D’accordo non sono la blogger più famosa del mondo, né mi chiamo Chiara Ferragni, anche se le iniziali FC le abbiamo in comune… Sono una giornalista di moda e tra le mille sfilate che ho visto nella mia carriera, molte decisamente memorabili, non ho mai trovato un’idea per il mio abito da sposa ma… quando ho visto la sfilata Elektron di Sabrina Persechino ho capito che era il giusto mix che cercavo.

Quindi, approfittando di un’intervista alla stilista, che avevo incontrato già ad una scorsa edizione di AltaRoma per la la sua sfilata MonoTona , le ho chiesto un consiglio originale per la sposa4.0.

Conosco bene quindi il suo stile rigoroso e minimalista ma volevo andare a fondo anche nella sua visione femminile per un giorno così importante. Lo stile di Sabrina Persechino mette in evidenza aspetti estetici che noi spesso sottovalutiamo, riuscendo a cogliere il valore di un ogni dettaglio.

Quando le ho chiesto l’incontro non sapevo neanche che andavo a parlare per me, e chiederle dei consigli (che poi proiettavo su di me) è stato un gioco naturale e a sua insaputa. Quando gliel’ho svelato? Dopo l’intervista… vedrete come!

Sabrina quando disegni la collezione parti mai dall’abito della sposa? O il vestito per il grande giorno lo disegni solo per esigenze di coreografia di sfilata?
E’ l’abito finale che sintetizza il mood della collezione e che racchiude elementi degli abiti che hanno sfilato prima. Non è una esigenza coreografica di sfilata è una mia esigenza di emozione che inscindibilmente deve essere legata alla musica e alla luce.

Che importanza ha nella tua moda il matrimonio? Ti piace vestire le spose?
Il matrimonio non è l’elemento fondamentale della mia moda, ma ma piace molto vestire le spose, non mi piace “addobbare” le spose!

Le donne che indossano i tuoi capi di alta moda ti chiedono di disegnare anche il loro abito da sposa?
Spesso accade. L’abito da sposa segue, in generale, molto la mia linea di alta moda con forte identità e rigore. Chi sceglie di indossare quotidianamente i miei abiti non può non indossare un mio abito nel giorno del proprio matrimonio!

Conta per te la sartorialità tipica dei couturier di un tempo o prediligi tecnologia e avanguardia?
Diciamo che è una lotta impari e che tecnologia e avanguardia spesso si piegano a servizio di sartorialità tipica. Tessuti con materiali contemporanei, resine e laser sono elementi moderni e contemporanei che vengono poi lavorati nel modo tradizionale proprio dei couturier.

Quanto ami seguire le tendenze attuali?
Non amo seguire le tendenze attuali. Diffido da tutto ciò che non mi appartiene e non mi è proprio, anche se “di moda”. Mi piace piuttosto precorrere, anticipare le tendenze anziché seguirle, creare inventare, stampare, bucare. E’ un lavoro molto più intrigante, di ricerca continua, di pura creatività ed espressività, anche se tarda a una comprensione perché meno “pubblicizzato” dalla massa.

L’iter progettuale per le tue creazioni è uguale per l’alta moda e la sposa?
L’iter è lo stesso per tutti gli abiti, indipendentemente dal momento in cui vengono indossati. E’ proprio un iter progettuale, fatto di materia, luci, ombre ed equilibrio.

Se la tua sposa non è più giovanissima, aldilà se è il primo matrimonio o successivo, da quale consiglio parti? (Qui mi riferivo proprio al fatto che non sono ventenne ed anche al secondo matrimonio…)
Il non essere non più giovanissimi non può essere un limite all’eleganza. Parto dall’eleganza e dalla sobrietà.

Immagino che tu sia più vicino al gusto della Principessa Charlene moglie di Alberto di Monaco che con un abito lineare ha messo in risalto le sue belle spalle grandi che invece il pizzo tipo “baule della nonna” usato da Kate Middleton. Forse anche per la sposa Ferragni avresti messo in evidenza la sua bellezza. Come aiuti la sposa a valorizzare i suoi punti forti? Anche qui c’era un riferimento personale da ex nuotatrice (come Charlene) con le spalle grandi,  (di cui vado orgogliosa), ed assolutamente di gusto opposto alla noiosa Kate…

Sicuramente! Diciamo che i pizzi non sono il pezzo forte delle mie collezioni, e quelli che sono presenti non provengono dal “baule della nonna”. Sono piuttosto rivisitazioni in chiave contemporanea di manifatture tradizionali. Spesso seguono tracciati geometrici, forme pure e poco decorate, quasi mai forme floreali.
A seconda della fisicità consiglio il modello: lo scollo all’americana per chi ha spalle piccole e lo scollo a barca per chi ha spalle grandi; pantaloni palazzo per fianchi pronunciati e vita piccola, pantaloni a sigaretta per gambe esili; longuette, ruote, lunghi e corti a seconda dell’altezza e della forma delle gambe, della lunghezza della tibia e della pronunciatezza del ginocchio. Siamo un insieme di imput e di elementi, l’arduo compito sta nel metterli in sintonia e in equilibrio.

E invece come consigli di arginare o mascherare i difetti?
I difetti diventano punti di forza. Evidenziare piuttosto che mascherare e viceversa è il gioco che necessariamente combina forme, stili, tagli e nuance.

Cosa consigli mettere in evidenza?
Mettere in evidenza significa scoprire, accentuare, sottolineare, rivelare ciò che è nascosto. A me piace rivelare e denudare le schiene, se ovviamente lo meritano, o evidenziare un decolté con profonde scolature se il seno lo permette, ovvero se il seno è minuto e non da adito a volgarità. La rete laserata creata nell’ultima collezione lascia intravedere, provoca un effetto sorpresa, non denuda, resta sobria, ma svela. E’ l’effetto che ho volutamente osare sulla schiena di Fabiola Cinque, quasi imbarazzata da tanta spudoratezza che trova un equilibrio sobrio con l’opacità del resto.

Unisci la tua visionaria interpretazione alla bellezza femminile che ti trovi difronte o fai un altro processo creativo?
E’ una domanda troppo difficile: la bellezza ispira, ma il processo creativo spesso segue altri percorsi di cui l’immagine femminile è protagonista. C’è un punto di partenza, ma non è mail lo stesso. Può essere un viso, un elemento architettonico, un led luminoso, un taglio, un imprevisto. Non c’è mai un dogma né un vincolo alla creatività.

E di bellezza femminile, oltre che intelligenza, la blogger più famosa del mondo, è una certezza. Ma proprio per questo forse la creatività e l’ironia avrebbero spaziato per la sposa Ferragni.

La tua esperienza d’architetto immagino che ti faccia partire dalla forma. Ma poi quali sono gli elementi o i dettagli sui quali ti soffermi?
Si la forma è una componente importante, ma fondamentali per me sono linee e tagli. La luce che emerge, che riflette e trova spazio nelle architetture, valorizzandole, è ciò incisivamente mi colpisce e che inevitabilmente mi cattura. Da qui la rilettura degli elementi in chiave tessuto, taglio, forma, abito.

Le architetture in giro per il mondo sono in genere la tua fonte d’ispirazione. Questo funziona anche per il wedding?
Non ho una ispirazione per il wedding che per me è caratterizzato da abiti che si ispirano principalmente alle architetture.

Pensando alla sposa Ferragni. Da quali altri elementi ti saresti fatta influenzare?

Dalla natura, dalle leggende e dalle credenze popolari, dalla pittura, dalla scultura. Il panorama è ampio!

Fantastico! E’ proprio il caso di dirlo! Anch’io avrei consigliato alla sposa Ferragni di scegliere qualcosa meno rassicurante e che stupisse. Non è la donna che anticipa e crea le tendenze?

La sposa Ferragni ha indossato un abito firmato Dior, decisamente da favola e che più romantico non si può, con immensa gonna a corolla e strascico. Io le avrei consigliato di guardare al bosco incantato delle fiabe, data anche la scelta del parco dove si sono svolte le nozze. Avrei popolato il suo giardino, qui ricco di rose, con gnomi, elfi, folletti e fate. Proprio come la storia della sua vita, avrei iniziando dicendo…

“C’erano una volta meravigliosi boschi e foreste incantate popolate da fate”.

Condividi tramite