Intervista al giornalista ed inviato de Il Giornale, protagonista di un dibattito ad Atreju sulla Siria e la politica estera del governo Conte. Il cambiamento è difendere i propri interessi nazionali

“La distruzione delle comunità cristiane è uno strumento attraverso il quale si toglie la possibilità di una riconciliazione nazionale in Siria e si toglie la possibilità di una riconciliazione in tutto quello scacchiere”. É così che Mario Mauro, ex ministro della Difesa del governo Letta, ha commentato il conflitto siriano nel corso dello spazio “Siria: il calvario dei cristiani” andato in scena ad Atreju. Protagonista del panel è stato Gian Micalessin, editorialista de Il Giornale, che ha presentato i suoi reportage realizzati sul campo nel corso del conflitto siriano e il suo libro “Fratelli traditi”. Insieme a lui e a Mario Mauro sul palco c’erano il filosofo Diego Fusaro e Don Ihabb Alaraxhid, sacerdote greco melchita della Diocesi di Damasco.

Micalessin, con il suo lavoro, ha provato a raccontare il conflitto siriano diverso rispetto a quello transitato nel racconto mainstream e che vedeva le forze del male tutte dalla parte di Assad e quelle del bene incarnate dai ribelli, rivelatisi la mano lunga di Al Qaeda in Siria. “Per la prima volta sul conflitto in Siria sento la verità in Italia”, ha detto Don Ihabb Alaraxhid. “Il giornalismo è dire ciò che il potere non vuole che si dica”, ha chiosato Fusaro – “Il merito di Micalessin è di aver raccontato il conflitto essendosi recato in Siria e non da un comodo rifugio occidentale”.

A margine dell’evento abbiamo sentito Gian Micalessin sulle difficoltà riscontrate dall’Europa e dall’Italia nell’imporre il rispetto dei propri interessi e la difesa della propria identità. Difficoltà che non vedrebbero discontinuità nemmeno nel nuovo governo.

Per quale ragione l’Occidente ha “tradito” i fratelli siriani, ai quali è accomunato da una stessa radice cristiana?

L’Occidente non riesce a difendere le proprie tradizioni perché le ha scordate, perdute e dimenticate, come ha dimenticato la propria identità, per quello non siamo riusciti a difendere i nostri fratelli in Siria, semplicemente perché l’Occidente è prigioniero del politicamente corretto. Quindi non ha più degli ideali, delle fondamenta, delle radici. Si illude che tutto sia uguale. Per questo motivo possiamo stare con i cristiani come con i jiahdisti.

Mario Mauro nel corso del suo intervento ha ricordato che l’Italia era, prima degli sconvolgimenti geopolitici degli ultimi anni, il maggior partner commerciale di Siria, Iraq e Libia. Perché l’Italia non è riuscita a difendere i propri interessi economici?

Perché siamo parte di un’Unione europea che è stata creata e continua ad essere portatrice degli interessi degli Stati Uniti e non degli interessi dei singoli stati che la compongono.

Eppure l’Italia riesce ad imporre i propri interessi attraverso la sua azienda più grande, l’Eni, e proprio in quel territorio conteso.

Ricordiamo che l’Eni per il grande lavoro che fa è stata molte volte al centro di grossi problemi. Non dimentichiamo che l’Eni è centrale in Libia e una delle ragioni principali per le quali è stato scatenato il conflitto in Libia è proprio per strappare all’Italia la sua leadership nel territorio. Leadership in campo energetico, non è poco.

Lei riesce a rintracciare delle discontinuità in politica estera nel governo giallo-verde? E decisione di far ricadere la scelta del dicastero degli esteri su Moavero Milanesi, ex ministro degli Affari Europei del governo Monti, come la giudica?

Fin qui non vedo discontinuità. Diciamo che è ancora troppo presto per giudicarlo. Però la scelta di Moavero Milanesi, esattamente come è stata la scelta di un ministro dell’economia e delle finanze vicino all’Europa, risponde a logiche tutte esterne e diverse dalla volontà espressa dal voto popolare. Questo governo bicefalo non riesce a contrastare quelle pressioni esterne perché è un governo di compromesso.

Quale potrebbe essere un segno di discontinuità in politica estera?

Segno di discontinuità in politica estera è difendere i nostri interessi nazionali anche se questi fossero contrari a quelli dell’Europa. Ma ormai sembra che abbiamo perso la bussola e finché non saremo in grado di difendere i nostri interessi saremo nel solco della continuità.

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