La linea Tria conquista Cernobbio. Sì alla crescita, no al deficit

La linea Tria conquista Cernobbio. Sì alla crescita, no al deficit
Il ministro dell'Economia in chiusura del Forum Ambrosetti a Cernobbio: inutile fare deficit se viene mangiato dallo spread. La priorità è la crescita. Gli investimenti nelle infrastrutture? Sono già stanziati, bisogna superare problemi procedurali

Più che una frenata sembra una retromarcia. Il governo gialloverde a Cernobbio ha cambiato toni e contenuti. Niente stoccate all’Ue, niente ricerca dello scontro diretto e della regola da violare. Saranno i mercati che attendono al varco lunedì mattina. O il mondo industriale seduto sulle rive del lago di Como, che vuole chiarezza sul posizionamento del governo Conte fra Stato e privati (qui una via proposta dal sottosegretario Stefano Buffagni). Chi tiene il volante è, prima ancora del premier, il ministro dell’Economia Giovanni Tria. A Cernobbio si è detto fiducioso di saper trovare la quadra. Le tre riforme cardine del contratto di governo, abbassamento dell’età pensionabile, flat tax, reddito di cittadinanza, si faranno, nel rispetto dei vincoli europei. “Non si può fare tutto subito” è il mantra che il professore ripete ai cronisti. Come ha spiegato alla stessa platea il presidente Giuseppe Conte, la coalizione è solida e la prospettiva è di cinque anni, non un mese di meno.

PRIMA LA CRESCITA

La precedenza sarà data alle riforme che favoriscono la crescita, dice Tria. Che apre il suo discorso conclusivo con una provocazione: “Se iniziassi il mio intervento dicendo che l’obiettivo del governo è l’1,6, cosa pensereste? Molti penserebbero che parlo dell’indebitamente netto mentre io vorrei parlare di obiettivo di crescita dell’1,6%”. È un ribaltamento di prospettiva, una sfida che il ministro lancia tanto a chi vuole fare deficit per puro gusto della sfida quanto a chi vede nel deficit l’unico stato di salute del Paese. “Negli ultimi dieci anni” – ha spiegato Tria – “l’Italia è cresciuta di circa un punto in meno della media dell’economia europea” e “questo significa che abbiamo una divergenza con gli altri Paesi europei: le politiche che abbiamo adottato fino ad adesso non hanno colmato questo gap”. Il nuovo governo vuole dimezzarlo, entro il 2019. Come? Incentivando gli investimenti, a partire dalle infrastrutture. I fondi sono già stati stanziati, ma si fatica ad usarli per “problemi procedurali”. “Nella pubblica amministrazione”– ha rincarato il ministro –  negli ultimi decenni sono stati distrutti tutti i centri tecnici, per cui c’è un’incapacità progettuale”.

LA LINEA DELLA PRUDENZA

È tempo di porre fine a un “azzardo morale” tipicamente italiano: fare deficit aspettando che arrivi la crescita. “Siamo pienamente consapevoli – ha spiegato Tria a Cernobbio – che dare più soldi agli operatori e alle famiglie in una situazione che apre incertezza sulla sostenibilità fiscale non porta a nessun risultato neppure di crescita, perché nessuno spende più soldi in attesa di un’acquazzone che si presuppone possa arrivare”. L’Ue chiede all’Italia di ridurre il suo deficit strutturale dello 0,6% del Pil entro il 2019. Il governo italiano cercherà di contrattare una riduzione meno pronunciata, prima di consegnare alla Commissione una bozza di bilancio entro il 15 ottobre. Tria, che è reduce dall’Ecofin a Bruxelles, sa bene di avere gli occhi dell’Ue addosso, e ai presenti a Cernobbio ha garantito di non voler sforare i limiti per l’indebitamento netto, anche perché l’Italia è sotto la lente dei mercati: “È inutile cercare 2 o 3 miliardi in più sul deficit se ne perdiamo tre o quattro dal lato dei tassi di interesse”.  Il giorno prima il ministro aveva spiegato che il governo aspetta le stime Istat sulla crescita di metà settembre prima di fissare un obiettivo di deficit.

I MERCATI ALLA FINESTRA

Acqua sul fuoco anche sui timori suscitati nelle ultime settimane dall’impennata dello spread. Tria sminuisce, ma resta vigile: “Agosto è il mese più pericoloso per le fluttuazioni. Adesso dalle dichiarazioni si passerà all’azione e sono convinto ci sarà una diminuzione dello spread”. Non ha aiutato il coro a più voci interno alla coalizione rispetto alla manovra di autunno. “I mercati ad agosto non hanno creduto ai nostri obiettivi – ha detto Tria all’Ambrosetti – quello che dichiarava ufficialmente il governo non è mai stato creduto dagli analisti”. La speranza è che nella prossima settimana lo spread “continui a scendere”. Alle scadenze del governo (27 settembre nota di aggiornamento al Def; 15 ottobre legge di bilancio) si sommano quelle delle pagelle in arrivo dalle agenzie di rating. Fitch ha già dato il verdetto: rating BBB confermato, outlook negativo. Il 26 e il 31 ottobre sarà il turno di Standard & Poor’s e Moody’s.

LE REAZIONI

In attesa dei mercati, si registrano intanto le prime reazioni al discorso di Tria. A Cernobbio già nei giorni scorsi sono arrivati segnali di disgelo tanto dall’Europa (i commissari Frans Timmermans e Günter Oettinger, il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire) quanto dal mondo industriale (il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia). Il trend sembra continuare. Il presidente di Intesa San Paolo Gian Maria Gros-Pietro ha espresso a caldo soddisfazione per l’intervento del ministro ai microfoni di RadioCor: “È stata una relazione positiva. Il ministro Tria ha spiegato che i fondi pubblici per gli investimenti ci sono e sono già stanziati. Bisogna solo sbloccarli. In secondo luogo ha dato anche una sua visione del reddito di cittadinanza come strumento per mobilizzare la composizione della forza lavoro, cioè permettere il training delle persone alle nuove competenze richieste dal mercato”. Gli ha fatto eco l’ad di Microsoft Silvia Candiani, che parla di “relazione positiva”. Diversa la lettura delle opposizioni, che scorgono nelle parole di Tria una netta smentita dei suoi colleghi ministri. “Alla fine il governo del cambiamento non sarà altro che il governo della conferma” sentenzia il senatore dem Edoardo Patriarca.

ultima modifica: 2018-09-09T12:20:57+00:00 da Francesco Bechis

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