Il mercato del p2p lending in Italia ha ancora un giro d’affari contenuto rispetto ad altri contesti europei. Tuttavia, presenta interessanti opportunità di crescita in quanto il nostro tessuto imprenditoriale si basa su un vasto sistema composto da Pmi alla ricerca di soluzioni di finanziamento alternative. E i nostri dati lo confermano: dal momento del nostro ingresso in Italia nel 2017 abbiamo erogato 30 milioni su più di 50 progetti. L'intervento di Sergio Zocchi, ceo di October Italia

Negli ultimi anni le dinamiche competitive del mercato italiano della finanza alternativa hanno subito un ampio cambiamento. È quanto emerge dal quaderno di ricerca “La finanza alternativa per le Pmi in Italia” del Politecnico di Milano. Se, in passato, erano i fondi di private equity e venture capital a dominare il mercato, oggi il cluster più rilevante viene rappresentato dai mini-bond (51% dei flussi).

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Introdotti con il Dl. “Sviluppo” del 2013, i mini-bond hanno facilitato notevolmente per le Pmi l’accesso al mercato dei capitali tramite l’emissione e il collocamento di obbligazioni e cambiali finanziarie sottoscritte da investitori professionali (tipicamente fondi e asset management companies). Si tratta di uno strumento che ha sollecitato grande interesse sia dal punto di vista delle imprese sia da quello degli investitori, attestandosi come la più rilevante forma di finanziamento alternativa al credito bancario.

La riduzione del “peso” dei fondi di private equity e venture capital è dovuta non solo dalla affermazione dei mini-bond ma anche dal contestuale incremento della penetrazione delle aziende Fintech. Il ruolo di capofila viene svolto dagli operatori dell’invoice trading, che hanno erogato a favore delle Pmi italiane finanziamenti pari al 16% del totale dei flussi analizzati.

L’invoice trading non costituisce propriamente una forma di raccolta di capitale: le piattaforme attualmente esistenti consentono agli imprenditori di cedere una fattura commerciale a fronte di un anticipo in denaro. Si tratta, dunque, più che di un vero e proprio apporto di debito di uno smobilizzo di attività, ma gli effetti dell’operazione sono analoghi a quelli di un finanziamento in virtù dell’incremento di cassa che si viene a realizzare. Il segmento dell’ nvoice trading è l’unico, tra quelli analizzati, dove il mercato italiano presenta volumi non sotto-dimensionati rispetto ad altri mercati europei. Evidentemente si tratta di un cluster che ha incontrato l’interesse degli imprenditori italiani e ciò può spiegarsi alla luce dei tempi medi di incasso di crediti commerciali per le aziende italiane che sono notevolmente più alti rispetto alla media Ue. I tempi medi di pagamento delle fatture commerciali, nei rapporti b2b, si attestano in Italia sui 56 giorni, contro i 42 della Francia e i 24 della Germania.

Icos e direct lending rappresentano i segmenti di mercato meno maturi. Le initial coin offerings, nonostante il crescente fermento che si registra attorno alla tecnologia blockchain, non hanno ancora incontrato una diffusione capillare: i volumi raccolti tramite questo canale ammontano, secondo lo studio del Politecnico al 2% dei flussi totali.

Il direct lending, inteso come l’attività di erogazione diretta di finanziamenti da parte di soggetti non bancari, è il segmento meno sviluppato del mercato, con flussi raccolti pari allo 0,6%. Manca ancora, nel nostro Paese, una diffusione capillare del fenomeno a differenza di quanto accade in altri contesti come ad esempio quello inglese, dove il direct lending ha raccolto, solo nel 2017, finanziamenti per più di 3 miliardi di euro.

In ambito crowdfunding si registrano scenari di mercato diversi. Lato equity, il mercato italiano risulta essere ancora molto piccolo rispetto ad altri mercati europei, analizzando tanto i flussi come il numero di operazioni. Nel Regno Unito i portali di equity crowdfunding hanno raccolto, solo nel 2017, circa 300 milioni di euro, mentre in Italia la raccolta complessiva di tutti gli operatori si attesta a soli 30 milioni.

Dimensioni e crescita del versante lending risultano essere più consistenti. Seppur con alcune differenze operative, le piattaforme di crowd-lending pongono a contatto imprese e investitori professionali e retail al fine di consentire l’erogazione di un finanziamento. Sono piattaforme di grande utilità per le Pmi italiane, da sempre “banco-centriche” nella scelta dei propri canali di finanziamento. Rispetto al tradizionale finanziamento bancario, però, le piattaforme di crowd-lending offrono diversi vantaggi in più a favore della impresa richiedente. Grazie all’apporto della tecnologia, le piattaforme riescono ad offrire il finanziamento in tempi estremamente più brevi rispetto al canale bancario (sulla piattaforma october.eu il lasso di tempo che trascorre dalla richiesta all’erogazione del finanziamento è, in media, di 1 settimana). I vantaggi non si limitano al solo fattore temporale: anche il processo è nettamente semplificato; all’impresa si richiede semplicemente di mettere a disposizioni alcuni documenti societari e di specificare l’utilizzo dei fondi.

Grafico 2 Zocchi

 

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