Il governo si sta arrovellando su come fare economie nelle varie voci del disegno di legge di bilancio al fine di far proseguire il dialogo con le istituzioni europee, dopo una fase di monologhi alterni (anche a toni infuocati), e non solo evitare una procedura d’infrazione ma anche riprendere una proficua collaborazione.
Non sono stati chiesti consigli ma riteniamo di doverne dare uno, anche sulla base delle riflessioni di Carlo Cottarelli, il quale sa bene come eliminare spese inutili. Si potrebbero, in primo luogo, eliminare le spese inutili e, secondo alcuni dannose, previste dagli articoli 17 e 18 la legge di bilancio in cui si propongono e si finanziano due nuove strutture per facilitare gli investimenti pubblici: la Centrale per la progettazione presso l’Agenzia per il Demanio e la struttura di missione InvestItalia, alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio. Sono due organismi molto costosi (per quello presso la presidenza del Consiglio si stanziano 25 milioni per il primo anno di attività – ossia oltre il doppio di un organo di rilievo costituzionale come il Cnel- e per il secondo ben 100 milioni, ancora solo per il primo anno) che duplicano quanto già esiste nelle pubbliche amministrazioni centrali, regionali e provinciali. La prova è data dal fatto che il fondo per la progettazione presso il ministero dell’Economia, costituito oltre vent’anni fa e rifinanziato nel maggio 2017, è stato poco utilizzato. Se le amministrazioni (grandi e piccole) avessero avuto la necessità di progettare, e non avessero avuto le risorse in casa propria, avrebbero potuto attingervi.
I maldicenti sostengono, alla luce della prevista facoltà di reclutare persone esterne alla Pa, che si tratta di jobs for the boys, termine anglo-sassone per dire “incarichi per gli amici”. Chi supporta i due organismi afferma che le strutture esistenti non funzionano e che le nuove, invece, dotate di una massa critica e di personale proveniente dal libero mercato sarebbero fulmini di guerra. Bisogna crederlo sulla parola? Non sarebbe più logico fare funzionare l’esistente prima di crearne duplicati? Non si vede il rischio di una competizione non virtuosa ma viziosa sta strutture nuove e quelle esistenti quale quella sviluppatasi , nonostante tutti avessero le migliori intenzioni tra Stato e Regioni in materie “concorrenti”?
La Centrale di progettazione è destinata a diventare, nel tempo, una struttura di 300 addetti, per il 70% con profilo tecnico e – nei limiti del 5% – con qualifica dirigenziale, con il compito di “svolgere, con il rimborso dei relativi costi, compiti di progettazione e attività connesse, gestione delle procedure di appalto in tema di progettazione per conto della stazione appaltante, predisposizione di modelli di progettazione e valutazione di progetti”. La norma dice che gli addetti devono essere selezionati con procedure di evidenza pubblica, ma non seguendo le regole e le prassi dei concorsi pubblici: ci sarebbero commissioni selezionatrici composte da rappresentanti dei dicasteri interessati. Per rendere operativa la Centrale sin dal 2019 i primi 50 proverranno dalla Pa. L’articolato declina, poi, le procedure di collaborazione con altri uffici pubblici: dovrà cooperare anche e non solo con le amministrazioni interessate a chiederne supporto, ma sviluppare convenzioni con gli ordini professionali e le altre unità e strutture che già svolgono, anche in parte, attività simili.
Da notare che centrali di questa natura hanno operato per anni in repubbliche dell’Europa orientale “a socialismo reale”, come quella nei sobborghi di Berlino Est che i governi della Germania Orientale “esportarono” con vari gradi di successo in Paesi come Angola, Cuba, Egitto e Mozambico. Quella considerata la migliore era a Berlino Est e sparì con la caduta del muro, quando chiusero i battenti anche quelle create con l’assistenza tecnica tedesco-orientale in Angola e Mozambico. L’Egitto di Nasser rispose con un secco “no , grazie” e anche a Cuba si chiusero i battenti dopo pochi mesi Vogliamo davvero fare un tale passo indietro? Tanto più che in Italia le società di engineering sono di grande livello e vantano grande prestigio anche all’estero.
InvestItalia opererebbe invece a supporto delle attività della presidenza del Consiglio, con funzioni di coordinamento delle politiche del governo e di indirizzo politico e amministrativo dei ministri sugli investimenti, pubblici e privati. L’organico non è precisato, ma si dice che avrà le dimensioni di un nuovo Dipartimento, con personale di “elevata qualificazione scientifica e professionale, anche estraneo” alla Pa. Questo comporta aspetti controversi, come l’ulteriore ampliamento dell’organico di Palazzo Chigi (già un multiplo rispetto alla Cancelleria tedesca e all’Eliseo) e difficoltà di coordinamento. Inoltre, nessuno chiarisce che fine farebbe Invitalia che ha più o meno gli stessi obiettivi.
Un vecchio proverbio dice la carità comincia a casa propria. Anche i risparmi di spesa, prof. Conte, cominciano a casa propria.