Il dibattito al Csa sul ruolo della Russia quale fornitore globale di gas. Come essere meno dipendenti da Mosca? Semplice, servono infrastrutture per diversificare le forniture. Per esempio il Tap

L’energia è l’arma più forte. E la Russia lo sa bene, visto che è il primo produttore di gas al mondo, praticamente il fornitore globale di gas. Ma tutto questo ha un prezzo, per chi lo compra e per chi lo vende. L’Europa, per esempio, ha un problema e cioè la dipendenza energetica dalla Russia. Se Mosca un giorno dovesse decidere di chiudere i rubinetti il Vecchio Continente si ritroverebbe al gelo. D’altro canto uno stop delle forniture priverebbe il Cremlino di sostanziosi profitti.

Del problema Russia si è parlato questo pomeriggio al Centro Studi Americani, nel’ambito della giornata di incontri del Transatlantic Forum on Russia. Sul palco, Davide Tabarelli, presidente di Nomisma energia, Nadia Kovalcikova, del think tank the German Marshall of Us.

Il punto di partenza l’ha dato proprio Tabarelli. E cioè che ad oggi la partita dell’energia mondiale si gioca intorno al gas, che non viene prodotto solo dalla Russia ma, per esempio, “anche dagli Stati Uniti in Texas. Peraltro il costo del gas americano è meno della metà di quello russo, dunque converrebbe. Se solo non ci fossero altri costi, da aggiungere al conto, come la liquefazione e il trasporto in Europa. Non è la stessa cosa rispetto a importarlo dalla Russia”.

Detto questo, c’è un altro problema. Le infrastrutture. “La Germania ha per esempio molte infrastrutture rispetto a noi, basti pensare che nell’ambito del North Stream ha previsto una linea da 110 mila metri cubi, che poi sarebbe il North Stream 2. I tedeschi danno al contempo però l’immagine di un’Europa divisa sul fronte dell’energia perché l’Italia per esempio non ha le infrastrutture della Germania”, ha spiegato Tabarelli.

Insomma, un’Europa che sull’energia è un po’ alla ricerca di se stessa. Da una parte si scalda con il gas russo, dall’altra però vede un grande deficit di infrastrutture per riceverlo a seconda dei Paesi. Tabarelli ha citato, non a caso, l’esempio italiano. “L’Italia è un’isola rispetto agli altri Paesi, ha progetti per il raddoppio dei gasdotti fermi dal 1970 ma è tutto fermo. Eppure è un Paese che ha bisogno di energia, c’è una gran confusione sull’energia in Italia, abbiamo un enorme svantaggio rispetto ai nostri partner dell’Ue”, ha chiarito Tabarelli, incontrando il parere favorevole della Kovalcikova.

Pensare che il nostro Paese fino a qualche giorno fa era in dubbio se portare a termine i lavori del Tap, oppure no. Cioè se privarsi o meno di un gasdotto che abbasserebbe sensibilmente la dipendenza dalla Russia (il gas viene dall’Azerbaijan). Anche qui Tabarelli ha detto la sua. “Ma ben venga più gas in Italia, come ho detto questo Paese ha bisogno di più gas e di diversificare i fornitori. Quest’anno arriveremo a una quota del 40% in termini di dipendenza dalla Russia: la prima ragione per la quale fare il Tap che è indispensabile dal punto di vista delle forniture. Francamente è assurdo che stiamo ancora discutendo se farlo oppure no”. Kovalcikova ha invece posto l’accento sul ruolo del Gnl, il gas liquefatto naturale, che “potrebbe portare grande beneficio all’Europa. Negli Stati Uniti se ne produce molto, l’Europa ne avrebbe un gran bisogno e potrebbe in questo modo ridurre l’esposizione con la Russia. Ma anche qui c’è il medesimo problema, il ritardo nelle infrastrutture”.

 

 

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