Le auto sono la principale causa della battuta d'arresto (prevista) dell'economia della Germania. Ecco perché

La telecamera economica europea sposta, almeno per un giorno, il campo visivo un po’ più a nord dell’Italia. L’economia tedesca si è ridotta per la prima volta in tre anni e mezzo, contraendosi dello 0,2%. A gravare sono stati l’indebolimento delle esportazioni e il calo della spesa dei consumatori avvenuti nel terzo trimestre del 2018. L’ultima volta che la produzione economica era diminuita così tanto risale al primo trimestre del 2015, quando il Pil tedesco era sceso dell’0,1%.

STOP CRESCITA

Se da una parte gli economisti ritengono che la ripresa in Germania continuerà, nonostante questo debole terzo trimestre, dall’altra le ragioni della caduta fanno presagire un futuro al rallentatore per il Paese guidato da Merkel, perlomeno se gli attriti Usa-Cina dovessero continuare.

“La crescita si è interrotta solo nel terzo trimestre – scrive il ministero dell’Economia guidato da Wolfgang Schäuble nella propria relazione mensile – e appena si risolverà l’arretrato di immatrocolazioni del settore automobilistico, la ripresa, nell’ultimo trimestre dell’anno, sarà più cospicua”. Il ministro ha anche aggiunto che senza i problemi dell’industria automobilistica che riguardano la nuova procedura di prova dei consumi e dei gas di scarico, denominata Wltp, il Pil sarebbe continuato a crescere.

Le nuove immatricolazioni di ottobre sono infatti diminuite nei paesi dell’Unione europea, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, del 7,3%. Ma in realtà le ragioni dell’arresto relative al settore automobilistico sono più profonde del Wltp.

MENO ESPORTAZIONI

Il flusso di crescita si è congestionato nel nodo delle esportazioni. Secondo l’istituto economico tedesco Ifo, nel terzo trimestre del 2018 le esportazioni sono diminuite ma le importazioni sono aumentate rispetto al secondo trimestre dell’anno. Eppure, per chi segue il mercato, questa non è una sorpresa: il Paese esportatore che risente sempre di più dei conflitti commerciali Usa-Cina è proprio la Germania, tanto che nel gruppo Volkswagen le vendite sono diminuite di oltre un quinto nel mese di ottobre.

A CAUSA DELLE AUTO

La Cina, a causa della guarra dei dazi inaugurata nel luglio del 2018, sta comprando meno merci tedesche, soprattutto auto. Daimler (società madre di Mercedes e Bmw) è la più grande esportatrice di autovetture dagli Stati Uniti, e quindi è gravemente colpita dall’imposta sulle vetture americane importate in Cina. Questa casa automobilistica utilizza filiere e processi produttivi che coinvolgono sia Cina sia Stati Uniti. E sia Mercedes che Bmw hanno strutture importanti nel Paese guidato da Donald Trump: per esempio c’è lo stabilimento di Spartanburg, in South Carolina, che produce quasi duemila automobili al giorno. Mercedes possiede invece un grande stabilimento in Alabama che impiega oltre 4.000 persone. Anche il Financial Times, quando gli Usa introdussero i dazi per la prima volta, affermò che Daimler è “la società che esporta più veicoli dagli Stati Uniti in base al loro valore, e la Cina è il suo mercato più importante”: ecco perché la Germania è uno dei Paesi che, per “interposta persona”, è maggiormente colpito dai dazi Usa-Cina.

CONSUMI INTERNI

I consumi interni sono stati anch’essi origine della frenata. Se negli ultimi mesi questi sono stati un forte motivo di crescita, nel terzo trimestre del 2018 i consumatori hanno speso meno del trimestre precedente. La situazione storicamente buona sul mercato del lavoro e gli aumenti salariali hanno causato in passato una propensione all’acquisto stimolando molto l’economia.

PREVISIONI NATALIZIE

Dal punto di vista degli economisti, è probabile che un’ulteriore crescita economica possa avvenire ma in maniera più lieve di quanto prospettato. Economisti, organizzazioni internazionali e governo federale hanno infatti recentemente abbassato le previsioni economiche di crescita. All’inizio del nuovo anno gli occhi saranno tutti puntati sui dati dell’ultimo trimestre, dato che, con due cali di fila, gli economisti parlano di ufficiale recessione.

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