Nel corso del question time a Palazzo Madama, la titolare della Difesa è intervenuta sul programma di acquisto dei droni realizzati da Piaggio Aerospace e Leonardo. L'approvazione (pur ribadendo la competenza parlamentare) tiene conto dell'esigenza di potenziare le Forze armate ma anche del carattere dual use delle nuove macchine

Il programma per l’acquisto di 20 droni militari P.2HH realizzati da Piaggio Aerospace e da Leonardo ha “la piena approvazione” del ministero della Difesa. Lo ha annunciato la titolare del dicastero di via XX Settembre Elisabetta Trenta, rispondendo oggi al Senato a un interrogazione parlamentare relativa allo schema di decreto ministeriale che è attualmente al vaglio delle commissioni Difesa.

L’APPROFONDIMENTO SUL PROGRAMMA

“In merito allo sviluppo del programma relativo al drone Male, sono in corso approfondimenti da parte del dicastero per individuare il più ampio spettro possibile d’impiego al di là del potenziamento fondamentale delle capacità di Intelligence, surveillance and reconnaissance della Difesa”, ha spiegato il ministro. “Mi riferisco al concetto di dual use – ha aggiunto – ossia alle sue applicazioni anche in ambito civile, a titolo di esempio, al controllo del territorio, all’ambito ambientale, al contrasto agli incendi boschivi, al monitoraggio dei siti archeologici”.

IL RUOLO DELLE COMMISSIONI

Proprio da questo punto di vista, ha rimarcato la Trenta (che del dual use ha fatto un cardine del proprio dicastero) “il programma trova la piena approvazione del ministero della Difesa”. Eppure la palla è ora nelle mani delle commissioni Difesa di Montecitorio e palazzo Madama. “Va doverosamente sottolineato – ha spiegato infatti il ministro – che, sotto l’aspetto procedurale, l’approvazione dello schema di decreto del programma pluriennale relativo al programma del drone Male è competenza parlamentare, essendo richiesto il preventivo parere delle Commissioni parlamentari in quanto riferito a programmi di ammodernamento e rinnovamento non afferenti al mantenimento delle dotazioni o ripianamento delle scorte, direttamente destinati alla difesa nazionale”.

LA QUESTIONE DELLA GOVERNANCE

Una particolare attenzione è rivolta alla governance del programma, su cui “è tuttora in valutazione la modalità più idonea”, ha detto il ministro. Ciò si riferisce al ruolo delle due aziende del programma: la ligure Piaggio Aerospace, guidata da Renato Vaghi, e il campione nazionale Leonardo, guidato da Alessandro Profumo. “In aderenza a quanto definito nel contratto di governo – ha detto il ministro – le due aziende costituiscono senza dubbio alcuno due eccellenze nazionali nell’industria di settore a forte connotazione hitech di cui si impone, da parte del dicastero, la doverosa salvaguardia in virtù del know how di cui esse dispongono, dei riflessi occupazionali e dell’indotto economico che riverberano sul territorio”. D’altra parte, in riferimento alla governance, proprio Vaghi aveva illustrato alle Commissioni speciali l’ipotesi di “un raggruppamento temporaneo di impresa che vedrà come capi commessa Piaggio e Leonardo”, con uno “share delle attività suddiviso all’incirca al 50%”. Una collaborazione “paritetica” poi confermata, in un’altra audizione, anche dal capo Strategie di Leonardo Giovanni Soccodato.

I RITORNI

In ogni caso, ha rimarcato la Trenta in aula, “le competenze che si acquisiranno con l’implementazione del programma costituiranno un ragguardevole bagaglio in termini di know how da poter utilmente sfruttare in ambito europeo e internazionale”. Ciò vale, ha concluso, “sia quale opportunità in un settore di mercato in continua espansione, sia quale punto di forza nazionale in iniziative industriali in ambito europeo nel medesimo settore”, con un riferimento alla complementarietà tra il P.2HH e  l’Eurodrone (o Male 2025), svelato ad aprile al salone Ila di Berlino e al cui sviluppo lavorano il gruppo franco-tedesco Airbus, la francese Dassault e Leonardo.

IL VELIVOLO

Per il P.2HH, evoluzione del P.1HH di Piaggio, lo schema di decreto ministeriale vale 766 milioni di euro e prevede l’acquisizione di dieci sistemi (ciascuno costituito da due velivoli, una stazione di comando e controllo e il relativo supporto logistico integrato) fino al 2032. Si tratta di aeromobili a pilotaggio remoto della categoria Male (Medium altitude long endurance), destinati a potenziare le capacità di intelligence, sorveglianza e riconoscimento delle Forze armate italiane. “La potenzialità di questo mezzo aereo – aveva spiegato alle Commissioni speciali il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, Enzo Vecciarelli – sta nella lunga permanenza in volo, e nella possibilità di osservare da quote elevate quello che succede sul terreno”. Ciò rappresenta una necessità nei moderni contesti operativi, poiché “i tempi sono molto cambiati dal confronto bipolare, e anche l’utilizzo del mezzo aereo ha subìto evoluzioni; siamo passati dall’uso significativo della forza all’esigenza di informazione”.

LA PARTECIPAZIONE INDUSTRIALE

Per il P.2HH, nel caso in cui il programma partisse quest’anno, si prevede la prima disponibilità della macchina certificata tra il 2022 e il 2023. Tra l’altro, oltre a Piaggio Aerospace e alla società di piazza Montegrappa, di cui sono rispettivamente coinvolti gli stabilimenti di Villanova d’Albenga (per la produzione dei velivoli) e quelli di Ronchi dei Legionari (per la produzione dei sistemi di comando e controllo), allo sviluppo del drone partecipano anche altre aziende italiane, tra cui Umbra Group e Magnaghi Aeronautica. In caso di approvazione del programma da parte del Parlamento, ha recentemente ricordato Vaghi, l’Italia si garantirà il controllo di una tecnologia i cui costi di sviluppo (circa 1.5 miliardi di euro) vengono sostenuti per circa la metà dal nostro Paese, con un impatto occupazione “di oltre 400 persone medie dirette all’anno”, che arriverebbero a “1.300” considerando anche il contributo dell’intera filiera produttiva.

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