Ecco cosa fanno i nostri soldati in Niger. Terminato il primo corso per l’ordine pubblico

Ecco cosa fanno i nostri soldati in Niger. Terminato il primo corso per l’ordine pubblico
La cerimonia di chiusura del primo corso fornito a Niamey dai Carabinieri italiani ai gendarmi nigerini certifica che la missione in Niger si è sbloccata davvero. L'obiettivo, come detto dal ministro Trenta e dal premier Conte, è rendere il Paese capace di affrontare i traffici illegali e le minacce alla sicurezza

Manca ancora il decreto di proroga per tutti gli impegni dei soldati italiani all’estero, ma intanto la missione in Niger è partita davvero. Nei giorni scorsi, è infatti terminato il primo corso per istruttori di ordine pubblico fornito dai Carabinieri italiani agli operatori nigerini, che a loro volta saranno chiamati a fornire chi si occuperà della sicurezza nel Paese africano.

IL CORSO

Durato quattro settimane, il corso è stato condotto da un Mobile Training Team (Mtt, le unità con cui si esplicherà l’impegno italiano) di otto militari dell’Arma dei Carabinieri, e vi hanno preso parte 25 tra ufficiali, sottufficiali e gendarmi nigerini. Proprio questi ultimi, costituiranno il primo nucleo di formatori nello specifico settore, dato che ai migliori di loro sarà rivolto il successivo “Corso di Mantenimento dell’ordine pubblico”, per un’unità della Gendarmeria nigerina di circa 70 elementi. La cerimonia di chiusura del corso (con tanto di dimostrazione pratica) si è svolta a Niamey, alla presenza del comandante della Missione italiana in Niger, il generale Antonio Maggi, e del comandante della Legione della Gendarmeria territoriale di Niamey, il tenente colonnello Aboubacar Allahi (entrambi in foto).

GLI OBIETTIVI

L’approccio utilizzato, spiega la Difesa italiana, “teso a formare istruttori e successivamente ad affinarne ulteriormente le competenze impiegandoli al fianco dei loro formatori italiani, consentirà di assicurare la sostenibilità della funzione addestrativa in piena autonomia da parte della Gendarmeria, garantendo elevati standard qualitativi e professionali nel lungo termine”. Tutto questo si inserisce nell’obiettivo generale della missione italiana, che coinvolge anche le altre Forze di difesa e sicurezza del Niger addestrate dai militari dell’Esercito e dell’Aeronautica militare su attività di Security force assistance (Sfa), “oltre allo sviluppo di moduli formativi dedicati all’apprendimento del diritto internazionale umanitario e delle tecniche di pronto soccorso”. Lo scopo complessivo, che si inserisce nello sforzo europeo e statunitense per la stabilizzazione del Sahel, è incremento le capacità del Paese di contrastare i traffici illegali e le minacce alla sicurezza.

L’IMPEGNO ITALIANO

Fino al 30 settembre (giorno in cui è scaduta la copertura giuridica e finanziaria di tutte le 37 missioni internazionali), il pacchetto approvato dal Parlamento allo scadere della passata legislatura prevedeva per la Misin un dispiegamento massimo di 470 militari italiani, 130 veicoli e due aerei. Numeri che non sono mai entrati a regime, viste anche le resistenze francesi, e su cui il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha fatto chiarezza di recente. “La consistenza media – ha detto con riferimento al 2018 – non supererà le 70 unità”.

MISSIONE SBLOCCATA

Ad ogni modo, dopo mesi di polemiche, la cerimonia di chiusura del primo corso di formazione certifica lo sblocco della missione italiana. Lo scorso 20 settembre, era stata la stessa Trenta ad annunciare via Facebook lo sblocco della missione “dopo otto mesi di empasse”. In quell’occasione, il ministro ne aveva inoltre ribadito gli obiettivi e le modalità di impiego, evidenti proprio nel corso appena concluso: “L’Italia entrerà in pieno supporto del governo nigerino e assisterà le autorità locali attraverso delle unità di addestratori, uomini e donne delle Forze armate con alte specialità e professionalità, articolati in Mobile Training Teams che formeranno le forze nigerine al fine di rafforzare il controllo sul territorio”. Un focus formativo e addestrativo che era emerso anche nell’incontro della scorsa settimana tra le Trenta e l’omologo nigerino Kalla Moutari. Tutto questo, si è sempre precisato, “seguendo ovviamente le esigenze, le richieste e le necessità di Niamey”. Sulla stessa linea si era mosso il premier Giuseppe Conte incontrando a metà giugno il presidente del Niger Mahamadou Issoufou, per un vertice in cui era emersa “convergenza totale”.

L’ACCORDO CON IL QATAR

D’altronde, proprio il training rappresenta un settore di eccellenza della Difesa italiana. Non a caso, oggi il ministro Trenta ha ricevuto oggi a palazzo Baracchini l’omologo del Qatar (nonché vice primo ministro) Khalid bin Mohammed Al Attiya. Nel corso dell’incontro, è stata siglata un’intesa tecnica nel settore della formazione, con la quale la titolare del dicastero ha confermato la disponibilità ad effettuare ulteriori corsi di istruzione e formazione all’interno delle accademie militari italiane e corsi specialistici in altri istituti e centri. Da parte sua, fa sapere la Difesa, “il ministro Al Attiyah ha espresso grande soddisfazione per l’andamento della cooperazione bilaterale, in particolare per gli eccellenti risultati delle attività di addestramento di personale qatariano in Italia e per il contributo significativo apportato dal nostro Paese ai progetti di sviluppo tecnologico e organizzativo delle Forze armate”.

(Foto: Ministero della Difesa)

ultima modifica: 2018-10-17T17:47:01+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

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