La Difesa Usa scommette sulle capacità operative della sua flotta aerea. Così

La Difesa Usa scommette sulle capacità operative della sua flotta aerea. Così
Per rispondere alla crescente competizione globale, gli Usa puntano sulla prontezza del proprio potere aereo, chiedendo ad Aeronautica e Marina di portare all'80% la quota dei velivoli capaci, in ogni momento, di svolgere missioni operative

Gli Stati Uniti puntano sulla prontezza aerea e mandano un segnale ai competitor globali. Il segretario alla Difesa James Mattis ha inviato un ordine alla US Navy e all’Air Force chiedendo loro di portare il tasso di capacità di missione dei propri velivoli da combattimento all’80% entro settembre dell’anno prossimo. Ciò significherebbe un balzo di quasi dieci punto percentuali in meno di un anno, per avere la possibilità di impiegare in missione, in ogni momento, ben otto aerei su dieci. L’ambizioso progetto denota la crescente competizione mondiale (dal Mar Cinese Meridionale ai cieli del Medio Orientale), per cui Washington cerca di attrezzarsi al meglio. In tal senso, il segnale è rivolto anche agli alleati, Italia compresa. Eppure, dal nostro esecutivo i segnali sembrano andare in controtendenza, con messaggi non rassicuranti per un comparto che ha già subito anni di tagli.

L’ORDINE DEL PENTAGONO

In ogni caso, il memo del Pentagono risale allo scorso settembre e si rivolge alle tre Forze armate, firmato da Mattis insieme al capo delle acquisizioni Ellen Lord e a Stephanie Barna sottosegretario del dipartimento della Difesa per il Personale e la prontezza. Il documento non è stato reso pubblico, ma DefenseNews ne ha riportato ieri alcuni stralci. Di base, c’è la consapevolezza che le “restrizioni di budget” hanno colpito le flotte aeree di Marina e Aeronautica, causando “underperformance sistemica, sovracapitalizzazione e capacità non realizzate”. Un’affermazione a cui l’amministrazione americana ha già deciso di rispondere con maggiori investimenti (il budget della difesa per il 2019 è di 716 miliardi di dollari) e con pratiche di business più efficienti.

LE PRIORITÀ

“Occorre partire dalle priorità”, ha scritto Mattis nel memo. Esse riguarderebbero in particolare quattro velivoli in dotazione alle Forze armate Usa: i caccia di quinta generazione F-35 e F-22, i velivoli multiruolo F-16 e i cacciabombardieri F-18. Sono gli aerei con cui gli Usa hanno intenzione di esercitare il proprio potere aereo nel mondo, nella protezione del proprio spazio aereo e nelle molteplici attività oltreoceano. Poche settimane fa, anche il Joint Strike Fighter (un F-35B del Corpo dei Marine) ha fatto il suo debutto operativo, con un attacco in Afghanistan in supporto alle truppe di terra. A ciò, si aggiunge l’esigenza di abbassare i costi di gestione. Nello stesso report, infatti, il capo del Pentagono ha ribadito l’intenzione di voler vedere ridotti i costi operativi e di mantenimento per tutte le piattaforme già nel prossimo anno fiscale.

I NUMERI

I dati di partenza sono quelli pubblicati dall’Air Force nell’ultimo report annuale, rilasciato lo scorso marzo e relativo al 2017. Secondo quel rapporto, il 71,3% della flotta aeronautica è in grado di volare ed eseguire missioni in ogni momento, un dato in discesa rispetto al 72,1% del 2016. A preoccupare, sono soprattutto gli F-22 Raptor, la cui flotta ha una prontezza operativa sotto al 50% (un aereo su due non è disponibile a effettuare missioni con prontezza), soprattutto considerando che il dato si attestava oltre il 70% nel 2014, quando il velivolo iniziò a essere impiegato in missioni operative. La Marina americana, ricorda DefenseNews, rilascia i dati con minore regolarità. Ad ogni modo, il segretario della Forza armata, Richard Spencer, ha detto recentemente che quasi la metà dei 546 F-18 Super Hornet in dotazione sono in grado di volare in ogni momento, comunque ben al di sotto dei numeri richiesti da Mattis.

UN OBIETTIVO AMBIZIOSO

L’obiettivo, dicono gli esperti, è piuttosto ambizioso. Todd Harrison, analista del Center for Strategic and International Studies (Csis), ha spiegato al quotidiano specializzato che “non è impossibile”, ma che “sarà difficile farlo e sostenerlo”. Potrebbe aiutare ad aumentare le percentuali di prontezza operativa il ritiro dei fighter più datati, anche se ciò influirebbe solo su F-16 e F-18. “Un’altra cosa da tenere a mente – ha detto l’esperto – è che, se si vuole aumentare la disponibilità alle missioni e sostenerle, non bisogna avere tanti aerei”. Ad esempio, “uno squadrone con 20 aerei e un tasso di disponibilità al 60% è equivalente a uno di 15 velivoli all’80%; si può aggiungere il fattore di potenza senza aggiungere aerei”.

ultima modifica: 2018-10-10T16:59:50+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

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