Italiano apri gli occhi, il burrone è vicino. Parola di Roberto Napoletano

Italiano apri gli occhi, il burrone è vicino. Parola di Roberto Napoletano
L'ex direttore del Sole 24 Ore analizza l'attuale momento storico nel suo ultimo lavoro Apriamo gli occhi. Arrivando alla conclusione: se dovesse davvero tornare il Cigno nero italiano, questa volta non ci sarà un altro Cavaliere bianco

Non c’è altra via se il primo governo populista-sovranista vuole evitare di passare alla storia come quello che consegna l’Italia alla Troika e regala i suoi gioielli più o meno blasonati agli amati cugini d’Oltralpe. Un paese colonizzato. Non servirà ad assolverli dire che il problema del debito pubblico non lo hanno prodotto loro e che – sacrosanta verità – centrosinistra e centrodestra, pur avendo fatto più di una riforma strutturale, hanno fatto poco o niente su questo specifico punto strategico, e non hanno comunque approfittato come avrebbero potuto della politica monetaria espansiva europea e di una situazione di relativa tranquillità, indulgendo troppo (anche loro) alla politica dei bonus e del consenso elettorale.

Nulla può autorizzare a riprodurre al cubo i vizi di prima. E sarebbe buona cosa risparmiarci almeno lo spread talk show dove chiunque voglia esprimersi con un numero e qualche brandello di verità o di confronto fattuale comparativo viene spesso coperto di insulti, in una deriva ideologica in cui il populismo, a ragione o a torto, vince sempre, il rumore domina, i trombettieri dell’informazione della doppia morale predicano di giorno in Chiesa il Vangelo pauperista dell’anticasta e ogni sera si accomodano in sacrestia per tutelare all’italiana i loro privilegi da casta, forse la peggiore, di sicuro la più ipocrita. Sotto i fari delle telecamere di giorno e di notte il paese perde puntualmente in credibilità e a volte scivola, anche nella gestualità, in una deriva televisiva greca davanti gli occhi ormai assuefatti di tutti.

I trombettieri pontificano, sgomitano, urlano, se ne danno di santa ragione in una nobile gara a difendere ogni brandello dei tanti vessilli populisti, “distribuiscono” al popolo con parolone altisonanti una ricchezza che non c’è, e gli italiani benestanti mettono i soldi fuori dall’Italia, chi va in Svizzera, chi va in Carinzia, chi sottoscrive polizze lussemburghesi, chi acquista quote di fondi comuni esteri; la valuta che va di moda è il dollaro, tutto regolare, tutto alla luce del sole. Bisognerebbe far parlare qualcuno di questi trombettieri con un direttore di filiale di banca per rendersi conto di dove ci stanno conducendo la demagogia spicciola della politica e il servilismo interessato di chi tanto influenza la pubblica opinione.

Rischiano di ritrovarsi con un treno addosso senza sapere perché, parlano, sputano sentenze, trattano gli investitori globali come dei ducetti moderni da mettere in riga, politica e informazione del cambiamento si tirano dietro l’opinione pubblica incosciente almeno quanto loro e noi rischiamo, per una storia che viene da lontano ma ora solo per colpa loro, quella che gli uomini della finanza chiamano la “morte instantanea” senza possibilità di resuscitare. Rischiamo senza neppure accorgercene il doppio downgrade, vale a dire un potenziale declassamento di due livelli da parte delle tre maggiori agenzie di rating internazionali, ci sbattono nell’immondizia, fanno precipitare il valore dei collaterali, e cioè i titoli di stato dati in garanzia dalle banche italiane alla Bce,si chiudono ancora prima del previsto i rubinetti della Banca centrale europea e le banche italiane devono trovare nuovo collaterale e, cioè, altri titoli da dare in garanzia per oltre 200 miliardi e presumibilmente non li hanno, almeno non li hanno tutti, anche perché se i nostri titoli sovrani diventano spazzatura tutti i titoli italiani finirebbero inevitabilmente nella spazzatura, a partire da quelli bancari.

Gli altri paesi sono lontani dalla “morte istantanea”, alcuni sono all’estremo opposto, dieci passi più su, e non fanno finanza pubblica allegra, noi siamo lì a due passettini dal baratro, possiamo forse farla franca una sola volta ancora, ma comunque balliamo e vociamo sull’orlo dello strapiombo,facciamo festa per quello che non abbiamo, eliminiamo la povertà affacciati dal balcone. Chiosiamo, provochiamo e diamo a tutti la sensazione, fuori e in casa, che siamo proprio noi a volere l’inferno senza passare per il purgatorio, non ci basta il fuoco lento dello spread, perché questo giochetto ha un prezzo altissimo per gli italiani, è sicuramente molto doloroso sul piano economico e sociale, ma può essere ancora gestito, può essere sempre ripreso per i capelli in extremis. No, invece no, noi vogliamo proprio la morte istantanea, per cui anche se poi chi ci vuole bene accorre al capezzale, anche se ce la mette tutta e ci fa un upgrade, tu Italia non devi potere tornare tra i vivi.

Si può anche essere disposti a morire in battaglia, però si deve almeno sapere che si è in guerra e soprattutto deve esserne consapevole il comandante che invece ignora, non lo sa, altrimenti non festeggerebbe mentre ci stanno venendo a prendere a pistolettate esattamente come è avvenuto con i greci, che continuano a dipendere in tutto e per tutto dalle autorità europee. Vogliamo davvero essere umiliati per altri vent’anni come è avvenuto in Argentina, vogliamo che tutti si ricordino che siamo falliti nel modo peggiore: perché se il fallimento sovrano è l’effetto del fatto che non ce la si fa a pagare è grave, ma se è la conseguenza di un default strategico – posso ma non pago e resto così a lungo un paese del G7, insomma faccio di testa mia – allora è ancora più grave. Per queste ragioni ai giovani dico: non vi fate più prendere in giro, l’inganno è in casa, ribellatevi, almeno costringeteli a ragionare. Ai loro genitori dico: scendete in piazza, chiedete conto, aiutate il cambiamento, sbarrate la strada alla demagogia e alle sue favolette quotidiane. A tutti dico, ricordatevi che una cosa è certa: se dovesse davvero tornare il Cigno nero italiano, questa volta non ci sarà un altro Cavaliere bianco.

(Estratto dall’ultimo libro di Roberto Napoletano dal titolo “Apriamo gli occhi. Perché i nostri risparmi sono in pericolo”, La nave di Teseo)

ultima modifica: 2018-11-19T09:50:54+00:00 da Redazione