale sia superiore a 100.

Poi c’è la vicenda di padre Manuel LaRosa-Lopez, arrestato lo scorso 11 settembre a Conroe, in Texas, accusato di avere accarezzato due adolescenti mentre era parroco. E infine le accuse che ora toccano anche al cardinale francescano Sean Patrick O’Malley, nominato paradossalmente da Papa Francesco a capo della commissione vaticana sugli abusi sessuali creata nel 2014, che a sua volta in passato ha criticato il pontefice per le posizioni espresse in conferenza stampa sul caso cileno di Karadima e Barros. O’Malley è stato accusato di avere gestito male alcune vicende legate al seminario da lui diretto, e ha risposto di volere fare maggiore chiarezza possibile attraverso un’inchiesta “completa e indipendente”, promettendo di occuparsi “personalmente” di ogni reclamo che arriverà nel suo ufficio. Mentre invece infine il vescovo Michael Bransfield, a capo della diocesi di Wheeling-Charleston, suffraganea dell’arcidiocesi di Baltimora, tacciato di avere molestato degli adulti e implicato nel 2012 nel caso di abusi sessuali di Philadelphia, ha presentato le sue dimissioni, stavolta subito accettate dal Vaticano.

In tutto ciò i cattolici americani, spiega la rivista dei gesuiti statunitensi America riportando un sondaggio Gallup, danno ancora piena fiducia al pontefice regnante, Papa Francesco. “Il 79 per cento dei cattolici statunitensi ha un’opinione favorevole di Francesco”, numero “salito dal mese scorso” ma “sceso di circa 8 punti da quando il pontefice ha visitato gli Stati Uniti tre anni fa”. Mentre invece solamente il 12 per cento dei cattolici negli Stati Uniti avrebbe una visione sfavorevole di Bergoglio. Una cifra che cambia se si considera tutta la popolazione statunitense, dove solamente poco più della metà ha una visione positiva di Francesco, il 53 per cento, in calo di 13 punti rispetto al mese precedente e di ben 23 punti da febbraio 2014. Sondaggio che, scrive la rivista, ricorda il momento in cui Giovanni Paolo II nel 2000 affrontò lo scandalo abusi e vide un calo di popolarità.

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